Condizioni di verità e condizioni di felicità per Austin

John Langshaw Austin

è stato un importante filosofo e linguista inglese. Principale rappresentante della filosofia del linguaggio ordinario, si dedica sia allo studio dell’analisi linguistica che al pensiero antico.

Atto performativo

L’atto performativo fa parte della teoria degli atti linguistici elaborata da Austin.

Si tratta di un’asserzione che non descrive un certo stato delle cose, non espone un qualche fatto, bensì permette al parlante di compiere una vera e propria azione. Tramite un atto performativo si compie quello che si dice di fare e conseguentemente si produce immediatamente un fatto reale.
Esempi di atti performativi:
«Battezzo questa nave Queen Elizabeth»;
«Scommetto mezzo scellino che domani pioverà»;
«Io prendo te come mia sposa».

Condizioni di verità e condizioni di felicità

Delle enunciazioni performative non si può dire che siano vere o false. Esse sono azioni, e un’azione non è vera o falsa: la si fa o non la si fa.

Non si può parlare di condizioni di verità. Dato che le azioni vengono definite non dall’essere vere o false, ma dall’essere bene o mal riuscite, Austin chiama le condizioni per la riuscita di un’azione condizioni di felicità.

Esse sono le condizioni che un’enunciazione performativa deve soddisfare per costituire un’azione corretta (felice).

Austin distingue le condizioni di felicità in due tipi differenti.

Vi sono condizioni che riguardano la convenzione: le enunciazioni performative devono rispondere a certe convenzioni, altrimenti sono del tutto nulle.

Se mi sposo di fronte a un barista e non a un prete, il matrimonio non ha luogo.

Vi sono poi condizioni che riguardano l’intenzione: le enunciazioni performative devono essere sincere. Se prometto senza avere l’intenzione di rispondere, dovrò rispondere dell’azione mancata.

La violazione di questi due tipi di condizione porta dunque a due diversi tipi di conseguenze: i colpi a vuoto e gli abusi.

Nei colpi a vuoto l’azione non ha avuto effetto (non sono state rispettate le convenzioni); negli abusi l’azione c’è stata, ma non sono state rispettate le intenzioni attese.

Si noti che, rispetto all’atto compiuto, violare una convenzione è più grave che non essere sinceri.

Un’azione linguistica come una promessa è regolata da certe convenzioni linguistiche; fare una promessa non è solo un’azione interiore, ma un’azione pubblica e sociale che ti impegna con l’interlocutore e non solo con te stesso.

Introduce così una visione generale del linguaggio come azione. Una teoria del linguaggio deve essere dunque inserita in una teoria generale dell’azione.

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Dott. Donato Saulle

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Fonte: Dott. Domenico Valenza