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UNA NUOVA VISIONE DEL MONDO

UNA NUOVA VISIONE DEL MONDO

“Per sciogliere i sintomi diventa indispensabile risalire

fino alla loro origine, rinnovare il conflitto dal quale sono scaturiti e,

con l’aiuto di quelle forze motrici che a suo tempo non erano disponibili,

indirizzarlo verso uno sbocco diverso.

A una nuova visione del mondo”.

S. Freud

ARGOMENTI ARGOMENTI DI PSICOLOGIA E PSICOTERAPIA

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Dott. Donato Saulle

Psicologo Milano Donato Saulle

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Psicologo Milano – Psicoterapeuta – Via San Vito, 6 (angolo Via Torino) – MILANO– Cell. 3477966388BLU

Immagine di Rafael Aranujo

UNO SPAZIO SENZA CENTRO

“Io non ho mai provato altro che amore e odio, rabbia e gioia, terrore e stordimento, tutti spazi senza centro, con solo un polo nord e un polo sud, estremi tra cui oscillo come un pendolo che esiste soltanto ai suoi due punti massimi.

Nulla di ciò che conosco mi dice che la vita può essere diversa da così, nulla tranne l’esperienza di questi pochi ultimi mesi, in cui non ci sono stati punti massimi, non ci sono stati poli contrapposti, estremi di emozioni, ed è come se avessi cessato di esistere.

Tutto mi dice che se voglio sopravvivere devo trovare una via di mezzo, un luogo in cui posso stare senza sentirmi come se da un lato ci fosse un mare che infuria per consumarmi, e dall’altro una vasta prateria aperta che aspetta ingannevole di inghiottirmi in un vuoto immenso.

Non so quale sia il luogo che cerco, so solo quello che non è, e non è questo, non è tutto o niente.

E’ qualcosa.

Ma non questo”.

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Tratto da “Martin e Jhon” di Dale Peck

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Dott. Donato Saulle

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LA PSICOLOGIA SOCIALE

LA PSICOLOGIA SOCIALE

“Veniamo influenzati non dai  fatti ma dall’opinione che abbiamo dei fatti” 
Alfred Adler

Alfred Adler nacque a Vienna nel 1870. Psicologo, psicoterapeuta e psicoanalista austriaco incontrò Freud nel 1902 e ne rimase fedele allievo solo per pochi anni e cioè fino al 1911.

“Già durante il periodo di collaborazione con Freud, Adler aveva intuito il ruolo che una presunta inferiorità organica poteva avere sulla vita dell’individuo, e da questa prima ipotesi nacque il concetto di pulsione aggressiva quale principio dell’energia psichica; per Adler, infatti, il movente istintuale principale è un’aggressività che compensi il senso di inferiorità nei confronti dei propri simili.

Nel 1911 abbandonò completamente la teoria freudiana degli istinti e della libido, proponendo che il riferimento psicoanalitico alla sessualità fosse inteso esclusivamente in senso metaforico.

La nevrosi maschile rappresenterebbe una “protesta virile”, una sovracompensazione nei confronti di un sentimento di inadeguatezza.

Gli individui si sentono inadeguati e imperfetti, e per compensazione si autoingannano creandosi uno “stile di vita” che costituisce essenzialmente una modalità esistenziale tesa al raggiungimento di una superiorità nei confronti degli altri.

La psicoterapia, quindi, consiste in una libera discussione su di un piano paritetico tra lo psicoterapeuta e il paziente con l’intento di individuare il movimento inconscio in cui il paziente ha “organizzato” questo autoinganno da cui discende uno stile di vita fittizzio e nevrotico. Adler diede molta importanza al contesto ambientale e all’interesse per i problemi sociali quali elementi per la crescita sana dell’individuo.

Per le sue idee sociali e per la sua motivata convinzione che le difficoltà psicologiche dell’individuo risalgano, in ultima analisi, a fattori storici e culturali, egli viene considerato il precursore delle revisioni “sociali” della psicoanalisi.

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“Utilizzo una modalità di intervento orientata a sviluppare le potenzialità umane e la riduzione del disagio nel rispetto delle inclinazioni e delle caratteristiche personali” 

Dott. Donato Saulle

Panico Psicologo Milano

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* Tratto da: U. Galimberti, Psicologia, Le Garzantine, Garzanti, Torino 1999 – pg. 8

LA PSICOTERAPIA COGNITIVO COMPORTAMENTALE

LA PSICOTERAPIA COGNITIVO COMPORTAMENTALE

Gli psicoterapeuti di indirizzo cognitivo-comportamentale adottano un punto di vista fondato su una lunga tradizione di ricerca scientifica, che inizia con i primi studi di Pavlov sui riflessi condizionati e prosegue tutt’oggi con migliaia di studi sperimentali.

I terapeuti che adottano la prospettiva Psicoterapia cognitivo-comportamentale presumono che il “sintomo” sia l’espressione di un precedente apprendimento di schemi comportamentali, emotivi e di pensiero errati o disadattivi, derivanti da peculiari esperienze di vita del paziente, eventualmente mantenuti da un contesto interpersonale patogeno nel presente.

Il soggetto che li mostra viene pertanto considerato portatore di strutture cognitive non adeguate o di processi cognitivi inadatti a selezionare e ad elaborare in modo funzionale gli stimoli ambientali.

Lo psicoteraputa

Lo psicoterapeuta in questo caso può attuare, con l’aiuto del paziente, tecniche di condizionamento o decondizionamento sperimentalmente, al fine di modificare in modo diretto le risposte emozionali e gli schemi che si sono rivelati disadattivi, o sostituirli con nuovi schemi più funzionali, tramite esperienze, come l’esposizione a stimoli prima evitati o a comportamenti di tipo nuovo che possono essere attuati con prescrizioni comportamentali.

Le nuove abilità

Un esempio è l’acquisizione di nuove abilità, come più efficaci competenze comunicative, tramite il “role playing” o pratica recitativa.

Il terapeuta cognitivo comportamentale può anche usare procedure di vario tipo che spaziano dal “dialogo socratico” alla ristrutturazione cognitiva per permettere al paziente di identificare, ed esaminare criticamente, e quindi modificare, sia i propri processi cognitivi sia i comportamenti non funzionali ai suoi scopi.

Infine, il terapeuta può adottare specifici atteggiamenti interpersonali all’interno della relazione terapeutica, per consentire al paziente una correzione dei suoi schemi interpersonali di base. Il trattamento pertanto è costituito da procedure di tipo maieutico e psicoeducativo, mentre il cambiamento nel paziente si assume sia legato a processi di apprendimento e ristrutturazione.

I sintomi

Una volta eliminati tutti i “sintomi” ed acquisiti comportamenti alternativi, comprese le consonanti strutture cognitive, spesso viene eliminato il disturbo.

Nuovi atteggiamenti del soggetto nonché i vantaggi dei nuovi comportamenti in genere stabilizzano i cambiamenti ottenuti.

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VINSI UGUALE

Volevano farmi competere.
Non giocai.
Vinsi uguale.

Gio Evan

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NON SONO FELICI

NON SONO FELICI

Lui non può essere felice
quando nel mondo c’è tanta sofferenza
Lei non può essere felice
se lui è infelice

Lei vuole essere felice
Lui non si sente in diritto di essere felice

Lei vuole che lui sia felice
e lui vuole che lei sia felice

Lui si sente colpevole se è felice
e colpevole se lei non è felice

Lei vuole che entrambi siano felici

Lui vuole che lei sia felice

Così sono entrambi infelici.

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Nodi. Paradigmi di rapporti intrapsichici e interpersonali

Maestro riconosciuto dell’antipsichiatria, Laing ha sorpreso tutti con il volume di poesie Nodi. Paradigmi di rapporti intrapsichici e interpersonali che, apparso nel 1970, rappresenta in realtà, e con coerenza, una delle facce della sua ricerca.

Il libro illustra infatti le concezioni di Laing sui modi di relazione fra gli individui , cioè “sull’esperienza e il comportamento interpersonali”.
Ognuno di noi si fa del comportamento altrui un’idea soggettiva, che rappresenta la sua “esperienza” dell’altro.
L’intersecarsi di queste “esperienze”, il loro urtarsi e modificarsi senza sosta creano una serie praticamente infinita di “nodi”, di legami d’amore, di dipendenza, d’inquietudine.

Ronald Laing

Ronald David Laing (Glasgow, 7 ottobre 1927 – Saint-Tropez, 23 agosto 1989) è stato uno psichiatra scozzese che scrisse estesamente sulla malattia mentale, in particolare sulla psicosi.
Le opinioni di Laing sulle cause e il trattamento di importanti disfunzioni mentali furono influenzate dalla filosofia esistenzialista.
In controtendenza all’ortodossia psichiatrica del tempo, Laing considerava l’emozionalità espressa dal paziente una descrizione valida di esperienza vissuta più che semplicisticamente una sintomatologia di un qualche disordine separato o soggiacente.
Veniva associato al movimento anti-psichiatrico, sebbene ne rifiutasse l’etichetta.

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L’ALBERO DEL SERTAO

L’ALBERO DEL SERTAO

Nel Sertao, una delle zone più secche e aride del Brasile, crescono radi cespugli.
Se si tenta di strapparli ci si accorge che le radici sono robustissime e diventano sempre più grosse in profondità.
Continuando a scavare si scopre che comunicano con le radici degli altri cespugli e tutte convergono verso una radice ancora più grossa che scende sempre più giù,  fino a diventare un unico enorme tronco che perfora il terreno come un trapano.
Si tratta infatti di un albero gigantesco che si è sotterrato da solo fino a venti o trenta metri sotto terra per cercare l’acqua per sopravvivere.
I cespugli che affiorano in superficie sono soltanto le estremità dei rami e le foglie di questa pianta gigantesca e sommersa.

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Fonte: “Le parole per dirlo” di Marie Cardinal

BLU

Il presente post ha il solo scopo di divulgare il libro senza scopo di lucro.

UNA DONNA FORTE

UNA DONNA FORTE

“Tante volte mi son chiesta se avrei sofferto di meno se solo fossi stata più superficiale.
E‘ strano ma più la vita mi ha bastonato e più la mia sensibilità si è fatta esigente.
E‘ proprio il mio destino che ha perfezionato questo mio strano talento.
Eppure tutto ciò si è trasformato in un paradosso insopportabile.
Da un lato tendo a non ripararmi più, a non difendermi;
inglobo tutto il male, anche quello degli altri, senza apparente paura.
Anzi, mi sembra di non poter starne lontano.
E l’accoglimento del male continua ad acuire la mia disponibilità a sentire e a capire.
D’altro lato, è proprio questa capacità che mi ha fatto crescere fino a rendermi temibile per gli altri, fino a costringermi a vivere incompresa.
Credo che mi evitino proprio in quanto percepiscono che pretendo di più.
Io invece vorrei solo trovare una complicità meno superficiale:
ma più la cerco e più sono scartata.
Sapesse quante volte la gente che mi conosce o che ha conosciuto la mia storia mi dice:
ma tu sei più forte degli altri, tu sei più coraggiosa.
Invece  no, non è vero, non voglio che sia così.
Io sono esattamente come le altre donne, le altre mogli, le altre mamme.
Ho diritto alla mia fragilità.
Perchè devo essere condannata a questo ruolo di donna forte,
senza poter mai scendere da un piedistallo innaturale e ingiusto?”

Paolo Crepet
Solitudini – Memorie di assenze
Immagine di Tamara de Lempicka

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Il presente post ha il solo scopo di divulgare il libro da cui è stato tratto senza scopo di lucro.blu psicologo milano

∂-m-ψ-0 – L’EQUAZIONE DI DIRAC

(∂ + m) ψ = 0 – L’EQUAZIONE DI DIRAC

“Se due sistemi interagiscono tra loro per un certo periodo di tempo e poi vengono separati, non possono più essere descritti come due sistemi distinti, ma in qualche modo, diventano un unico sistema. In altri termini, quello che accade a uno di loro continua ad influenzare l’altro, anche se distanti chilometri o anni luce».

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IL PRESENTE POST DEVE ESSERE CONSIDERATO SOLO COME OPERA DELLA CREATIVITA’ LETTERARIA DELL’AUTOREblu psicologo milano

CIO’ CHE NON SIAMO

NON CHIEDERCI LA PAROLA

Eugenio Montale, Ossi di seppia (Torino, Piero Gobetti Editore 1925).
Recitata  nel video da Vittorio Gassman

Non chiederci la parola

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
Perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah l’uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l’ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

Eugenio Montale, Ossi di seppia (Torino, Piero Gobetti Editore 1925).
Recitata  nel video da Vittorio Gassman

COMMENTO ALLA POESIA

Nella prima strofa il poeta si rivolge al lettore abituato ad ascoltare formule sicure e valori assoluti e lo invita a non domandargli parole che diano certezze, come aveva potuto fare il poeta tradizionale, e versi che svelino la complessità del suo animo.

Nella seconda strofa constata che ci sono uomini fiduciosi nella vita, che non si soffermano a riflettere, non si curano dei dubbi e delle incertezze esistenziali, di quanto di oscuro c’è dentro di loro (rappresentato dall’ombra proiettata su un muro scalcinato): costoro non sono consapevoli della precarietà del vivere (di cui l’ombra nella sua inconsistenza è metafora) e ostentano una sicurezza che è solo indizio di superficialità.

Nella terza strofa il poeta ribadisce di non possedere formule magiche capaci di infondere fiducia al lettore, svelandogli i misteri della vita e dell’universo.
Può solo esprimere il sussurro di una forma poetica scarna ed essenziale (qualche storta sillaba e secca come un ramo): oggi possiamo sapere solo «ciò che non siamo, ciò che non vogliamo».
La conclusione esprime la crisi degli ideali e delle certezze.

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Eugenio Montale (Genova, 12 ottobre 1896 – Milano, 12 settembre 1981) è stato un poeta, traduttore, scrittore, filosofo, giornalista, critico letterario, critico musicale e politico italiano.

Nel 1975 ricevette il Premio Nobel per la letteratura «per la sua poetica distinta che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva di illusioni».