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UNA VALANGA DI EMOZIONI

UNA VALANGA DI EMOZIONI

Lei dentro aveva

una valanga di emozioni,

che versava,

un po’ nei suoi sorrisi,

un po’ nei suoi occhi,

un po’ nei suoi disastri.

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POI VINCI

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Prima ti ignorano.

Poi ti deridono.

Poi ti combattono.

Poi vinci.

Ghandi

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CONVENZIONE EASY WELFARE

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E’ stata attivata una convenzione con la Società EASY WELFARE.

EASY WELFARE

è il principale provider in Italia per le soluzioni di welfare aziendale.

https://www.edenred.it/welfare-aziendale/easy-welfare/

La convenzione prevede la possibilità di poter usufruire dei Voucher emessi da aziende che aderiscono a EASY WELFARE anche per prestazioni di Psicoterapia presso questo studio di Psicologia e Psicoterapia.

Per maggiori informazioni potete chiamare il numero 3477966388  o inviare una mail a

info@donatosaulle.it

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NON SONO IL MIGLIORE

NON SONO IL MIGLIORE

Vorrei dirti sempre che t’amo

ma non quando è facile

oppure le braccia conserte

si guarda quel muro davanti

si ascolta il rumore

vorrei lo sapessi

non sono il migliore

ho un patto con gli anni,

cavalco,

ho paura,

mi tengo da sempre una mano sul petto

dovesse mai smettere,

ascolta,

di battermi il cuore.

Tratto da: “Ulisse e l’America” di Roberto Vecchioni

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LA FOBIA SOCIALE – Oltre la timidezza

LA FOBIA SOCIALE – Oltre la timidezza

Cenni storici sullo sviluppo della concezione attuale di disturbo da ansia e fobia sociale

Sindromi caratterizzate da timidezza eccessiva, ansia ed evitamento sociale sono state descritte nella letteratura fin dai tempi di Ippocrate (V sec. a.C.).
Egli racconta, infatti, di un suo paziente che “a causa della timidezza e della incertezza eccessive non usciva mai di casa; per il timore di essere giudicato non frequentava nessuno; per il terrore di sbagliare non parlava mai e, infine, riteneva di essere sempre osservato da tutti”.

Provare ansia

Quindi, provare ansia, in situazioni nelle quali si è esposti al giudizio e alla critica degli altri è una esperienza ubiquitaria, condivisa, da sempre, dalla maggior parte delle persone.

L’ansia sociale tende a essere più intensa quanto maggiore è la novità o l’importanza che che viene attribuita al contesto che deve essere affrontato.

Manifestazioni

Può manifestarsi sia in situazioni formali (recitare, tenere una relazione di fronte a un pubblico), che informali (andare a una festa, cercare di conoscere qualcuno, incontrare un estraneo), come pure in contesti che richiedono un comportamento assertivo (esprimere disaccordo, restituire merci a un negozio, resistere alle pressioni di un venditore insistente) o che presuppongono l’essere osservati nello svolgimento di un compito specifico (scrivere, lavorare, bere, mangiare in pubblico).

L’ansia che si prova in situazioni sociali

è caratterizzata da sensazioni soggettive spiacevoli di nervosismo, tensione, inadeguatezza, disagio, associate a manifestazioni neurovegetative quali rossore al volto, tremori, sudorazione.

Di solito non arriva a interferire negativamente con il funzionamento dell’individuo e a volte aumentando i livelli di arousal, contribuisce a migliorare le prestazioni e a modulare in maniera adattativa i rapporti interpersonali e sociali.

In alcune persone

tuttavia, l’entità delle manifestazioni ansiose e la paura possono risultare sproporzionate rispetto alla situazione che deve essere affrontata, determinando un disagio marcato e delle limitazioni funzionali considerevoli; si parla in questo caso di Ansia o Fobia Sociale.

Tutte le manifestazioni umane e quindi anche l’ansia e la fobia sociale hanno una origine e una convinzione che le sostengono che devono essere necessariamente valutate e trattate come caratteristiche personale la cui origine è nel singolo individuo.

Le teorie psicoterapiche

Sono state sviluppate alcune teorie per spiegare lo sviluppo dell’ansia e della fobia sociale,
alcune di queste sono:
il modello psicoanalitico,
l’approccio comportamentale,
il modello cognitivo,
la psicoterapia integrata,
sono inoltre stati proposti modelli di acquisizione dell’ansia sociale con fattori che ne influenzano lo sviluppo e il mantenimento.

Una proposta terapeutica che si è verificata efficace è qulla denominata “ristrutturazione cognitiva”.

Tuttavia non è utile una comprensione intellettuale del disturbo, solo quello non serve, e può essere, anzi, fonte di ulteriore frustrazione.

Quello che è utile in questi casi è cercare di uscire dal cerchio chiuso della coazione a ripetere inserendo un elemento umano, cercando una modalità nuova e più sciolta di comunicazione.

Una delle possibilità è quella di sperimentare una nuova forma di relazione con un terapeuta, che si pone fuori dalla rete relazionale e sociale in cui la persona è inserita e che garantisca appunto il rispetto e la comprensione della propria esperienza e dei propri valori e orientamenti personali, che garantisca la riservatezza, il rispetto e la comprensione della propria storia.

“Utilizzo una modalità di intervento orientata a sviluppare le potenzialità umane e la riduzione del disagio nel rispetto delle inclinazioni e delle caratteristiche personali”

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Fonte:
OLTRE LA TIMIDEZZA – La fobia sociale
A cura di Giulio Perugi
Carocci Editore
Pubblicato per gentile concessione di Carocci Editore

LA MENTE ESTESA – Il pensiero di Bion

Il passato può essere rimosso o dimenticato e il futuro è sentito come sconosciuto perchè non si è ancora realizzato.
Molto spesso è temuto perchè sconosciuto,
ma questo intenso sentimento è in realtà un’emozione presente.
Bion sottolinea che passato e futuro sono in effetti profonde esperienze del presente.
Gli analisti sanno che il passato diventa presente attraverso il transfert.
Bion considera il concetto di mente estesa come un concetto ineludibile della psicoanalisi.
Le decisioni comportano la scelta di determinati futuri e il rifiuto di altri.
Il concetto di mente estesa temporalmente significa concepire il presente come contenitore dei passati e anche dei futuri.
I futuri si evolvono e la loro evoluzione incontra la mente che recepisce e che osserva,
manifestandosi nella decisione.

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tratto da
“Introduzione al pensiero di Bion”
L. Grinberg, D. Sor, E. Tabak de Bianchedi
Raffaello Cortina Editore

Wilfred Ruprecht Bion (Mathura, 8 settembre 1897 – Oxford, 8 novembre 1979) è stato uno psicoanalista britannico. Figura di spicco della ricerca psicoanalitica, fu artefice di importanti elaborazioni della teoria psicodinamica della personalità tali da istituire un filone “bioniano” della moderna psicoanalisi che grazie anche ai suoi contributi, decorrendo dal fondamento freudiano, estende i contenuti teorici e metodologici all’area delle psicosi – particolarmente della schizofrenia – e ai fenomeni di gruppo.

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Il presente post ha il solo fine di divulgare il libro e/o  il film da cui è stato tratto senza scopo di lucro.

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LE BOCCHE SENZA FRENO

Molti uomini, a causa del riso,
producono gioie illusorie:
ma io odio i buffoni che per mancanza dei saggi hanno bocche senza freno,
e non vanno verso armonia d’uomini,
ma nel riso degne case abitano,
e dalle navigazioni giungon salvi a casa“
Euripide

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LA PSICOLOGIA DINAMICA

LA PSICOLOGIA DINAMICA

è l’insieme di meccanismi e processi psichici sottesi al comportamento e più in generale alla personalità di un individuo, preso singolarmente o in relazione ad altri.

È ormai impossibile parlare di psicodinamica senza riferirsi all’inconscio, dal momento che, a partire dalla rivoluzione psicoanalitica in poi, i processi mentali legati al comportamento manifesto sono considerati attraverso un’ottica inconscia, vale a dire agenti “sotto” il livello di consapevolezza del soggetto.

La branca della psicologia che studia, analizza e descrive gli aspetti della psicodinamica è la psicologia dinamica, sviluppatasi ampiamente grazie al contributo di Freud.

Ma non va assolutamente considerata quale sinonimo di psicoanalisi.

L’accezione “dinamica” sta ad indicare prevalentemente l’esistenza di forze o attività psichiche che possono interagire o entrare in conflitto, dando origine a caratteristiche di personalità e comportamenti che, se pervasivi e disadattivi, sono considerati come sintomi.

Il concetto di conflitto psichico è centrale nella psicologia dinamica, e si riferisce primariamente all’idea freudiana del costante conflitto fra desiderio e difesa, vale a dire fra un movimento verso un oggetto, un obiettivo ed una serie di “impedimenti” dettati dalla morale o da altre regole comportamentali apprese.

Il conflitto è dato dalla opposizione tra potenti forze inconsce che richiedono l’espressione e la soddisfazione immediata, e forze opposte che impongono un controllo, e limitano l’espressione reprimendola o permettendone la soddisfazione in modalità socialmente accettabili.

Il conflitto, in altri termini, può essere concettualizzato come la contrapposizione tra un desiderio ed una difesa contro il desiderio stesso.

Costituzione ed esperienza

È da sempre occasione di dibattito la natura costituzionale od esperienziale dei diversi sintomi, e quindi dei processi legati alla loro genesi. 

Freud considerava la psicodinamica come un’eredità della natura umana, visto che definì una serie di meccanismi prettamente “regolari” fra le persone (meccanismi di difesa, natura del conflitto psichico, organizzazione delle istanze psichiche).

L’esperienza, in questo senso, interverrebbe a spostare o arricchire i percorsi soliti dell’attività psichica, orientata verso un oggetto o un obiettivo.

Lo stesso accadrebbe con esperienze negative o traumatiche, con conseguenze diverse e disadattive sul comportamento.

Altri autori hanno rifiutato il primato dell’inconscio nei processi psicodinamici riconoscendogli delle competenze psichiche superiori e già organizzate, di natura perciò costituzionale e individuale.

È comunque possibile sostenere che gli aspetti inerenti alla psicodinamica siano per lo più costituzionali, dal momento che le attività principali, i meccanismi ed i processi psichici sembrano essere gli stessi per ogni persona, delineando fra l’altro una continuità fra “normalità” e sintomo.

Dott. Donato Saulle

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tratto da: https://it.wikipedia.org/wiki/Psicodinamica

DONNE CHE AMANO TROPPO

DONNE CHE AMANO TROPPO

è un libro di Robin Norwood, psicoterapeuta americana specializzata in terapia della famiglia.

Scrive la Norwood:

“Se mai vi è capitato di essere ossessionate da un uomo, forse vi è venuto il sospetto che alla radice della vostra ossessione non ci fosse l’amore ma la paura;

noi che amiamo in modo ossessivo siamo piene di paura: paura di restare sole, paura di non essere degne di amore e di considerazione, paura di essere ignorate, o abbandonate, o annicchilite.

Offriamo il nostro amore con la speranza assurda che l’uomo della nostra ossessione ci proteggerà dalle nostre paure;

invece le paure e le ossessioni si approfondiscono, finchè offrire amore con la speranza di essere ricambiate diventa la costante di tutta la nostra vita.

E poiché la nostra strategia non funziona, riproviamo, amiamo ancora di più.

Amiamo troppo”.

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