LA DECOSTRUZIONE DI JACQUES DERRIDA

LA DECOSTRUZIONE DI JACQUES DERRIDA

Jaques Darrida nasce nel 1930 in un quartiere di Algeri, El Biar, da una famiglia di ebrei sefarditi e da bambino sogna di diventare un famoso giocatore di calcio.

Si trasferisce presto in Francia dove seguirà gli studi con scarso interesse proprio a causa del suo carattere poco incline al rigore alla disciplina.

Il rapporto con gli studi risulterà piuttosto problematico. Nel 1951 dopo una serie di difficoltà è ammesso École Normale Supérieure di Parigi dove si laurea nel 1954, in questo periodo si interessa della filosofia esistenzialista di Sartre e legge con crescente interesse Heidegger e Nietzsche.

Jacques Derrida nel 1957 ottiene una borsa di studio all’università di Harvard e si trasferisce negli Stati Uniti.

Da questo momento in poi Derrida inizia un percorso accademico che lo porterà nel giro di un decennio a raggiungere una grande notorietà sia in patria che all’estero.

Nel 1966 con la conferenza dal titolo “La struttura, il segno e il gioco nel discorso delle Scienze Umane” Derrida inaugura un nuovo atteggiamento filosofico che chiama “decostruzionismo” atteggiamento volto ad operare una de-costruzione della tradizione filosofica occidentale in nome di una libera interpretazione dei significati prodotti dalle diverse costruzioni metafisiche.

Decostruzionismo

Il decostruzionismo  risponde all’esigenza di tradurre linguisticamente e semanticamente l’invito heideggeriano alla Destruktion dei concetti della metafisica.

Per quanto Derrida si sottragga a ogni tentativo di definizione della decostruzione, essa può essere descritta come confronto serrato con i testi e gli autori della filosofia occidentale nell’intento di mettere in luce i presupposti impliciti, i pregiudizi nascosti, le contraddizioni latenti della cultura e del linguaggio che, non troppo consapevolmente, l’uomo adotta.

Influenzato dalla fenomenologia di Edmund Husserl e dall’ontologia fondamentale di Martin Heidegger, il suo pensiero si concentrò inizialmente sui problemi epistemologici della filosofia francese degli anni sessanta, riguardanti lo statuto delle scienze umane, il contributo della psicoanalisi e della linguistica e il superamento dell’umanesimo.

In seguito, a partire dagli anni ottanta e novanta, l’interrogazione di Derrida si rivolse a temi di carattere etico e politico, fra cui il cosmopolitismo, la natura della democrazia, i diritti umani e animali.

La personalità di Derrida resta controversa ed eccentrica anche negli anni della maturità. Per esempio acconsentirà solo nel 1979 durante i cosiddetti Stati Generali della filosofia a farsi fotografare in pubblico per la prima volta.

Negli anni 80 il pensiero di Derrida è criticato da più parti a causa della sua ambiguità e della sua incomprensibilità soprattutto dai cosiddetti filosofi analitici al punto che nel 1992 alcuni tra questi filosofi contestano l’attribuzione a Derrida della laurea honoris causa all’Università di Cambridge.

Negli ultimi anni la filosofia di Derrida si concentra maggiormente sulle questioni politiche e su temi morali come l’amicizia e la morte. Muore a Parigi nel 2004 all’età di 74 anni.

Derrida sarà dunque una figura controversa all’interno della tradizione filosofica che il suo lavoro intende distruggere. La filosofia è, per Derrida, un viaggio mai concluso. Ogni filosofia che si definisce in possesso della certezza rifiuta l’evidenza originaria della sua caratteristica fondante che è la mutabilità.

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