Attacco di panico

ATTACCO DI PANICO

“Utilizzo una modalità di intervento orientata a sviluppare le potenzialità umane e la riduzione del disagio nel rispetto delle inclinazioni e delle caratteristiche personali”

Attacco di Panico

Il Disturbo di Panico è caratterizzato dalla presenza di attacchi di panico ricorrenti, inaspettati, seguiti per un periodo di almeno un mese da:

preoccupazione persistente di avere altri attacchi anticipati da sensazioni di ansia,

preoccupazioni relative a possibili implicazioni o conseguenze degli attacchi di panico come perdere il controllo, avere un infarto o impazzire, con sensazioni di depersonalizzazione,

cambiamenti significativi del proprio comportamento in conseguenza degli attacchi, con evitamento attivo delle situazioni in cui teme che essi possano verificarsi.

Generalmente si instaura un circolo vizioso in quanto i sintomi mentali e cognitivi peggiorano i sintomi fisici e viceversa.

La frequenza e la gravità degli attacchi di panico sono ampiamente variabili.

L’Attacco di Panico

in particole il primo episodio viene vissuto come un’ esperienza terribile, improvvisa ed inaspettata, e non è infrequente che il soggetto, terrorizzato, si rechi al pronto soccorso.

Immediatamente la paura di un nuovo attacco di panico diventa dominante e tale  “paura della paura” è responsabile della tendenza all’evitamento di tutte le situazioni ritenute pericolose ed il paziente diviene schiavo del suo disturbo, costringendo spesso tutti i familiari ad adattarsi di conseguenza, a non lasciarlo mai solo e ad accompagnarlo ovunque, con l’inevitabile senso di frustrazione che può sfociare, a sua volta, ad una depressione secondaria.

Le limitizioni

Talvolta, diventa praticamente impossibile uscire di casa da soli, viaggiare in treno, autobus, aereo, metropolitana o guidare l’auto, guidare nei tunnel, sui ponti stare in mezzo alla folla o in coda, in banche, ascensori, supermercati.

Simili modalità di comportamento risultano, quindi, molto limitanti per la vita del soggetto e responsabili, in alcuni casi, anche di serie difficoltà nei rapporti interpersonali.

Gli attacchi di panico, come alcune forme di ansia e di depressione, sono la formula più comune è più diffusa per esprimere una difficoltà di adattamento alla realtà.

Un rifiuto all’adesione omologata, una ribellione del vero sè all’appiattimento.

Il farmaco svolge un ruolo accessorio e di supporto nella fase più grave, tuttavia è il solo vero ascolto attraverso l’analisi e l’esperienza della vita stessa, che riattiva le risorse individuali, quando la situazione non è ancora cronicizzata.

La terapia

quindi, si propone di individuare gli eventi che scatenato gli attacchi di panico nell’individuo, coglierne i vissuti correlati e il significato che questi eventi assumono nella narrazione di vita dello stesso.

La persona che comprende di avere un problema, ad esempio espresso negli attacchi di panico, che  impedisce la spontanea espressione di tutte le sue potenzialità è una persona che soffre e ha sofferto, la sua storia di vita lo ha portato a trovare forme di adattamento che si rivelano poi essere la fonte del sintomo.

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RIAPERTURA STUDIO VIA SAN VITO, 6 – MILANO

RIAPERTURA STUDIO VIA SAN VITO, 6 – MILANO

Vi informo che da lunedi 8 giugno sarà possibile riprendere le sedute in studio.
Per la sicurezza e la tranquillità di tutti sono previsti i seguenti cambiamenti:

gli eventuali dispositivi di sicurezza, come le mascherine e il gel disinfettante, si potranno trovare in studio qualora ne siate sprovvisti.

Le poltrone saranno distanziate di più 2 metri e le finestre saranno socchiuse per garantire il ricircolo dell’aria pur garantendo la privacy.

Non sarà misurata la temperatura ma vi chiedo di comunicarmi anticipatamente eventuali sintomi, in questo caso la seduta potrà essere effettuata on-line e per nessun motivo sarà sospeso il sostegno psicologico.

E’ possibile (anzi preferibile) nei mesi di giugno e luglio, fissare appuntamenti il sabato pomeriggio, oltre al lunedi il martedi e il giovedi in orari da concordare.

Sempre da lunedi 8 giugno e fino a fine luglio, chi decide di proseguire le sedute on-line avrà una riduzione della parcella del 20% (non cumulabile con riduzioni già in essere).

La prima seduta è consigliabile effettuarla di persona in studio e poi decidere di comune accordo se è il caso di proseguire il percorso on-line ma è comunque possibile, con accordi comuni, effettuare, in modalita video, anche la prima seduta.

Sarà fatto tutto il possibile per soddisfare tutte le richieste.

Donato Saulle
cell. 3477966388

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Dott. Donato Saulle

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Psicologo Milano – Via San Vito, 6 (angolo Via Torino) – MILANO – Cell. 3477966388

IL PASSATO

IL PASSATO

«Modificare il passato  non è modificare un fatto isolato;
è annullare le sue conseguenze,
che tendono ad essere infinite.
In altre parole:
è creare due storie nuove e universali.»

Jorge Luis Borges

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Dott. Donato Saulle

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Jorge Francisco Isidoro Luis Borges Acevedo  (Buenos Aires, 24 agosto 1899 – Ginevra, 14 giugno 1986) è stato uno scrittore, poeta, saggista, traduttore, filosofo e accademico argentino.

Le opere di Borges hanno contribuito alla letteratura filosofica e al genere fantastico.

È ritenuto uno dei più importanti e influenti scrittori del XX secolo, ispirato tra gli altri da Macedonio Fernández, Rafael Cansinos Assens, dalla letteratura inglese (Chesterton, Kipling, Stevenson, Wells, De Quincey, Shaw), da quella tedesca (Schopenhauer, Heine, Kafka) e dal taoismo.

Narratore, poeta e saggista, è famoso sia per i suoi racconti fantastici, in cui ha saputo coniugare idee filosofiche e metafisiche con i classici temi del fantastico (quali: il doppio, le realtà parallele del sogno, i libri misteriosi, gli slittamenti temporali), sia per la sua più ampia produzione poetica, dove, come afferma Claudio Magris, si manifesta “l’incanto di un attimo in cui le cose sembra stiano per dirci il loro segreto”.

LIBRI DA ASCOLTARE

LIBRI DA ASCOLTARE

In questo periodo di particolare inattività per molti può non essere utile passare troppo tempo seguendo in tv o alla radio aggiornamenti costanti che procurano ansia e stati di confusione che non aiutano a mantenere la necessaria calma e razionalità per fronteggiare il momento che stiamo vivendo in modo adeguato.

E’ utile aggiornarsi magari una sola volta al giorno tramite i canali ufficiali per conoscere l’evolversi della situazione e le misure da adottare senza necessariamente seguire in modo ansiogeno informazioni minuto per minuto.

Per questo motivo voglio condividere questa iniziativa del sito della Rai dove si possono ascoltare libri letti da attori molto bravi.

Potrebbe essere molto utile e piacevole concedersi momenti di distrazione non banale.

Il sito è questo:

www.raiplayradio.it

Si possono trovare molti libri di autori diversi; a me sono piaciuti questi:

Il gelo di Romano Bilenchi letto da Sandro Lombardi

Il barone rampante di Italo Calvino letto da Manuela Mandracchia

Metello di Vasco Pratolini letto da Alessandro Benvenuti

Doppio sogno di Arthur Schnitzler letto da Marco Foschi

Memorie del sottosuolo di Fëdor Dostoevskij letto da Chiara Guidi

Le notti bianche di Fëdor Dostoevskij letto da Alessandro Benvenuti

Buon ascolto.

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Dott. Donato Saulle

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Psicologo Milano – Psicoterapeuta – Via San Vito, 6 (angolo Via Torino) – MILANO  – Cell. 3477966388blu psicologo milano

     

Immagine di copertina: Jacek Yerka, 1952 ~ Sogno Surrealista

PRIMO COLLOQUIO GRATUITO SOLO PER SABATO 25 GENNAIO 2020

PRIMO COLLOQUIO GRATUITO SOLO PER SABATO 25 GENNAIO 2020

Attualmente il primo colloquio ha una durata e un costo uguale ad ogni altro colloquio anche se, in alcuni casi può essere molto più impegnativo  per il professionista e trasformativo per il paziente.

Tuttavia a volte viene data la possibilità di usufruire di un colloquio e un incontro conoscitivo non retribuito. Solo per sabato 25 gennaio 2020 dalle ore 17:00 alle ore 19:00 viene messa a disposizione la possibilità di poter ususfruire di un primo colloquio psicologico gratuito presso lo Studio di Via San Vito, 6 di Milano.

La durata è di 50 minuti.

E’ necessaria la prenotazione che si può effettuare in una delle seguenti modalità:

– inviare una mail all’indirizzo: info@donatosaulle.it
– inviare un SMS al numero: 3477966388
– telefonare direttamente al numero: 3477966388

in tutti i casi verrà richiesto di specificare:

nome
cognome
anni
numero di telefono

Lo studio effettua solo colloqui di psicologia o di psicoterapia individuali con pazienti maggiorenni.

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“Utilizzo una modalità di intervento orientata a sviluppare le potenzialità umane e la riduzione del disagio nel rispetto delle inclinazioni e delle caratteristiche personali”

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Primo colloquio

Durante il primo colloquio si tratterà di presentarsi, verificare e ri-conoscere chi è l’altro che abbiamo di fronte, di comprendere il suo modo di entrare in relazione, le sue dinamiche, la modalità con cui poter lavorare insieme.

Compito del terapeuta sarà quello di aiutare la persona a circoscrivere le aree problematiche che l’hanno portata a chiedere aiuto, fornirle la forza per iniziare questo nuovo percorso e cominciare a trasmetterle un’idea iniziale di intervento sul problema.

Dall’altra parte, l’utente potrà usufruire di questo incontro per accertarsi che il professionista gli trasmetta un senso di accoglienza, preparazione e fiducia, componenti basilari per la costruzione di un buon rapporto terapeutico e quindi di una buona terapia.

Ogni psicoterapeuta elabora un modello di interazione adatto a sé e alla persona che ha di fronte, modello che tuttavia varia al variare dello stile comunicativo dei partecipanti, influenzato inevitabilmente dalla comunicazione bilaterale e dall’imprescindibile risultato scaturito dalle due personalità che si incontrano.

Chiedere, anche con un solo colloquio, il parere di uno psicoterapeuta, significa avere la totale riservatezza garantita dal segreto professionale e l’opinione di un professionista per tutti quei problemi che non si riescono a risolvere da soli.

ACCANTO A TE

ACCANTO A TE

Accanto a te non ho nulla di cui scusarmi,
nulla da cui difendermi,
nulla da dimostrare: trovo la pace…
Al di la’ delle mie parole maldestre
tu riesci a vedere in me semplicemente l’uomo.”

Antoine de Saint-Exupéry – Il Piccolo Principe 

Antoine de Saint-Exupéry 

Antoine de Saint-Exupéry

Antoine Jean Baptiste Marie Roger de Saint-Exupéry, (Lione, 29 giugno 1900 – Isola di Riou, 31 luglio 1944), è stato uno scrittore, aviatore e militare francese.

È conosciuto nel mondo per essere stato l’autore del famoso romanzo Il piccolo principe, che è il testo più tradotto di narrativa più tradotto al mondo.

La sua scomparsa nel corso di un volo di ricognizione, avvenuta sul finire della guerra, restò per molti anni misteriosa, finché nel 2004 venne localizzato e recuperato il relitto del suo aereo, nel mare antistante la costa marsigliese.

MEMORIA E CARATTERE - dONATO sAULLE - pSICOLOGO - PSICOTERAPEUTA mILANO - CELL. 3477966388

MEMORIA E CARATTERE

MEMORIA E CARATTERE

In un articolo frequentemente citato, Tulving (1985), dopo aver esaminato la letteratura dedicata alla memoria, ha teorizzato che vi sono tre tipi di memoria ai quali ci affidiamo nelle nostre interazioni quotidiane con il resto del mondo.

Queste tre tipologie sono la memoria episodica, semantica e procedurale.

La memoria episodica

è la memoria relativa agli episodi che si verificano in ogni momento durante la nostra vita, mentre raccogliamo un insieme di eventi che consideriamo, per un qualche motivo, importanti da ricordare.

Essa (la memoria episodica) ci consente di acquisire e conservare delle cognizioni basate su eventi individuali vissuti personalmente, e di richiamarle alla mente o, più precisamente, di ricostruire relazioni temporali legate al tempo soggettivo, in modo tale da richiamare eventi o “tornare indietro nel tempo”, come scrive Tulving (1985).

Quindi la memoria episodica agisce in presenza di consapevolezza.

Per spiegarlo con un esempio personale, io (Todd Burley) ricordo chiaramente un episodio che mi ha insegnato molto in merito alle distanze e alla concretezza, quando avevo due o tre anni e la mia famiglia si era trasferita da Miami a Cali, in Colombia, dove mio padre lavorò per un paio di anni.

I miei genitori mi avevano spiegato che le mie nonne, per me all’epoca molto importanti, si trovavano “al di là dell’acqua”, il Mare dei Caraibi.

Si immagini la mia frustrazione quando ad un’uscita per un picnic mi misi ad osservare un piccolo ruscello ai piedi della collina dove eravamo.

I miei genitori “inspiegabilmente” non mi permisero di attraversare il ruscello per incontrare le mie nonne, che per me si trovavano, in modo abbastanza ovvio, “al di là dell’acqua”.

La memoria semantica

è il risultato dell’astrazione e della sintesi di ciò che si è appreso a partire da una serie di eventi o episodi caratterizzati da una certa somiglianza.

La memoria semantica è responsabile della “rappresentazione interna” di stati della propria esperienza che non sono presenti a livello percettivo.

Essa permette, quindi, all’individuo di creare rappresentazioni del mondo che possono essere manipolate senza nessun comportamento manifesto.

Quindi la memoria semantica opera in presenza di consapevolezza.

Una persona potrebbe, ad esempio, concludere, sulla base di un certo numero di osservazioni o “episodi”, che i venditori di auto usate sono soliti ingigantire gli aspetti positivi di una macchina usata, minimizzandone al contempo gli aspetti negativi.

Si è raggiunta una conclusione generale che non verrà riesaminata.

Perciò, se la persona sentisse parlare di un’eccellente automobile usata, potrebbe saltare a quella conclusione senza pensarci, senza informarsi maggiormente circa la situazione, perdendo forse un’ottima opportunità.

La memoria procedurale

La memoria procedurale, la forma di memoria più importante per la psicoterapia, è la memoria che si occupa “di come vanno le cose”, o “di come mi comporto” in certe situazioni, “di come va il mondo” e “di cosa è collegato a cosa”.

Quindi la memoria procedurale permette all’individuo di acquisire e conservare le connessioni apprese tra stimoli e risposte, così come tra un modello complesso di stimolo e una catena di risposte, in modo che l’individuo possa rispondere alla situazione in modo adattivo.

In un certo senso, si tratta di una memoria legata al “come” del “fare ed essere” fenomenologico.

La memoria procedurale agisce senza che vi sia consapevolezza.

Quando io (Todd Burley) ero bambino e da ragazzo, la mia famiglia si rallegrava moltissimo della mia reattività e del mio entusiasmo di fronte alle sorprese e agli eventi per me importanti che si presentavano.

Io mi sentivo sempre più a disagio nel ritrovarmi osservato in quel modo, fino a che imparai a dissimulare le mie reazioni.

Come premio del mio successo, ho passato parecchio tempo in terapia ad imparare come “mostrare” nuovamente le mie reazioni, quando la situazione era compatibile con una tale risposta.

Il motivo per cui risultava così difficile invertire il processo è che avevo imparato così bene la risposta della sottrazione al contatto in quei momenti speciali da non avere più consapevolezza dell’atto del nascondere, che compivo “automaticamente”.

Il cervello

Il cervello funziona in modo da rendere automatici tali comportamenti e tali processi cognitivi a causa della sua inefficienza ed incapacità a considerare ogni situazione come “nuova”.

Esso deve conservare le sue risorse processuali per ciò che non è usuale e non è mai stato incontrato prima.

In più ha bisogno di efficienza e velocità per affrontare le molte situazioni apparentemente spontanee.

Se una situazione attuale è sufficientemente simile ad una situazione passata, la memoria procedurale guiderà la nuova situazione.

Nel mezzo di questo processo il cervello sta compiendo ciò che gli psicologi cognitivi chiamano elaborazione distribuita parallela (parallel distributed processing), al fine di organizzare e pianificare, attingere alla memoria degli eventi passati che sono stati rappresentati verbalmente o esperienzialmente, accedere alla memoria procedurale ed eseguire le azioni.

Relazione tra i tre tipi di memoria

La relazione tra i tre tipi di memoria diventa evidente se si comprende che la memoria semantica ed episodica sono le componenti di base della memoria procedurale.

La memoria episodica, quindi, è collegata alla modalità di apprendimento progressivo, la memoria semantica alla ristrutturazione dell’apprendimento, e la memoria procedurale si lega all’apprendimento finalizzato alla regolazione e all’automatizzazione del comportamento.

La memoria procedurale richiede un’esplicita risposta esterna, mentre quella semantica ed episodica possono basarsi semplicemente sull’osservazione.

Altri ricercatori e teorici hanno raggiunto conclusioni analoghe.

Ad esempio, Squire (1986) ha suddiviso i sistemi di memoria

in memoria dichiarativa (episodica e semantica), legata alle cose che possono essere dette, e

non dichiarativa (procedurale), per ciò che non riguarda il discorso.

Schacter (1995) ha parlato di memoria implicita facendo riferimento agli stessi processi della memoria procedurale.

Ciò che è interessante notare è che i diversi ricercatori, benché propongano configurazioni leggermente differenti del concetto di memoria e della sua descrizione, giungono comunque alle stesse conclusioni relativamente alla natura di un tipo di memoria che non è oggetto di consapevolezza ma appare ugualmente in grado di guidare i nostri comportamenti al verificarsi di situazioni simili a precedenti già incontrate e “padroneggiate”.

La natura della consapevolezza varia in ogni caso.

Consapevolezza

Notiamo che la memoria episodica è basata sulla conoscenza e la consapevolezza di sé. Quella semantica si basa sulla conoscenza di cose o idee traducibili verbalmente.

E la memoria procedurale si ha senza consapevolezza.

Semplicemente, non si è consapevoli dell’elaborazione di un certo tipo di risposta ad un livello conscio.

Ad esempio, quando un individuo agisce in modo ossessivo, agisce senza la consapevolezza di ciò che sta facendo.

Si porta avanti il processo ossessivo senza riflessione – in modo automatico e senza pianificazione o previsione.

La tabella 1 esplicita chiaramente alcune di queste relazioni.

Dopo aver descritto il concetto gestaltista di processo e l’importanza della memoria procedurale, riteniamo importante discutere come viene acquisita la memoria procedurale rilevante per la struttura caratteriale.

Tabella 1. Caratteristiche della memoria in Tulving (1985)

In ogni discorso serio sulla memoria e sul processo caratteriologico è necessario tenere conto della prima infanzia.

Gli studi sugli infanti sono una grande sfida, a causa della velocità dei cambiamenti nello sviluppo e della diversità tra i differenti individui.

La ricerca è stata, tuttavia, in grado di fornire delle prove relative alla memoria e apprendimento infantile che possono esser istruttive da comprendere nella prospettiva di come si sviluppano i fondamenti della struttura caratteriale.

Carattere

La teoria suggerisce che tra i 5 e i 7 anni il carattere sia completamente formato.

Questo fenomeno precoce rende l’apprendimento e la memoria infantile estremamente importante per le relazioni e per i comportamenti futuri. Inoltre, questo apprendimento precoce può essere adattivo rispetto all’ambiente in quel momento, ma non adattivo dal punto di vista di altre relazioni o ambienti che si presentino successivamente nella vita.

La crescita immensa in termini di sviluppo durante questo periodo implica anche il fatto che una quantità considerevole di memoria procedurale venga codificata.

Come osservato più sopra, le memorie procedurali immagazzinate in tale periodo sono significative per tutta la vita, poiché dirigono ed influenzano i comportamenti, le cognizioni, le emozioni del bambino, andando a costituire perciò il modo o la via caratteriologica di risposta nella vita adulta.

Ciò si vede in maniera più specifica nel modo in cui queste prime esperienze di memoria procedurale formano la struttura dei legami e delle relazioni interpersonali.

Paley e Alpert (2003) hanno chiarito questo aspetto nel loro articolo dedicato ai traumi infantili.

Gli autori di quell’articolo hanno incoraggiato i medici a considerare più seriamente il significato dei traumi infantili, occupandosi delle manifestazioni di memoria potenziale, in forma di modelli comportamentali, somatici, cinestetici e verbali, presenti nei loro pazienti.

Perciò è importante essere consapevoli della rilevanza del problema dell’apprendimento e della memoria infantile al fine di una migliore comprensione e di una migliore relazione con il cliente adulto.

Periodo preverbale

Dobbiamo ricordare, comunque, che la memoria procedurale sedimentata nell’infanzia, o nel periodo preverbale, potrebbe essere la più difficile da far riemergere nella coscienza dal momento che il linguaggio verbale è la nostra modalità tipica in psicoterapia.

È difficile scavare verbalmente nelle nostre esperienze preverbali (Balint, 1968).

Il problema della ricerca in quest’area è stato di scoprire in che modo e quale misurazioni effetturare sugli infanti, e ciò ha ostacolato la comprensione delle capacità complessive degli infanti e del modo in cui il loro apprendimento influenzi lo sviluppo del carattere nella vita.

Alcune delle difficoltà di queste ricerche risiedono nel fatto che gli infanti e i bambini – di età inferiore ai tre anni – devono avere a che fare con un tipo di memoria preverbale.

Il linguaggio verbale

Il linguaggio verbale ci permette di condividere l’esperienza, di portarla a consapevolezza, e di confrontarci con le nostre situazioni e la nostra identità sociale.

Mentre il linguaggio rende la consapevolezza più accessibile per la comunicazione con gli altri, il linguaggio stesso non è necessario per l’apprendimento o la memoria, né l’interazione sociale è una una causa di per sé.

Il significato degli eventi è determinato dal nostro luogo e dal nostro ruolo negli eventi stessi, che è stabilito dalla possibilità di ricordare (Nelson, 1994).

È ben documentato il fatto che più un adulto è esposto ad un evento, più alta è la probabilità che l’evento venga appreso e conservato nella memoria (Underwood, 1969).

Ricerca

La ricerca con gli infanti e i bambini sottolinea questo fatto e indica che l’addestramento o la ripetizione fisica di un evento rafforza la memoria (Rovee-Collier, Evancio, & Earley, 1995).

Al contrario del modello iniziale dello sviluppo elaborato da Piaget (1952), nel quale il bambino è descritto come incapace di trattenere rappresentazioni mentali,

ricerche più recenti hanno dimostrato che gli infanti di tre mesi sono in grado di codificare, immagazzinare, e richiamare alla mente ricordi (Rovee-Collier, 1996).

Dalla seconda metà del primo anno di vita, gli infanti non solo manifestano l’influenza di esperienze precedenti attraverso comportamenti quali guardare più a lungo o colpire con più decisione oggetti familiari, ma dimostrano anche la capacità di richiamare alla memoria eventi specifici o episodi del passato (Rovee-Collier, 1997).

Questa ricerca rivela che più un infante o un bambino ha esperienza di un evento, più forte sarà la memoria di quell’evento.

Perciò gli adulti incontreranno frequentemente esperienze o frammenti di esperienze che riattiveranno, direttamente o indirettamente, ricordi dell’infanzia.

Inoltre, queste memorie che influenzeranno il comportamento possono verificarsi in presenza o in assenza di consapevolezza da parte dell’adulto poiché si tratta di una risposta ripetitiva e abituale (memoria procedurale) alla situazione.

Di conseguenza l’adulto potrebbe essere più o meno consapevole del suo modello di risposta (Sheffied & Hudson, 1994).

Quando si lavora con gli infanti e con chi si occupa di loro, si trova che i modelli di interazione che permettono di prevedere i modelli di relazione risultano evidenti all’inizio della relazione.

Queste interazioni, positive o difficili che siano, influenzeranno le relazioni interpersonali future.

In effetti, queste interazioni infantili sono cruciali e fondative poiché svolgono la funzione di primo apprendimento da parte dell’infante e vanno a costruire interazioni analoghe a quelle di tipo “riflessivo” per mezzo della memoria procedurale che influenzerà le relazioni interpersonali per tutto il corso dell’esistenza.

In più, queste interazioni riflessive operano al di fuori della consapevolezza (nella memoria procedurale), e risultano così difficili da riconoscere e modificare.

Livello di eccitamento

Un importante fattore per l’apprendimento e la creazione della memoria è dato dallo stato o dal livello di eccitamento nel quale l’apprendimento avviene e dal modo in cui questo stato viene regolato.

Da infanti, disponiamo di sei stati possibili: sonno profondo, sonno attivo, dormiveglia, attenzione, attenzione attiva e pianto.

Lo stadio di attenzione è uno stadio ottimale per interazioni efficaci, per l’apprendimento e la codificazione (Gunzenhauser, 1987).

Perciò, gli infanti che hanno difficoltà a conseguire e mantenere un buono stato di allerta possono anche manifestare un minore apprendimento, con fluttuazioni in ciò che è codificato e nel modo in cui ciò risulterà significativo o giocherà un ruolo particolare più tardi nel corso della vita.

Per esempio, gli infanti con una regolazione modesta e un grado di attenzione molto limitato manifestano spesso una risposta significativamente più ridotta o maggiore rispetto alle richieste ambientali.

Ciò si può tradurre in una bassa soglia di stimolazione o un bisogno di sovrastimolazione da adulti.

Questa difficoltà nella regolazione dello stato e nella conservazione dell’attenzione spesso si traduce in relazioni interpersonali problematiche, caratterizzate da problemi di comunicazione e di attaccamento o di intimità, che spesso inducono ad auto-medicazioni o ad altre strategie per superare queste difficoltà.

È stato sostenuto un argomento per il quale può darsi che si abbia esperienza e ricordo a breve termine di eventi durante l’infanzia, ma ciò non si conserverebbe a lungo termine e nella memoria procedurale.

Recenti studi hanno comunque dimostrato che gli eventi nell’infanzia sono richiamati alla mente da bambini e adulti (Boyer, Barron, & Farrar, 1994).

Uno di questi studi (Bauer, Hertsgaard, & Dow, 1994) ha scoperto che gli eventi nuovi sono significativi per la memoria a lungo termine a partire dall’età di 1\2 anni, per conoscenze conseguite ad 8 mesi.

Questi dati suggeriscono che la memoria infantile è duratura e accessibile nel tempo (Bauer, 1996). McDonough e Mandler (1994) hanno compiuto uno studio con bambini di 22-23 mesi che, a distanza di un anno, erano in grado di ricordare azioni familiari ma non eventi nuovi.

Sheffield e Hudson (1994) hanno sottolineato ulteriormente l’impatto della memoria e dell’apprendimento.

Hanno preso in esame bambini di 14 e 18 mesi a cui veniva mostrato la codifica associativa di componenti di un evento.

I loro ricordi a quell’età risultano associativi poiché non richiedevano ulteriori esperienze per portare a termine il compito, ma se veniva fornito loro un modello, i bambini erano in grado di ricordare componenti apparentemente dimenticate dell’evento.

Di conseguenza, il contesto da solo può richiamare la memoria procedurale.

Questo suggerisce che queste esperienze iniziali della vita possono riflettersi nella semantica adulta, nella conoscenza del mondo indipendente dal contesto (Hayne & Findlay, 1995).

Struttura caratteriale adulta

Come si collega ciò con la nostra struttura caratteriale adulta?

Un legame importante tra l’apprendimento infantile e la struttura caratteriale adulta è manifesto nello studio dei processi di attaccamento e di interruzione, così come nello sviluppo del sé.

Perché si sviluppi, l’infante deve essere in grado di conseguire una connessione e il rispecchiamento da parte dell’adulto, spesso dalla madre.

Inoltre, i nostri legami di attaccamento nell’infanzia sono importanti nel determinare le nostre competenze successive in merito ai legami.

Questi primi legami sono significativi per il processo di sviluppo del sé e della struttura del carattere. In base al modello di Piaget (1952), si è sostenuto che lo sviluppo del sé si verifichi attorno ai 6/7 anni.

Sulla base di ricerche più recenti, ora si sposta questo fenomeno al secondo anno di vita, e ci sono alcuni indizi che possa cominciare all’inizio del primo anno insieme alla differenziazione del sé dagli altri e con l’inizio della permanenza oggettuale (alcune teoria hanno osservato che un senso del sé inizia a stabilirsi nel momento in cui si presentano discriminazioni e differenze).

Sappiamo che gli infanti reagiscono se vengono toccati sulla guancia, ma è sorprendente che, nelle prime due settimane di vita, non reagiscano al loro tocco (Rochat & Hesbos, 1997).

Mentre a prima vista può sembrare poco significativo l’essere consapevoli del momento in cui si forma la coscienza di sé, questo influisce in realtà sul nostro lavoro con il paziente adulto.

Il nostro paziente potrebbe, infatti, avere a che fare con interruzioni nel processo di formazione e risoluzione delle convinzioni sviluppate, come accade di frequente, nell’infanzia.

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Dott. Donato Saulle

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Testo di:
Todd Burley
Department of Psychology, Loma Linda University
Gestalt Associates Training—Los Angeles
M. Catherin (Kiti) Freier
Department of Psychology, Loma Linda University
Department of Pediatrics, Loma Linda University

Trad. Donato Saulle

Immagine: Rafael Araujo

Video di seguito: L’equazione di Dirac