Viviamo in un tempo in cui tutto funziona.
Eppure, qualcosa non vive più.
La tecnica ha reso il mondo efficiente, misurabile, prevedibile e costantemente controllabile.
Ogni cosa ha una funzione, un valore, un obiettivo.
Ma proprio mentre il mondo diventa perfettamente utilizzabile, smette di essere abitabile.
È qui che prende forma quella che possiamo chiamare frattura iperoggettuale.
Non si tratta di una crisi individuale.
Non è solo disagio psicologico.
È una rottura più profonda:
la perdita del legame vivo tra il soggetto e il mondo.
Quando tutto diventa oggetto, anche l’esperienza perde voce.
Il mondo non parla più.
Non interpella.
Non risuona.
L’essere umano non si sente più dentro il mondo,
ma di fronte ad esso.
Come un ragazzo di fronte allo schermo di un cellulare.
Come un osservatore esterno della propria vita.
In questa condizione si può continuare a lavorare,
a produrre,
a essere efficienti.
Ma senza amore, senza risonanza.
Le emozioni si assottigliano.
Il desiderio si indebolisce.
La vita funziona,
ma non vibra.
È un’anestesia sottile.
Non fa rumore.
Non grida.
Ma svuota.
La tecnica non è neutrale.
Non si limita a servirci:
ci modella.
In un mondo iperoggettualizzato anche le emozioni diventano problemi da gestire.
La gelosia (non patologica) va eliminata e non invece capita o com/presa.
La tristezza corretta.
Persino l’empatia rischia di diventare una competenza,
non più un’esperienza.
Così l’essere umano smette di sentire le emozioni e inizia a viverle come ostacoli alla prestazione.
La frattura iperoggettuale è allora una frattura antropologica.
Segna il punto in cui l’uomo perde il mondo.
E perdendo il mondo,
perde anche se stesso.
Perché l’identità non nasce nel vuoto.
Nasce nella relazione.
Nel sentirsi toccati.
Coinvolti.
Pensati.
Chiamati per nome.
Ricostruire questo legame non significa rifiutare la tecnica.
Significa restituire al mondo una dimensione simbolica,
affettiva,
umana.
Significa tornare ad abitare la realtà,
non solo a usarla.
Solo così l’uomo può ricomporsi e riscoprirsi.
Non come ingranaggio,
ma come presenza.
Lo studio effettua solo colloqui di psicologia o di psicoterapia con pazienti maggiorenni.
Verrà sempre dato riscontro alla richiesta.
Se non si riceve un riscontro alla propria richiesta durante le 24/48 ore successive si prega di cambiare la modalità del contatto perchè questo significa che la richiesta non è stata ricevuta.
Avere riscontro alla propria richiesta entro 24/48 ore significa poter effettuare un primo colloquio nei tempi più brevi possibili anche se non sempre immediati.
Al termine del primo colloquio il professionista e il paziente concordano l’eventuale prosecuzione del trattamento.
Il professionista potrà farsi carico personalmente dell’intervento o indicare al paziente il nominativo di un altro professionista, sulla base delle specifiche problematiche individuate, oppure indicare professionisti con competenze diverse che possono affiancare il percorso terapeutico intrapreso.
Le regole della privacy sono quelle definite nel documento da sottoscrivere in sede di primo colloquio.
Da oltre un decennio svolgo la mia attività di psicoterapeuta privatamente presso il mio studio di Milano.
Le persone che, dopo un primo colloquio individuale, hanno i requisiti per poter essere seguite potranno usufruire di una assistenza psicologica costante e in caso di bisogno potranno contattarmi tutti i giorni e in qualsiasi ora ad un numero privato che verrà fornito alla conclusione del primo incontro.
Formazione
Laureato in Psicologia presso l’Università degli Studi di Pavia
Psicologo
Psicologo Clinico iscritto all’Albo degli Psicologi della Lombardia n. 03/12876
Biennio di specializzazione in psicoterapia Cognitivo Comportamentale
Biennio di specializzazione in psicoterapia a indirizzo Psicodinamico
Psicoterapeuta
Iscrizione all’Albo degli Psicoterapeuti della Lombardia n. 03/12876
Colloqui individuali e somministrazione di Test di personalità come MMPI2 e il Rorscharch con il Metodo Exner.
In particolare mi sono occupato, presso il Centro Psicosociale, dei seguenti ambiti psicologici:
disturbi di personalità
problematiche e disagi adolescenziali
ansia
panico
stress
depressione
fobie
disturbi ossessivi e compulsivi
Ho partecipato alla costruzione, presso il Dipartimento di Psicologia, di un progetto di orientamento e formazione finalizzato alla ricerca attiva di un lavoro, realizzato con modalità di consulenza individuale personalizzata, autovalutazione, costruzione del progetto professionale attraverso la conoscenza del contesto competitivo e delle tecniche di ricerca di un impiego, con somministrazione di test psicoattitudinali e motivazionali, mappatura delle competenze, orientamento e bilancio di competenze individuali.
Ho svolto la mia opera all’interno della Casa Circondariale di San Vittore principalmente nel reparto a trattamento avanzato per detenuti tossicodipendenti.
Ho acquisito le conoscenze relative alla personalità del tossicodipendente, al mondo dello schema comportamentale e dei codici affettivo-emotivi sottostanti.
Le cognizioni sul pensiero deviante-criminalizzato sono state la base per la mia partecipazione alle attività dell’area clinica e a quelle rivolte alla sfera psicologica e comportamentale delle persone detenute e della loro possibile evoluzione in relazione a dimensioni quali l’espressione delle attitudini individuali, l’ adesione al mondo delle regole e dei compiti, le capacità relazionali e eventuali risorse attivabili in vista di un futuro reinserimento.
Ho applicato le principali conoscenze della testistica (Minimal Mental State Examitation Test, Tecniche di osservazione di decadimento cognitivo), impostando una relazione corretta con il paziente e con i familiari, affrontando i principali problemi psicologici e comportamentali che il decadimento cognitivo porta con sé e ho applicato le principali tecniche di riattivazione cognitiva e della memoria (ROT, Memory training, Our Time) adattandole alle esigenze del singolo o di un gruppo di pazienti con diversi livelli cognitivi.
Ho creato le di basi per l’intervento con l’anziano sano o portatore di decadimento in relazione alla stimolazione e alla riabilitazione cognitiva prestando particolare attenzione alla diagnosi differenziale alla costruzione della relazione con il paziente e al difficile rapporto con le famiglie ed i Caregivers. Inoltre ho collaborato alla definizione del quadro diagnostico e alla stesura del Piano Assistenziale Individuale di ogni nuovo ospite.
Ho collaborato come formatore di sostegno o come psicologo in regime libero professionale alla stesura del progetto formativo di alcuni studenti e in particolar modo la mia cura era rivolta ad alunni con difficoltà cognitive e/o comportamentali attraverso un empowerment delle risorse personali per una ricerca autonoma e attiva di una occupazione (attraverso l’uso di strumenti multimediali, la stesura del curriculum, lettera di presentazione, preparazione al colloquio ecc.) e, più in generale, allo sviluppo delle competenze comportamentali e relazionali tese a favorire l’inclusione sociale e ad agevolare l’acquisizione di autonomie personali nell’organizzazione e nella gestione del proprio progetto di vita.
Progetto “Diversamente Giovani” per una nuova cultura dell’integrazione
Progetto pensato, elaborato e proposto a Fondazione CARIPLO che lo ha approvato e finanziato con il fine di sviluppare una nuova cultura dell’integrazione sul territorio di Milano.
Pianificazione di programmi formativi, pratici ed esperienziali di tutoring per Tirocinio obbligatorio per esame di Stato e Corso di Specializzazione di tirocinanti della Facoltà di Psicologia.
Comunità terapeutica per il recupero di persone polidipendenti e con disturbi depressivi. Ho svolto attività psicologiche e rieducative con colloqui personali e di gruppo orientate al recupero di potenzialità personali e sociali.
Comunità alloggio dedicata al trattamento di pazienti affetti da disturbi psichiatrici che necessitavano di interventi terapeutico riabilitativi o di interventi di supporto sociosanitario effettuabili in regime residenziale.
Rivolta a pazienti con difficoltà di funzionamento personale e sociale, con bisogni complessi, ivi comprese problematiche connesse a comorbidità e con necessità di interventi multi-professionali.
“Secondo Fromm, la società contemporanea è una società che mira a trasformare l’essere umano principalmente in un consumatore.
È un sistema che tende a ridurre le persone a individui isolati, «atomi» scollegati fra loro, e che spinge il singolo a vivere in città anonime, prive di legami significativi.
È dunque una società che lavora sempre più per costruire un assetto socio-economico in cui l’essere umano è reciso dai suoi rapporti con gli altri: una sorta di “folla di solitari”, per usare una metafora classica della sociologia.
L’essere umano, che nei secoli ha conquistato così tanta libertà, oggi si ritrova a vivere in un contesto in cui quei legami sono fortemente indeboliti, e dove anzi diventa fondamentale il primato dell’individualità come capacità di cavarsela da soli.
Ci troviamo così all’interno di una società fortemente orientata al narcisismo, in cui il narcisismo diventa una sorta di clava che le persone brandiscono l’una contro l’altra per farsi strada in una moltitudine di anonimi.
Viviamo nel culto dell’indifferenza, dove essere disattenti all’altro diventa quasi una norma sociale.
Questo modo di vivere, considerato dall’individuo come una sorta di normalità o di regola condivisa, produce — secondo Fromm — un paradosso:
che cosa posso fare della mia libertà in un mondo che rende sempre più difficile esercitarla?
Perché è evidente che, nel momento in cui taglio i legami e svuoto l’essere umano dei suoi contatti significativi, lo espongo a un mondo caotico e complesso in cui finisce per sentirsi impotente, smarrito, e gravato dalla fatica di decidere.
È la fatica della libertà: la fatica dell’esercizio della responsabilità.”
Adriano Zamperini
Erich Fromm
Erich Fromm (1900–1980) è stato uno psicologo sociale, psicoanalista e filosofo tedesco, tra i membri più originali della cosiddetta Scuola di Francoforte. Formatosi nella psicoanalisi freudiana, la unì alla sociologia, all’etica umanistica e al pensiero marxiano, creando una visione centrata sull’uomo, sulla libertà e sui bisogni profondi dell’esistenza. Emigrato negli Stati Uniti nel 1934 per sfuggire al nazismo, divenne un influente intellettuale internazionale. Tra le sue opere più famose: Fuga dalla libertà L’arte di amare Avere o essere? Psicoanalisi della società contemporanea Fromm ha dedicato la vita allo studio dei modi in cui la società può alienare o liberare l’essere umano.
Adriano Zamperini
Adriano Zamperini è uno psicologo sociale italiano, professore di Psicologia della violenza e Psicologia sociale presso l’Università di Padova.
È noto per i suoi studi su violenza, disumanizzazione, conflitto, potere, dinamiche vittima–carnefice e processi di esclusione sociale.
Il suo approccio unisce rigore scientifico e attenzione etica: Zamperini indaga come i contesti sociali producano sofferenza, come l’indifferenza possa diventare complicità e come sia possibile costruire forme di responsabilità e cura.
Tra i suoi testi più importanti:
Indifferenza
La prigione della mente
Le ferite invisibili della violenza
Psicologia sociale del male
È considerato una delle voci più autorevoli in Italia sul tema della disumanizzazione e dei meccanismi psicologici della violenza.
Fuga dalla libertà (1941) è uno dei testi più importanti della psicologia sociale del Novecento.
Fromm analizza un paradosso fondamentale dell’essere umano moderno: desideriamo essere liberi, ma spesso, davanti all’angoscia che la libertà comporta, cerchiamo di fuggirla.
La libertà non è solo un dono: è una responsabilità. Quando l’individuo non riesce a sostenere il peso dell’autonomia, può consegnarsi a forme di conformismo che gli evitano di scegliere.
Fromm mostra come i regimi del XX secolo — ma anche i meccanismi psichici quotidiani — nascano proprio da questa tensione tra bisogno di indipendenza e paura della solitudine interiore.
Il libro è oggi attualissimo per capire dipendenza psicologica, consumismo e manipolazione sociale.
Erich Fromm (1900–1980) è stato uno psicologo sociale, psicoanalista e filosofo tedesco, tra i membri più originali della cosiddetta Scuola di Francoforte.
Formatosi nella psicoanalisi freudiana, la unì alla sociologia, all’etica umanistica e al pensiero marxiano, creando una visione centrata sull’uomo, sulla libertà e sui bisogni profondi dell’esistenza.
Emigrato negli Stati Uniti nel 1934 per sfuggire al nazismo, divenne un influente intellettuale internazionale. Tra le sue opere più famose:
Fuga dalla libertà
L’arte di amare
Avere
Psicoanalisi della società contemporanea
Fromm ha dedicato la vita allo studio dei modi in cui la società può alienare o liberare l’essere umano.
è uno psicologo sociale italiano, professore di Psicologia della violenza e Psicologia sociale presso l’Università di Padova.
È noto per i suoi studi su violenza, disumanizzazione, conflitto, potere, dinamiche vittima–carnefice e processi di esclusione sociale.
Il suo approccio unisce rigore scientifico e attenzione etica: Zamperini indaga come i contesti sociali producano sofferenza, come l’indifferenza possa diventare complicità e come sia possibile costruire forme di responsabilità e cura.
Tra i suoi testi più importanti:
Indifferenza
La prigione della mente
Le ferite invisibili della violenza
Psicologia sociale del male
È considerato una delle voci più autorevoli in Italia sul tema della disumanizzazione e dei meccanismi psicologici della violenza.
Krishnamurti non ha trattato spesso in modo diretto il tema dell’omosessualità.
Quando lo faceva, non entrava in discussioni morali o religiose.
Tuttavia egli espresse con chiarezza una visione radicale e profonda su questo tema.
Egli pose al centro del discorso non una condanna né un’adesione a norme, ma piuttosto un’esplorazione della mente umana.
Invitava il pubblico a mettere da parte ogni giudizio, a distanziarsi dalle interpretazioni abituali e dai preconcetti che spesso condizionano la nostra visione.
Osservare con occhi liberi significava guardare la realtà in modo spoglio, senza le lenti delle opinioni sociali o personali, per cogliere ciò che essa rappresenta realmente.
Per Krishnamurti il vero ostacolo non risiedeva nella sessualità in sé, né nella forma che essa assume nelle relazioni umane,
ma piuttosto nell’importanza eccessiva che l’individuo e la società nel suo insieme tendevano ad attribuirle.
Egli notava come gli esseri umani si aggrappino a simboli e concetti, conferendo loro un peso sproporzionato che finisce per distorcere la realtà.
Quando un singolo aspetto dell’esistenza, come la sessualità, diventa oggetto di preoccupazioni ossessive o di giudizi rigidi,
si perde di vista la natura complessiva della vita e delle relazioni tra le persone.
Krishnamurti sosteneva che i problemi sorgono proprio da questa tendenza a separare, a ingabbiare certi temi entro schemi rigidi,
dove gli individui si identificano con etichette o definizioni che, invece di liberare, imprigionano.
Egli proponeva di esplorare la mente, di conoscere la radice di ogni pensiero, di ogni sentimento legato a queste tematiche.
Solo così sarebbe stato possibile comprendere veramente, e non soltanto reagire. Questa esplorazione richiedeva uno sguardo attento e privo di giudizio,
un’indagine libera da influenze culturali o morali predefinite.
Per lui non si trattava di negare la propria sessualità o di conformarsi a un ideale imposto dall’esterno, ma di comprendere la propria vera natura.
Scoprire cosa si è realmente, al di là delle etichette e delle categorie. Solo così si poteva giungere a una verità autentica, non distorta.
Krishnamurti incoraggiava le persone a riflettere sulla propria tendenza a giudicare e a etichettare.
Le invitava a chiedersi se queste reazioni non fossero, in fondo, un riflesso della paura e dell’insicurezza che caratterizzano l’essere umano.
Quando ci si osserva con sincerità, si scopre che le opinioni rigide e i preconcetti non nascono da una comprensione profonda, ma spesso da un’idea di un’idea,
da una paura dell’ignoto che porta a voler incasellare ogni aspetto della vita entro limiti definiti.
Questo desiderio di certezza, secondo Krishnamurti, è ciò che impedisce all’individuo di vedere la realtà nella sua complessità.
L’atteggiamento che egli suggeriva era quello di un’osservazione pura, priva di scopo.
Nel contesto della sessualità, questa consapevolezza conduceva a una libertà interiore, a un’accettazione di sé che non dipendeva dalle approvazioni o dai giudizi esterni,
ma dalla conoscenza intima e profonda della propria essenza.
Quando si raggiunge questa chiarezza, la sessualità smette di essere un problema, un tema che divide,
e diventa una parte naturale e integrata della propria esperienza.
Qualcosa da vivere senza oppressioni.
Questa comprensione rappresentava per lui la chiave per superare ogni discriminazione e ogni forma di separazione che le idee e le norme sociali possono creare.
L’invito di Krishnamurti era a guardare dentro di sé, a osservare senza riserve, a vivere senza etichette e senza imposizioni.
Perché solo in questo stato di libertà è possibile amare e accettare sia sé stessi sia gli altri,
per ciò che sono, senza attribuire significati eccessivi a un singolo aspetto dell’esistenza umana.
L’amore è, nella sua essenza, una forza universale che travolge ogni distinzione superficiale, ogni struttura o convenzione sociale.
È qualcosa di irrinunciabile, di incrollabile, di incontrollabile.
È innato, una realtà che non può essere contenuta né limitata dalle costruzioni umane.
Non è confinato in un genere, in una forma o in una tradizione culturale predefinita.
L’amore, per sua natura, supera le categorie imposte e i confini stabiliti.
Propone una libertà completa, perché è l’espressione autentica di ciò che l’individuo è davvero, nel profondo.
L’amore non scaturisce da obblighi o dall’accettazione passiva di norme morali.
Non è qualcosa a cui si giunge seguendo una strada tracciata dalla società o dall’educazione, né un sentimento che si risveglia per semplice obbedienza o adesione alle aspettative altrui.
L’amore nasce dall’esplorazione interiore, dal conoscersi intimamente, dal raggiungere quella comprensione profonda che si ottiene solo guardando dentro di sé.
Non è il frutto di obblighi, né di una relazione superficiale con sé stessi.
È una connessione che richiede consapevolezza, una consapevolezza che va oltre ogni imposizione,
perché solo essa permette di intravedere l’autenticità di ogni emozione, di ogni pensiero, di ogni sensazione.
Amare, in questo senso, significa liberarsi dall’ego e dalle aspettative sociali, spogliarsi di ogni condizionamento e tornare alla propria verità.
L’amore non è che pura trasparenza dell’essere, libera da maschere e da sovrastrutture.
La bellezza dell’amore si svela nella libertà di accogliere l’altro senza pregiudizi, senza paure, in una comunione che non lascia spazio al controllo o alla gelosia.
Ogni tentativo di imporsi sull’altro o di cercare conferme nella relazione è una distorsione.
L’amore autentico non chiede di essere definito, perché non risiede nel bisogno, ma nell’accettazione della propria verità
e nella scoperta di un legame che sgorga spontaneamente da questo stato di chiarezza interiore.
L’amore, in fondo, è un viaggio. Un viaggio di scoperta, un ritorno a sé stessi, che richiede un’autentica accettazione di sé,
uno sguardo profondo sulle proprie emozioni, sulle proprie paure e sui propri desideri.
È un invito a interrogarsi, a riconoscersi, a comprendere ciò che si prova, senza farsi dominare dalle aspettative, senza cercare conferme o approvazioni esterne.
Questo amore, nato dalla consapevolezza, non ha bisogno di legittimazioni.
È un’esperienza di profonda libertà emotiva, che apre all’altro con la sincerità di chi non ha nulla da nascondere, di chi non teme di rivelarsi.
La libertà, qui, è una condizione indispensabile, una verità interiore che si manifesta quando si smette di temere il giudizio o il rifiuto
e si accetta l’altro come specchio della propria realtà.
Ogni persona custodisce dentro di sé il seme di questo amore autentico,
un potenziale puro e intatto, spesso soffocato dai condizionamenti della società e dalle catene delle aspettative collettive.
Gli esseri umani tendono a conformarsi a modelli preimpostati di relazione, a comportarsi in un certo modo per essere accettati e soddisfare i desideri altrui,
piuttosto che rispondere alla verità del proprio cuore.
Questo adattamento, tuttavia, finisce per allontanarli da sé stessi, ingabbiandoli in relazioni che perdono autenticità,
ridotte a un riflesso di ciò che gli altri si aspettano da noi.
Per raggiungere l’amore autentico è necessario un atto di grande coraggio.
Serve una forza immensa per liberarsi dalle imposizioni sociali, per superare i pregiudizi e raggiungere quel grado di consapevolezza
che permette di ritrovare la propria essenza più vera.
Soltanto conoscendosi a fondo si può veramente amare senza costrizioni, senza il bisogno di possedere o trattenere l’altro.
L’amore, dunque, non è né possesso né controllo, ma è un dono che si esprime con la libertà di chi accoglie e lascia andare.
Di chi non cerca di cambiare l’altro, ma di scoprirlo per ciò che è.
In questo stato di amore autentico, le relazioni si elevano a un livello di purezza e comunione reale,
perché vengono vissute senza riserve e senza condizioni.
La consapevolezza che guida questo amore è una forza trasformativa che spezza ogni catena,
ogni legame costruito sull’ego o sul bisogno, aprendo una strada fondata sulla sincerità e sulla libertà.
Per Krishnamurti infine l’omosessualità non è un problema morale: è un’espressione naturale della vita che diventa conflitto solo quando viene giudicata o repressa.
“Utilizzo una modalità di intervento orientata a sviluppare le potenzialità umane e la riduzione del disagio nel rispetto delle inclinazioni e delle caratteristiche personali”
La breve strofa della poesia è una dedica intensa e affettuosa:
“Portami con te lontano … lontano … nel tuo futuro.”
Il poeta, Giorgio Caproni, si rivolge al figlio, chiedendo di essere portato con sé nel suo futuro.
Non si tratta di un desiderio di controllo, ma di partecipazione emotiva ed esistenziale: il padre riconosce che il futuro appartiene al figlio, ma chiede di non esserne escluso.
La ripetizione di “lontano” suggerisce sia la profondità del tempo che verrà, sia la speranza che il legame affettivo sopravviva.
Portami con te lontano … lontano…
nel tuo futuro.»*
È un frammento essenziale, quasi una preghiera, che racchiude la nostalgia, l’affetto e il desiderio di non essere dimenticato.
Giorgio Caproni (Livorno, 7 gennaio 1912 – Roma, 22 gennaio 1990) è stato un poeta, critico letterario, traduttore e scrittore italiano.
“Utilizzo una modalità di intervento orientata a sviluppare le potenzialità umane e la riduzione del disagio nel rispetto delle inclinazioni e delle caratteristiche personali”
“L’amore è, nella sua essenza, una forza universale che travolge ogni distinzione superficiale, ogni struttura o convenzione sociale.
È qualcosa di irrinunciabile, di incrollabile, di incontrollabile.
È innato, una realtà che non può essere contenuta né limitata dalle costruzioni umane.
Non è confinato in un genere, in una forma o in una tradizione culturale predefinita.
L’amore, per sua natura, supera le categorie imposte e i confini stabiliti.
Propone una libertà completa, perché è l’espressione autentica di ciò che l’individuo è davvero, nel profondo.
L’amore non scaturisce da obblighi o dall’accettazione passiva di norme morali.
Non è qualcosa a cui si giunge seguendo una strada tracciata dalla società o dall’educazione, né un sentimento che si risveglia per semplice obbedienza o adesione alle aspettative altrui.
L’amore nasce dall’esplorazione interiore, dal conoscersi intimamente, dal raggiungere quella comprensione profonda che si ottiene solo guardando dentro di sé.
Non è il frutto di obblighi, né di una relazione superficiale con sé stessi.
È una connessione che richiede consapevolezza, una consapevolezza che va oltre ogni imposizione,
perché solo essa permette di intravedere l’autenticità di ogni emozione, di ogni pensiero, di ogni sensazione.
Amare, in questo senso, significa liberarsi dall’ego e dalle aspettative sociali, spogliarsi di ogni condizionamento e tornare alla propria verità.
L’amore non è che pura trasparenza dell’essere, libera da maschere e da sovrastrutture.
La bellezza dell’amore si svela nella libertà di accogliere l’altro senza pregiudizi, senza paure, in una comunione che non lascia spazio al controllo o alla gelosia.
Ogni tentativo di imporsi sull’altro o di cercare conferme nella relazione è una distorsione.
L’amore autentico non chiede di essere definito, perché non risiede nel bisogno, ma nell’accettazione della propria verità
e nella scoperta di un legame che sgorga spontaneamente da questo stato di chiarezza interiore.
L’amore, in fondo, è un viaggio. Un viaggio di scoperta, un ritorno a sé stessi, che richiede un’autentica accettazione di sé,
uno sguardo profondo sulle proprie emozioni, sulle proprie paure e sui propri desideri.
È un invito a interrogarsi, a riconoscersi, a comprendere ciò che si prova, senza farsi dominare dalle aspettative, senza cercare conferme o approvazioni esterne.
Questo amore, nato dalla consapevolezza, non ha bisogno di legittimazioni.
È un’esperienza di profonda libertà emotiva, che apre all’altro con la sincerità di chi non ha nulla da nascondere, di chi non teme di rivelarsi.
La libertà, qui, è una condizione indispensabile, una verità interiore che si manifesta quando si smette di temere il giudizio o il rifiuto
e si accetta l’altro come specchio della propria realtà.
Ogni persona custodisce dentro di sé il seme di questo amore autentico,
un potenziale puro e intatto, spesso soffocato dai condizionamenti della società e dalle catene delle aspettative collettive.
Gli esseri umani tendono a conformarsi a modelli preimpostati di relazione, a comportarsi in un certo modo per essere accettati e soddisfare i desideri altrui,
piuttosto che rispondere alla verità del proprio cuore.
Questo adattamento, tuttavia, finisce per allontanarli da sé stessi, ingabbiandoli in relazioni che perdono autenticità,
ridotte a un riflesso di ciò che gli altri si aspettano da noi.
Per raggiungere l’amore autentico è necessario un atto di grande coraggio.
Serve una forza immensa per liberarsi dalle imposizioni sociali, per superare i pregiudizi e raggiungere quel grado di consapevolezza
che permette di ritrovare la propria essenza più vera.
Soltanto conoscendosi a fondo si può veramente amare senza costrizioni, senza il bisogno di possedere o trattenere l’altro.
L’amore, dunque, non è né possesso né controllo, ma è un dono che si esprime con la libertà di chi accoglie e lascia andare.
Di chi non cerca di cambiare l’altro, ma di scoprirlo per ciò che è.
In questo stato di amore autentico, le relazioni si elevano a un livello di purezza e comunione reale,
perché vengono vissute senza riserve e senza condizioni.
La consapevolezza che guida questo amore è una forza trasformativa che spezza ogni catena,
ogni legame costruito sull’ego o sul bisogno, aprendo una strada fondata sulla sincerità e sulla libertà.
“Utilizzo una modalità di intervento orientata a sviluppare le potenzialità umane e la riduzione del disagio nel rispetto delle inclinazioni e delle caratteristiche personali”
Questo breve racconto visivo mostra il viaggio di una coppia attraverso le luci e le ombre della relazione.
In poche scene si rappresenta la possibilità di liberarsi dagli introietti, dai giudizi e dalle aspettative di parenti, amici, colleghi e della società intera: una liberazione che diventa possibile solo quando fiorisce un amore autentico, capace di dare radici e ali insieme.
Ma lo stesso amore, se ferito o abbandonato, può trasformarsi in disamore.
Allora i due si allontanano, smarriscono il legame, e ciascuno diventa una monade giudicante, simile agli altri che vivono sotto il segno della solitudine e dell’incomunicabilità.
È una storia che parla di legami e distanze, di come l’amore sappia unire e il pregiudizio dividere, invitando a riflettere sulla nostra capacità di scegliere la relazione invece dell’isolamento.
Un racconto per chi ha amato, per chi ha perso, per chi ha scelto di non smettere di sentire.
“Utilizzo una modalità di intervento orientata a sviluppare le potenzialità umane e la riduzione del disagio nel rispetto delle inclinazioni e delle caratteristiche personali”
https://www.donatosaulle.it/wp-content/uploads/2025/09/UNA-STORIA-DAMORE-E-DISAMORE-FOTO.jpg15362048Donato Saullehttps://www.donatosaulle.it/wp-content/uploads/2022/01/psicologo-milano-Donato-Saulle.pngDonato Saulle2025-09-12 08:00:212025-12-05 12:36:51STORIA D’AMORE E DI DISAMORE
Terminata la pausa estiva, da lunedì 8 settembre 2025 sarà possibile riprendere le sedute in studio.
Per i nuovi pazienti è possibile fissare un primo colloquio attraverso una delle seguenti modalità:
– Inviare una mail all’indirizzo: info@donatosaulle.it
– Inviare un SMS al numero: 347 796 6388
– Telefonare direttamente al numero: 347 796 6388
In tutti i casi sarà richiesto di specificare:
Nome
Cognome
Età
Numero di telefono
Lo studio effettua esclusivamente colloqui di psicologia o di psicoterapia con pazienti maggiorenni.
Verrà sempre fornito un riscontro alla richiesta.
Se non si riceve alcuna risposta entro 24/48 ore, si prega di utilizzare un’altra modalità di contatto: ciò significa che la richiesta non è stata ricevuta.
Ricevere un riscontro entro 24/48 ore permette di fissare un primo colloquio nei tempi più brevi possibili, anche se non sempre immediati.
Al termine del primo colloquio, professionista e paziente concorderanno l’eventuale prosecuzione del trattamento.
Il professionista potrà:
Farsi carico personalmente dell’intervento;
Indicare il nominativo di un altro professionista, in base alle specifiche problematiche individuate;
Segnalare professionisti con competenze diverse che possano affiancare il percorso terapeutico intrapreso.
Le regole sulla privacy sono quelle riportate nel documento da sottoscrivere in sede di primo colloquio.
Da oltre un decennio svolgo la mia attività di psicoterapeuta privatamente presso il mio studio di Milano.
Le persone che, dopo un primo colloquio individuale, hanno i requisiti per poter essere seguite potranno usufruire di una assistenza psicologica costante.
Formazione
Laureato in Psicologia presso l’Università degli Studi di Pavia
Psicologo
Psicologo Clinico iscritto all’Albo degli Psicologi della Lombardia n. 03/12876
Biennio di specializzazione in psicoterapia Cognitivo Comportamentale
Biennio di specializzazione in psicoterapia a indirizzo Psicodinamico
Psicoterapeuta
Iscrizione all’Albo degli Psicoterapeuti della Lombardia n. 03/12876
Colloqui individuali e somministrazione di Test di personalità come MMPI2 e il Rorscharch con il Metodo Exner.
In particolare mi sono occupato, presso il Centro Psicosociale, dei seguenti ambiti psicologici:
disturbi di personalità
problematiche e disagi adolescenziali
ansia
panico
stress
depressione
fobie
disturbi ossessivi e compulsivi
Ho partecipato alla costruzione, presso il Dipartimento di Psicologia, di un progetto di orientamento e formazione finalizzato alla ricerca attiva di un lavoro, realizzato con modalità di consulenza individuale personalizzata, autovalutazione, costruzione del progetto professionale attraverso la conoscenza del contesto competitivo e delle tecniche di ricerca di un impiego, con somministrazione di test psicoattitudinali e motivazionali, mappatura delle competenze, orientamento e bilancio di competenze individuali.
Ho svolto la mia opera all’interno della Casa Circondariale di San Vittore principalmente nel reparto a trattamento avanzato per detenuti tossicodipendenti.
Ho acquisito le conoscenze relative alla personalità del tossicodipendente, al mondo dello schema comportamentale e dei codici affettivo-emotivi sottostanti.
Le cognizioni sul pensiero deviante-criminalizzato sono state la base per la mia partecipazione alle attività dell’area clinica e a quelle rivolte alla sfera psicologica e comportamentale delle persone detenute e della loro possibile evoluzione in relazione a dimensioni quali l’espressione delle attitudini individuali, l’ adesione al mondo delle regole e dei compiti, le capacità relazionali e eventuali risorse attivabili in vista di un futuro reinserimento.
Ho applicato le principali conoscenze della testistica (Minimal Mental State Examitation Test, Tecniche di osservazione di decadimento cognitivo), impostando una relazione corretta con il paziente e con i familiari, affrontando i principali problemi psicologici e comportamentali che il decadimento cognitivo porta con sé e ho applicato le principali tecniche di riattivazione cognitiva e della memoria (ROT, Memory training, Our Time) adattandole alle esigenze del singolo o di un gruppo di pazienti con diversi livelli cognitivi.
Ho creato le di basi per l’intervento con l’anziano sano o portatore di decadimento in relazione alla stimolazione e alla riabilitazione cognitiva prestando particolare attenzione alla diagnosi differenziale alla costruzione della relazione con il paziente e al difficile rapporto con le famiglie ed i Caregivers. Inoltre ho collaborato alla definizione del quadro diagnostico e alla stesura del Piano Assistenziale Individuale di ogni nuovo ospite.
Ho collaborato come formatore di sostegno o come psicologo in regime libero professionale alla stesura del progetto formativo di alcuni studenti e in particolar modo la mia cura era rivolta ad alunni con difficoltà cognitive e/o comportamentali attraverso un empowerment delle risorse personali per una ricerca autonoma e attiva di una occupazione (attraverso l’uso di strumenti multimediali, la stesura del curriculum, lettera di presentazione, preparazione al colloquio ecc.) e, più in generale, allo sviluppo delle competenze comportamentali e relazionali tese a favorire l’inclusione sociale e ad agevolare l’acquisizione di autonomie personali nell’organizzazione e nella gestione del proprio progetto di vita.
Progetto “Diversamente Giovani” per una nuova cultura dell’integrazione
Progetto pensato, elaborato e proposto a Fondazione CARIPLO che lo ha approvato e finanziato con il fine di sviluppare una nuova cultura dell’integrazione sul territorio di Milano.
Pianificazione di programmi formativi, pratici ed esperienziali di tutoring per Tirocinio obbligatorio per esame di Stato e Corso di Specializzazione di tirocinanti della Facoltà di Psicologia.
Comunità terapeutica per il recupero di persone polidipendenti e con disturbi depressivi. Ho svolto attività psicologiche e rieducative con colloqui personali e di gruppo orientate al recupero di potenzialità personali e sociali.
Comunità alloggio dedicata al trattamento di pazienti affetti da disturbi psichiatrici che necessitavano di interventi terapeutico riabilitativi o di interventi di supporto sociosanitario effettuabili in regime residenziale.
Rivolta a pazienti con difficoltà di funzionamento personale e sociale, con bisogni complessi, ivi comprese problematiche connesse a comorbidità e con necessità di interventi multi-professionali.
https://www.donatosaulle.it/wp-content/uploads/2025/08/RIAPERTURA.jpg4951030Donato Saullehttps://www.donatosaulle.it/wp-content/uploads/2022/01/psicologo-milano-Donato-Saulle.pngDonato Saulle2025-09-01 08:00:432025-09-02 10:14:48RIAPERTURA STUDIO – 8 SETTEMBRE 2025
“L’Illuminismo si pone lo scopo di riuscire a lasciarsi guidare dalla ragione invece che dal pregiudizio, dalla ragione invece che dalla tradizione. Questo è il grande insegnamento che nasce dal Settecento. Non è un caso che proprio in quell’epoca si sia sviluppata con forza la critica dei pregiudizi: si scrivevano continuamente libri e saggi contro i pregiudizi degli antichi, contro le superstizioni.
Un esempio è un libro del 1766 di un filosofo minore dell’Illuminismo, Mayer, un tedesco, che afferma con chiarezza perché sia così importante combattere i pregiudizi. Egli stabilisce un’analogia tra pregiudizio e peccato: avere pregiudizi è come commettere peccati.
Oggi, abituati come siamo a una società dominata dalla comunicazione e dallo spettacolo, in cui contano il carisma, l’immagine e l’apparenza più della sostanza, può sorprendere pensare che esistesse un’epoca in cui si affermava che avere dei pregiudizi equivalesse a commettere peccati. I pregiudizi venivano infatti considerati “peccati di precipitazione” dell’intelletto umano: peccati di precipitazione perché si giudica troppo in fretta, senza riflettere, come nel proverbio “tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino”.
La dottrina dei pregiudizi presenta quindi una grande somiglianza con quella dei peccati. E non si dovrebbe considerare vana o insignificante una scienza che si adopera per conoscere nel modo più esauriente la natura del peccato, la varietà delle sue forme, le cause e gli effetti. Nessuno, infatti, biasimerebbe un maestro morale che torna incessantemente su questo vasto tema, poiché chi arricchisce con nuove riflessioni la dottrina del peccato rende un servizio prezioso agli uomini.
Dalla dottrina dei pregiudizi ci si può attendere un vantaggio analogo: evitare il peccato ed evitare il pregiudizio. Perché i pregiudizi sono le cause originarie della rovina umana e tanto più pericolosi quanto più nascosti e profondi.”
“Utilizzo una modalità di intervento orientata a sviluppare le potenzialità umane e la riduzione del disagio nel rispetto delle inclinazioni e delle caratteristiche personali”
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