LA FRATTURA IPEROGGETTUALE
LA FRATTURA IPEROGGETTUALE
Viviamo in un tempo in cui tutto funziona.
Eppure, qualcosa non vive più.
La tecnica ha reso il mondo efficiente, misurabile, prevedibile e costantemente controllabile.
Ogni cosa ha una funzione, un valore, un obiettivo.
Ma proprio mentre il mondo diventa perfettamente utilizzabile, smette di essere abitabile.
È qui che prende forma quella che possiamo chiamare frattura iperoggettuale.
Non si tratta di una crisi individuale.
Non è solo disagio psicologico.
È una rottura più profonda:
la perdita del legame vivo tra il soggetto e il mondo.
Quando tutto diventa oggetto, anche l’esperienza perde voce.
Il mondo non parla più.
Non interpella.
Non risuona.
L’essere umano non si sente più dentro il mondo,
ma di fronte ad esso.
Come un ragazzo di fronte allo schermo di un cellulare.
Come un osservatore esterno della propria vita.
In questa condizione si può continuare a lavorare,
a produrre,
a essere efficienti.
Ma senza amore, senza risonanza.
Le emozioni si assottigliano.
Il desiderio si indebolisce.
La vita funziona,
ma non vibra.
È un’anestesia sottile.
Non fa rumore.
Non grida.
Ma svuota.
La tecnica non è neutrale.
Non si limita a servirci:
ci modella.
In un mondo iperoggettualizzato anche le emozioni diventano problemi da gestire.
La gelosia (non patologica) va eliminata e non invece capita o com/presa.
La tristezza corretta.
Persino l’empatia rischia di diventare una competenza,
non più un’esperienza.
Così l’essere umano smette di sentire le emozioni e inizia a viverle come ostacoli alla prestazione.
La frattura iperoggettuale è allora una frattura antropologica.
Segna il punto in cui l’uomo perde il mondo.
E perdendo il mondo,
perde anche se stesso.
Perché l’identità non nasce nel vuoto.
Nasce nella relazione.
Nel sentirsi toccati.
Coinvolti.
Pensati.
Chiamati per nome.
Ricostruire questo legame non significa rifiutare la tecnica.
Significa restituire al mondo una dimensione simbolica,
affettiva,
umana.
Significa tornare ad abitare la realtà,
non solo a usarla.
Solo così l’uomo può ricomporsi e riscoprirsi.
Non come ingranaggio,
ma come presenza.
Capace di emozione e capace di senso.
Donato Saulle
ARGOMENTI DI PSICOLOGIA E PSICOTERAPIA
Psicologo Milano – Psicoterapeuta – Via San Vito, 6 (angolo Via Torino) – MILANO – Cell. 3477966388![]()
@argomentidipsicologia
https://www.youtube.com/channel/UC_Jws3TErlSb55EAaBbkywQ/join
#argomentidipsicologia



