News

IL TEMPO DEL CAMBIAMENTO – Quanto dura una psicoterapia

IL TEMPO DEL CAMBIAMENTO – Quanto dura una psicoterapia

Ricostruendo, attraverso la psicoterapia, la sua storia al di fuori delle lusinghe narcisistiche dell’autobiografia, il soggetto riordina le contingenze passate attribuendo loro il senso di necessità future.

Connettendo passato e futuro la storia si fa progetto senza scadere nel delirio onnipotente.
Il tempo del soggetto è dunque il futuro anteriore, quel “sarà stato” che scandisce la terapia.

Solo attraverso l’esaustione di tutte le impossibilità il soggetto accede a quei pochi gradi di libertà con i quali può esercitare il suo residuo potere”.
Silvia Vegetti Finzi

Quanto dura una psicoterapia

La durata di una psicoterapia è molto variabile e dipende da numerosi fattori: da quanto tempo la persona ha sopportato da sola il problema, la complessità del problema, la condizione emotiva del paziente al momento della richiesta e le sue possibilità economiche.

Spesso si pensa che i problemi di tipo psicologico necessitino di un intervento lungo e costoso.

Con un percorso di psicoterapia integrata a volte il problema si sblocca in poche sedute permettendo alla persona di recuperare la fiducia nelle proprie capacità personali.

Inoltre nessun paziente viene sequestrato dal suo terapeuta; bensì decide sempre in maniera autonoma e certo, se vuole, insieme al terapeuta, di poter scegliere il momento più adatto in cui sospendere o interrompere il suo percorso.

Chiaramente più sono complessi gli obiettivi e le situazioni che la persona si prefigge di raggiungere, di superare o comprendere e più probabilmente sarà necessario impegnare del tempo per raggiungerli.

A volte però è necessario essere supportati soltanto per un breve tratto del proprio percorso di vita.

Nel mio caso comunque la scelta di rinnovare ogni volta l’incontro terapeutico è sempre del paziente che scieglie, in totale libertà, di valutare e decidere se proseguire o interrompere il percorso psicologico o psicoterapeutico proposto anche senza dare formale comunicazione allo psicoterapeuta.

Chiedere, anche con un solo colloquio, il parere di uno psicoterapeuta, significa avere la totale riservatezza garantita dal segreto professionale e l’opinione di un professionista per tutti quei problemi che non si riescono a risolvere da soli.

Ogni seduta deve essere considerata come incontro unico e rinnovabile solo fissando un nuovo appuntamento.

E’ opportuno comunque riflettere sul fatto che un percorso terapeutico è un percorso di conoscenza di sè che è utile affrontare con serietà.

La psicoterapia

La psicoterapia è una terapia della parola; è l’arte di saper dare il giusto nome alle istanze della psiche per donare un senso nuovo, più profondo e più ampio alla propria biografia e alla propria storia.
E’ essenzialmente un percorso di conoscenza di sè stessi che porta anche a imparare a rispettare i propri tempi interni.

Jung diceva che: “tutto ciò che ha valore esige tempo e richiede pazienza” affinchè le parole dette e ascoltate diventino memoria.

blu psicologo milano

Dott. Donato Saulle

meccanismi psicologo milano

blu psicologo milano

Psicologo Milano – Psicoterapeuta – Via San Vito, 6 (angolo Via Torino) – MILANO  – Cell. 3477966388blu psicologo milano

     

“Utilizzo una modalità di intervento orientata a sviluppare le potenzialità umane e la riduzione del disagio nel rispetto delle inclinazioni e delle caratteristiche personali”

blu psicologo milano

LA LINGUISTICA DI SAUSSURE

LA LINGUISTICA DI SAUSSURE

Ferdinand de Saussure

(1857 – 1913) è stato un linguista e semiologo svizzero. È considerato uno dei fondatori della linguistica moderna, in particolare di quella branca conosciuta con il nome di strutturalismo.

Linguistica

La linguistica è lo studio delle lingue, nella loro storia, nelle loro strutture e nei loro rapporti con la storia della cultura.

La linguistica di Saussure

Il segno linguistico è un’entità a due facce; è espressione linguistica e contenuto concettuale. Esso è arbitrario e convenzionale. La linguistica teorica non deve occuparsi del rapporto della lingua con oggetti extralinguistici ma della sintassi, dei rapporti tra i segni linguistici, e della morfologia, dei rapporti associativi tra gli elementi del lessico.

La semantica riguarda l’organizzazione peculiare del lessico di una lingua. Qui il concetto di struttura o sistema ha un grande rilievo. Se è vero infatti che la lingua è un sistema, ogni espressione (significante) e ogni contenuto (significato) ha un valore all’interno del sistema della lingua.

Ogni comunità linguistica sviluppa in modo diverso la terminologia di un campo concettuale.

Dopo anni si sono sviluppati vari modi di concepire lo studio dei significati delle voci lessicali: come studio dei vari modi in cui le lingue strutturano il mondo; come studio dei modi in cui lo stesso campo concettuale è strutturato in varie voci. La prima ipotesi rispecchia il punto di vista strutturalista; con la seconda si ammette che esistano componenti concettuali comuni alle specie umana.

Uno dei modi più diffusi di analisi della struttura del lessico è stata l’analisi componenziale, cioè la scomposizione dei significati delle parole in elementi minimi di significato chiamati tratti semantici o primitivi semantici.

blu psicologo milano

Dott. Donato Saulle

Panico Psicologo Milano

blu psicologo milano

Via San Vito, 6 (angolo Via Torino) – MILANO – Cell. 3477966388depressione psicologo milano

Fonti:
Dott. Domenico Valenza

Studio di psicologia e psicoterapia Donato Saulle

Lo studio di Psicologia e Psicoterapia si trova in Via San Vito, 6 a Milano.
La Via San Vito è facilmente raggiungibile con le fermate MM di Duomo e di Missori e si trova in zona Carrobbio – Colonne di San Lorenzo verso la fine di Via Torino.
Nelle vicinanze si trova un parcheggio custodito.

Chiedere, anche con un solo colloquio, il parere di uno psicoterapeuta, significa avere la totale riservatezza garantita dal segreto professionale e l’opinione di un professionista per tutti quei problemi che non si riescono a risolvere da soli.

Chiedi informazioni in qualsiasi momento e senza impegno chiamando il numero 3477966388 o inviando una mail a info@donatosaulle.it

“Utilizzo una modalità di intervento orientata a sviluppare le potenzialità umane e la riduzione del disagio nel rispetto delle inclinazioni e delle caratteristiche personali”

blu psicologo milano

Dott. Donato Saulle

Panico Psicologo Milano

 

KAIROS – LE RADICI DELL’ANSIA

KAIROS – LE RADICI DELL’ANSIA

καιρός significava nell’antica Grecia  “momento giusto o opportuno”.
Gli antichi greci avevano due parole per il tempo, χρονος (Kronos) e καιρος (Kairòs).

La prima si riferisce al tempo logico e sequenziale, la seconda significa “un tempo nel mezzo”, un momento di un periodo di tempo indeterminato nel quale “qualcosa” di speciale accade.

Mentre Kronos è quantitativo, Kairòs ha una natura qualitativa.

Come divinità Kairòs era semi-sconosciuto, la sola testimonianza di un culto di Kairos si riferisce ad un altare in Olimpia. In un epigramma dell’Antologia Palatina si dice che Menandro chiamò nume Kairos mentre Kronos era considerato la divinità del tempo per eccellenza.

E così, nella nostra società, abbiamo aderito solo al primo e abbiamo completamente dimenticato il secondo.

L’ansia che è tipica del nostro tempo altro non è, in definitiva, che una ribellione. La formula più comune e più diffusa del corpo per esprimere una difficoltà di adattamento a ritmi, riti e conformismi imposti dall’esterno. E’ una mancanza di integrazione del tempo esterno con il proprio, personale e unico tempo interno. Mancanza che non lascia spazio al pensiero che viene considerato, al contrario, una  perdita di tempo.

Così, banalmente concentrati sulla quantità del fare e omologati nell’appiattimento dell’avere, abbiamo perso la personale specialità e quindi la qualità dell’essere.

E’ forse dunque nella scelta tra Kronos e Kairòs che possono risalire le radici dell’ansia del mondo moderno.

                                                                           Dott. Donato Saulle

Psicologo Milano Donato Saulle

blu psicologo milanoPsicologo Milano – Psicoterapeuta -Via San Vito,6 (angolo Via Torino) – MILANO – Cell. blu psicologo milano

Fonti:
Enciclopedia Treccaniblu psicologo milano

L’ANIMA DI JUNG

L’anima di Jung

“La psicologia, ancor prima che costruzione teorica è, innanzitutto testimonianza del processo psicologico che, in ogni individuo, ha i tratti dell’unicità e dell’irripetibilità”.

Scrive Jung:

“la psicologia ha lo scopo di rendere la persona più consapevole del proprio processo psichico ma in senso più profondo non è una spiegazione di tale processo perchè ogni spiegazione del fatto psichico non può essere altro che lo stesso processo vitale della psiche”. La psicologia non è “nè biologia nè fisiologia nè alcun’altra scienza [ma] soltanto conoscenza della psiche o scienza dell’anima“.

Pertanto, continua Jung:

“chi vuole conoscere la psiche umana imparerà poco o nulla dalla psicologia sperimentale. Sarebbe per lui consigliabile riporre nel cassetto la scienza esatta, spogliarsi della toga del dotto, dire addio allo scrittoio e, armato di tutta la sua umanità, vagabondare per il mondo, attraverso gli orrori delle prigioni, dei manicomi e degli ospedali;

attraverso le tetre bettole di periferia, i bordelli e gli inferni del giuoco; attraverso i salotti della società elegante, la borsa, i raduni di partito, le chiese, i revivals e i riti estatici delle sette:

sperimenterebbe così sulla propria pelle l’amore e l’odio, la passione in tutte le sue forme;

tornerebbe arricchito di un sapere che i suoi fitti trattati non gli avrebbero mai dato, e sarà di miglior aiuto per i suoi pazienti, un vero conoscitore dell’anima umana.

Infatti, tra ciò che la scienza chiama “psicologia” e ciò che le persone, nella vita pratica, di ogni giorno, si attendono dalla “psicologia” si è scavato irrimediabilmente un abisso profondo”.

Consapevole dell’ineliminabile presenza del soggetto nel processo di costruzione del processo psicologico, Jung è dell’idea che ogni tentativo di descrivere la psiche conduca al riconoscimento non di una realtà oggettivamente data, ma solo di una prospettiva sulla psiche stessa.

Le acquisizioni della psicologia vengono quindi lette non come realtà assolute, ma come ipotesi, strumenti, modelli che, in quanto rappresentazioni, si danno relativamente e limitatamente a un determinato osservatore, la cui esperienza è filtrata – individualmente – dalla particolare tipologia psicologica a cui appartiene e – culturalmente – dal particolare momento del processo storico-scientifico in cui è inserito”.

Dott. Donato Saulle

Psicologo Milano Donato Saulle
blu psicologo milano

Psicologo Milano – Psicoterapeuta – Via San Vito,6 (angolo Via Torino) – MILANO – Cell. 3477966388blu psicologo milano

 Fonti:
– R. Bernardini. “Jung a Eranos – Il progetto della psicologia complessa”.  Franco Angeli Editore
– C.G. Jung. “Der Geist der Psychologie” (1947/1954), tr. it.: “Riflessioni teoriche sull’essenza della psiche”, in : Op. Vol. 8, p. 240
– C.G. Jung. “Uber die Archetipen kollektiven unbevuBten (1935/1954),  tr. it.: “Gli archetipi dell’inconscio collettivo” in Op. Vol. 9i pag. 29
– C.G.Jung. “Neue bahnen der Psychologie” (1912), tr. it.: “Vie nuove della Psicologia” in Op. Vol. 7 pag. 240

Immagine: Edward Hopper – Stanza sul mare

blu psicologo milano Ringrazio Alessandra Govoni per avermi segnalato l’interessante argomento.blu psicologo milano

C.G. Jung

INGRATITUDINE – LE PERLE AI PORCI

INGRATITUDINE – LE PERLE AI PORCI

L’ingratitudine è la caratteristica di chi è ingrato.

Quindi la persona non grata ha come disposizione naturale il dimenticare e il non ricambiare, neppure con il sentimento, il beneficio ricevuto.

Di conseguenza l’ingratitudine per alcuni individui è presente anche nelle relazioni sentimentali e negli affetti o come comportamento in determinate occasioni.

MARGARITAS ANTE PORCOS

Dunque la frase latina “Nolite dare sanctum canibus, neque mittatis margaritas vestras ante porcos, ne forte conculcent eas pedibus suis, et conversi dirumpant vos”

significa:

“Non date ciò che è prezioso ai cani e non gettate le vostre perle ai porci, perché non le calpestino e, rivoltandosi, vi sbranino”.

L’invito è quello di non sprecare le cose di valore, materiali o no, dandole a chi non è in grado di apprezzarle.

blu psicologo milano

Dott. Donato Saulle

Psicologo Milano Donato Saulle

blu psicologo milano

Psicologo Milano – Psicoterapeuta – Via San Vito, 6 (angolo Via Torino) – MILANO – Cell. 3477966388

blu psicologo milano

Tratto da:
www.treccani.it
Immagine: Pieter Bruegel il Vecchio – part. blu psicologo milano

CI SONO PIU’ ORIZZONTI DI QUELLI CHE VEDI

Ci sono più orizzonti di quelli che vedi

“C’è cambiamento solo dentro una relazione

A volte, nel corso della vita, possono esserci periodi in cui sembra non sia più possibile pensare a orizzonti nuovi, contesti ambientali, relazionali o famigliari diversi da quelli che si stanno vivendo in quel momento.
Ma la vita è continuo cambiamento e spesso in queste situazioni è necessario rivolgersi a un professionista, a uno psicoterapeuta, che sappia far recuperare quel senso, quel respiro più ampio in un orizzonte sconosciuto e fino a quel momento nemmeno immaginato.

Dott. Donato Saulle

meccanismi psicologo milano

blu psicologo milano

Psicologo Milano – Psicoterapeuta – Via San Vito,6 (angolo Via Torino) – MILANO – Cell. 3477966388

blu psicologo milano

Immagine: foto di Donato Saulle

TERAPIA DELLA GESTALT – La somma delle parti

TERAPIA DELLA GESTALT

“Il tutto è più della somma delle parti”

La parola d’origine tedesca Gestalt  tradotta in passato in modo inadeguato con il termine “forma”, corrisponde invece al significato di “struttura unitaria”, “configurazione complessiva”, termini questi più adeguati in quanto implicano anche un aspetto di organizzazione della forma percepita.
La terapia della Gestalt si inserisce tra le terapie umanistiche e nasce a New York nel 1950 circa dalle intuizioni di Friedrich Perls, psicoanalista tedesco, emigrato negli anni quaranta per motivi razziali in Sudafrica e poi negli Stati Uniti.

La vita di Perls è stata una sintesi continuamente rinnovata e rivitalizzata da un insieme vastissimo di esperienze umane sempre nuove e sempre diverse. La stessa cosa possiamo dire della sua terapia in quanto sarebbe molto difficile precisare quanto questo suo approccio terapeutico deve a questa o a quella filosofia a questa o a quella scuola. Inoltre le tecniche che sono nel tempo diventate celebri e utilizzate da altre teorie, oltre che in terapia della Gestalt, come la tecnica della sedia vuota, hanno portato la terapia della Gestalt ad essere identificata a volte con approssimazione con le sue tecniche e deprivata del suo imprescindibile sistema filosofico di riferimento. L’apparente purezza della sua pratica clinica basata sul quì e ora e sulla immediatezza, in alcuni casi sorprendente degli esiti, sembrano permettere di eluderne gli assunti teorici che si possono invece ritrovare come base per la terapia della Gestalt, nella Filosofia Esistenziale, nella Fenomenologia e nella Semantica.
Nei suoi scritti sulla terapia della Gestalt tuttavia Perls  che privilegiava uno stile e personale e creativo e che aveva una visione fondamentalmente eclettica e pluralista della terapia, pur citando le persone che hanno avuto influenza sul suo pensiero, non si è mai preoccupato di precisare che cosa esattamente aveva preso dall’uno o dall’altro. E’ più facile quindi inquadrare la terapia della Gestalt a posteriori, inquadrandola storicamente e cominciando con il considerarla una parte importante della Psicologia Umanistica che si rifà alle concezioni di Maslow, Carl Rogers, Rollo May, ma che in realtà è diventata il polo di aggregazione di idee e di correnti che hanno, rispetto alla Psicoanalisi classica, una presa di distanza che comunque non è mai contrapposizione frontale ma piuttosto esigenza di integrazione, superamento in una concezione più vasta.
Storicamente negli anni ’50 – ’60 l’orientamento è di tipo psicodinamico: il disturbo psichico è considerato in termini biomedici anche per le innovazioni farmacologiche del momento. Contemporaneamente è riconosciuta l’inadeguatezza dei manicomi. In questo periodo nascono nuovi modelli di riferimento; sociogenetici, comportamentali, umanistici, esistenziali e nuove psicoterapie: brevi, familiari, di gruppo, con tecniche differenti legate ai differenti disturbi.
In generale vi è una maggiore attenzione alla storia familiare, evolutiva e agli schemi adattivi messi in atto e che sono considerati fondamentali anche nella terapia della Gestalt.
Sullivan nel 1954 propone una teoria basata sulla nozione di campo relazionale secondo la quale la personalità individuale è un prodotto dell’interazione di campi di forza interpersonali, di contesti relazionali non solo reali ma anche immaginari, che agiscono come personificazioni interiori anche in situazioni di isolamento. In quest’ottica la terapia è demedicalizata, il rapporto medico-paziente non è più concepito secondo lo schema sano-malato ma come un tentativo di reciproca comprensione nel quale il terapeuta sviluppa un maggiore atteggiamento empatico e riconosce l’importanza delle determinanti ambientali e sociali.

L’elemento innovativo introdotto da Perls nella terapia della Gestalt fu di estrapolare i principi delle leggi di percezione applicandoli ad una dimensione esistenziale ed evolutiva dell’individuo e quindi alla possibilità di utilizzarli in psicoterapia.
Alcuni ricercatori della psicologia della percezione infatti come Koler e Wertheimer sostennero che c’è prima di tutto una formazione complessiva – che essi chiamano Gestalt (formazione della figura) – e che tutti gli altri pezzi isolati sono formazioni secondarie e formulano la teoria della Gestalt in questo modo:
“ci sono degli insiemi il cui comportamento non è determinato da quello dei loro singoli elementi ma dove i processi delle parti sono determinati dalla intrinseca natura del loro insieme. Questo è il significato della celebre frase il tutto è più della somma delle parti. Lo scopo della teoria della Gestalt è di determinare la natura di questi insiemi.”
La psicologia della Gestalt (vedi: “La psicologia della percezione“) identificava un processo percettivo unitario grazie al quale i singoli stimoli sarebbero integrati nel soggetto in una forma dotata di continuità.

Ciò che prima era stato considerato un processo passivo, il percepire, veniva ad essere pensato come qualcosa di gran lunga più attivo e cioè come un’attività subordinata a certi principi organizzativi generali.
Scrive E. Pessa: “i gestaltisti concepiscono il processo di soluzione di un problema alla stregua di un processo percettivo governato, per l’appunto, da leggi gestaltiche, leggi che fanno sì che si tenda a percepire una buona forma. Anche la situazione problematica, individuata da elementi e rapporti tra questi elementi, è una forma, che però è percepita come cattiva, mancante, incompleta: è proprio questo che fa sì che la situazione costituisca un problema in quanto tale. Le leggi della buona forma impongono, però, una ristrutturazione, nel senso del ristabilimento di una struttura completa, chiusa, ottimale, che costituisce di per sé la soluzione stessa del problema. L’atto di ristrutturazione costituisce il celebre insight, già introdotto da Kohler. Si tratta di una concezione dell’apprendimento molto qualitativa e difficile da verificare sperimentalmente. Tuttavia ha l’indubbio vantaggio di mettere in luce il ruolo dei fattori di tipo globale nei processi di apprendimento. In altri termini, essa asserisce che, accanto alle singole associazioni tra stimoli e risposte e sovraordinato rispetto a queste, esiste un campo, esattamente analogo ai campi di forze di cui parla la fisica, che determina globalmente la dinamica del processo di apprendimento e le storie delle varie connessioni stimolo-risposta. L’evoluzione di questo campo è governata da leggi che tendono al mantenimento di un opportuno equilibrio globale e, nel caso in cui esso sia turbato, fanno insorgere delle forze che provvedono al suo ristabilimento”
L’indagine psicologica è quindi essenzialmente diretta a rintracciare le leggi di questa strutturazione e che sono poi le leggi che regolano il nostro contatto con il mondo. Un altro aspetto fondamentale della psicologia della Gestalt, poi ripreso dalla terapia della Gestalt, è quello dell’organizzazione del campo percettivo in figura e sfondo, che fu introdotta da Edgar Rubin  e che mise in risalto come la figura emergente è generalmente contraddistinta da contorni definiti che rappresentano il focus dell’attenzione ed è caricata di una maggiore energia di relazione con l’osservatore. Lo sfondo, al contrario, rappresenta il resto del campo visivo ed è caratterizzato da attributi inversi a quelli menzionati per la figura emergente. E’ interessante notare come allo stesso Rubin non sfugga l’importanza dell’esperienza passata dell’osservatore nell’investire di connotati affettivi gli elementi del campo osservato. Di qui la tendenza,non casuale, a privilegiare l’uno o l’altro elemento come focus dell’attenzione.
K. Lewin attuò inoltre un importante esperimento di memoria che sarà poi ripreso come fondamento per l’impianto teorico della terapia della Gestalt e che darà origine ad alcune tecniche per risolvere quelli che sono definiti “unfinished business” e cioè i “compiti non conclusi”.
Scrive Perls: “in un esperimento Lewin diede ad un certo numero di persone dei problemi da risolvere. Non era stato loro detto che era un test di memoria, ma avevano l’impressione che fosse eseguito un test di intelligenza. Il giorno dopo fu loro chiesto di scrivere i problemi che ricordavano ed erano proprio i problemi non risolti ad essere ricordati di più di quelli che erano stati risolti”.

E’ come se i compiti non conclusi e i problemi non risolti creino una sorta di interferenza e di frustrazione e fino a quando il compito o il blocco non è stato superato, concluso o risolto la mente non si libera del pensiero e i comportamenti si ripetono nel tentativo di superare il blocco o di risolverlo, a volte la persona non si rende conto in modo cosciente di questo blocco ed è per questo che a volte è utile l’incontro con un terapeuta.

La parola “soluzione”, nel linguaggio della terapia della Gestalt, indica la scomparsa e la dissolvenza di una situazione confusa.

Quindi una situazione non conclusa polarizza una carica di energia destinata a completarla rendendo la stessa energia non più disponibile per altri tipi di esperienza. Il mancato completamento della situazione precedente comporta un ripresentarsi ripetitivo della situazione stessa anche in luoghi e tempi successivi interferendo quindi con la possibilità dell’individuo di entrare efficacemente in contatto con i contesti cognitivi, emotivi e sociali in cui di volta in volta verrà a trovarsi.
Nella terapia della Gestalt di Perls questo concetto si dilata per definire una relazione dinamica tra un soggetto e un oggetto o un’altra persona, una cosa, un sentimento. La relazione è determinata da un bisogno del soggetto e mira alla soddisfazione di questo bisogno. Una volta soddisfatto il bisogno la relazione cessa e si dice che la Gestalt è terminata. Anche nel campo dei sentimenti e delle emozioni personali si può riscontrare questa stessa modalità. Il bisogno in primo piano, sia esso quello della sopravvivenza o semplicemente un qualsiasi bisogno fisiologico o psicologico è comunque quello che preme con maggiore urgenza per il proprio appagamento.
Perls, appropriandosi in termini operativi dei concetti esposti sopra insiste soprattutto sul fenomeno della Gestalt non terminata come spiegazione del disagio psichico e sul concetto di integrazione come vera e radicale modalità terapeutica.

Scrive P. Baumgardner: “la terapia della Gestalt è un modo di occuparsi di un altro essere umano per dagli la possibilità di essere sè stesso, saldamente ancorato nel potere che lo costituisce, la terapia della Gestalt è una terapia esistenziale e si occupa quindi dei problemi creati dalla nostra paura di assumerci le responsabilità di ciò che siamo e di ciò che facciamo. E’ stato infatti sviluppato un procedimento terapeutico che, nella teoria della terapia della Gestalt e nella sua pratica, evita l’uso dei concetti. Egli distingue il procedimento terapeutico da quello del parlare intorno a qualcosa e delle problematiche morali lasciandoci lavorare con i dati, con i comportamenti osservabili che costituiscono il fenomeno invece che con ipotesi razionali. Queste differenziazioni sono di primaria importanza nella terapia della Gestalt, che si occupa quindi e si serve di ciò di cui abbiamo esperienza piuttosto che di ciò che è frutto del nostro pensiero. Il terapeuta della Gestalt deve perciò creare una situazione particolare: deve diventare il catalizzatore che facilita la presa di coscienza da parte del paziente riguardo a ciò che c’è nel presente, frustrandone i vari tentativi di fuga. Questa necessaria frustrazione, se non sapientemente dosata, può risultare, per alcuni tipi psicologici, particolarmente fastidiosa e può esitare in drop-out terapeutici.

Pears introduce, come abbiamo visto, come base del suo lavoro teorico la parola Gestalt e ne considera due tipi: la Gestalt completa o intera e la Gestalt in formazione. Parlando così della Gestalt come dell’unità finale di esperienza, esperienza riguardante prevalentemente la consapevolezza. A questo proposito le nozioni basilari che utilizzeremo sono quelle di bisogno e di situazione incompiuta e delle interrelazioni tra le due. Se le esigenze dell’organismo sono soddisfatte, attraverso il dare e ricevere dall’ambiente, la Gestalt è completa e la situazione compiuta. La consapevolezza del bisogno diminuisce, scompare ed emergono altri bisogni. L’organismo è pronto ad affrontare un’altra situazione incompiuta con le energie connesse alle nuove esigenze emergenti.

Lo scopo della terapia della Gestalt è quello di recuperare le parti perdute della personalità. Le nostre esperienze e le nostre funzioni rifiutate possono essere recuperate. Questo procedimento di riprendere, reintegrare e sperimentare di nuovo è il campo della psicoterapia. Il terapeuta viene coinvolto, insieme al paziente, nel processo di riappropriazione di tali sensazioni e comportamenti abbandonati  fino a che il paziente comincia, continuando poi per proprio conto, ad affermare sè stesso e ad agire nei termini della persona che vuole essere realmente.

Dott. Donato Saulle

dipendenze Psicologo Milano

blu psicologo milanoFonti:
Zerbetto Riccardo, “La Gestalt. Terapia della consapevolezza”, Milano, Xenia, 1998
Perls Fritz, Baumgardner Patricia, “Terapia della Gestalt. L’eredità di Perls – Doni dal lago Cowichan”, Roma, Astrolabio, 1983
Pessa Eliano, ”Reti neurali e processi cognitivi”, Roma, Di Renzo Editore, 1993
Immagine: Rob Gonsalves- Sun Sets Sailblu psicologo milano

TERAPIA DELLA GESTALT

Fritz Perlsblu psicologo milanoTag: terapia della Gestalt

BIBLIOGRAFIA
Abbagnano Nicola, Foriero Giovani, “Filosofi e filosofie nella storia”, Volume Secondo, Torino, Paravia, 2000
Arcuri L. (a cura di) “Manuale di Psicologia Sociale”, Bologna,Il Mulino, 1995
Baddeley Alan, “La memoria umana – Teoria e pratica”, Bologna, Il Mulino, 1992
Bateson Gregory, “Verso un’ecologia della mente”, Milano, Adelphi, 1976
Berne Eric, ”Ciao! … E poi? La Psicologia del destino umano”, Milano, Bompiani, 2004
Burley Todd & M.C. Freier, “Character Structure: A Gestalt-Cognitive theory”, Psychotherapy: Theory, Research, Pratice, Training, Vol. 41, 2004
Clarkson Petruska, “Gestalt – Per una consulenza psicologia proattiva nella relazione d’aiuto”, Roma, Sovera, 1999
Dal Pra Ponticelli M. “Lineamenti di servizio sociale”, Roma, Astrolabio, 1987
Del Favero Renato, “La psicoterapia della Gestalt”, Firenze
Del Favero Roberto, Palomba Maurizio “Identità diverse”, Roma, Edizioni Kappa, 1996
Galimberti Umberto, “Psicologia”, Le Garzatine, 1999
Giusti Edoardo, “Ri-Trovarsi – Prima di cercare l’altro”, Roma, Armando editore, 1987
Ginger Serge, “La Gestalt”, Edizioni Mediterranee, 1990
Ginger Serge, Ginger Anne, “Gestalt, Terapia del Con-tatto emotivo”, Edizioni Mediterranee, 2004
Greenberg & Wanda Malcom, “Resolving Unfinished Business: Relating Process to Outcome”, Journal Of Consulting And Clinical Psychology, Vol. 70,No. 2, 406-416, 2002
Grinberg L., Sor D., Taback De Bianchedi E., “Introduzione al pensiero di Bion”, Raffaello Cortina Editore, 1993
Gruen Arno, “Il tradimento del Sé – La paura dell’autonomia nell’uomo e nella donna”, Milano, Feltrinelli, 1992
Harman Robert, Giusti Edoardo (a cura di), “La psicoterapia della Gestalt – Intervistando i Maestri”, Roma, Sovera, 1996
Holmes Jeremy, “La teoria dell’attaccamento – Jhon Bowlby e la sua scuola”, Raffaello Cortina editore, 1994
LeDoux Joseph, “Il cervello emotivo – Alle origini delle emozioni”, Milano, Baldini Castoldi Dalai Editore, 2004
Legrenzi Paolo, “Manuale di psicologia generale”, Bologna, Il Mulino, 1997
Kopp B. Sheldon, “Se incontri un Buddha per la strada uccidilo”, Roma, Astrolabio, 1975
May Rollo, “L’arte del counseling”, Roma, Astrolabio, 1991
Naranjo Claudio, “Teoria della tecnica Gestalt”, Roma, Melusina Edizioni, 1973
Naranjo Claudio, “Carattere e nevrosi – L’enneagramma dei tipi psicologici”, Roma, Astrolabio, 1996
Ouspensky D. Peter, “L’evoluzione interiore dell’uomo”, Roma, Edizioni Mediterranee, 2004
Ouspensky D. Peter, “Frammenti di un insegnamento sconosciuto”, Roma, Astrolabio, 1976
Perls Fritz, Baumgardner Patricia, “L’eredità di Perls – Doni dal lago Cowichan”, Roma, Astrolabio, 1983
Perls Fritz, “L’Io, la fame, l’aggressività”, Milano, Franco Angeli, 2003
Perls Fritz, Hefferline R.F., Goodman Paul, “Teoria e pratica della terapia della Gestalt”, Roma, Astrolabio, 1971
Pessa Eliano, ”Reti neurali e processi cognitivi”, Roma, Di Renzo Editore, 1993
Rossi Oliviero (a cura di), “Spiritualità e psicoterapia della Gestalt – Intervista ad Antonio Ferrara”, IN-formazione, Psicologia, Psicoterapia, Psichiatria, (in corso di stampa)
Tchechovitch Tchesslav, “Tu l’amerai – Ricordi di G.I.Gurdjieff”, Roma, Ubaldini Editore, 2004
Spagnolo Lobb Margherita, “Dizionario di Scienze dell’educazione”, Torino, SEI Edizioni, 1977
Spagnuolo Lobb Margherita, “La Psicoterapia della Getsalt in Italia – Letter from Italy”, International Gestalt Journal, vol. 27, No. 1, 2004
Verruca Gianfranco, “Invito allo Psicodramma classico”, Milano, Maieusis, 2001
Wagner-Moore Laura E., “Gestalt Therapy: Past, Present, Theory, And research”, Psychotherapy: Theory, Research, Pratice, Training, Vol. 41, No. 2, 180-189, 2004
Watzlawick Paul, Helmick Beavin, D.Jackson , “Pragmatica della comunicazione umana, Roma, Astrolabia, 1971
Watzlawick Paul, “Il linguaggio del cambiamento – Elementi di comunicazione terapeutica”, Milano, Feltrinelli, 1995
Zerbetto Riccardo, “La Gestalt. Terapia della consapevolezza”, Milano, Xenia, 1998
Zerbetto Riccardo, “Il logos ama nascondersi (Eraclito). A maniera di Epilogo” (contributo al libro di Claudio Naranjo su Gestalt De Vanguardia), Ed. La LLave, 2003
References
Balint, M. (1968). The basic fault: Therapeutic aspects of regression. London: Tavistock.
Bauer, P. (1996). What do infants recall of their lives? Memory for specific events by one- to two-year-olds. American Psychologist, 51, 29-41.
Bauer, P., Hertsgaard, L., & Dow, G. (1994). After 8 months have passed: Long-term recall of events by 1- to 2-year old children. Memory, 2(4), 353-382.
Beebe, B., Lachmann, F., & Jaffe, J. (1997). Mother-infant interaction structures and presymbolic self- and object representations. Psychoanalytic-Dialogues, 7(2), 133-182.
Belsky, J., Spritz, B., & Crnic, K. (1996). Infant attachment security and affective-cognitive information processing at age 3. Psychological Science, 7(2), 111-114.
Bowlby, J. (1969). A secure base: Clinical applications of attachment theory. London: Routledge.
Bowlby, J. (1980). Attachment and loss: Vol. 3. Loss. New York: Basic Books.
Boyer, M., Barron, K., & Farrar, J. (1994). Three-year-olds remember a novel event from 20 months: Evidence for long-term memory in children? Memory, 2(4), 417-445.
Burley, T. D. (1981, August). A phenomenological theory of personality. In T. D. Burley (Chair), Recent advances in Gestalt therapy. Symposium at the 89th Annual Convention of the American Psychological Association, Los Angeles, California.
Davis, G. C., & Breslau, N. (1994). Post-traumatic stress disorder in victims of civilian trauma and criminal violence. Psychiatric Clinics of North America, 2, 289-300.
Gaensbauer, T. (1995). Trauma in the preverbal period: Symptoms, memories, and developmental impact. Psychoanalytic Study of the Child, 50, 122-149.
Greenberg, E. (1999). Commentary on Norman Shub’s “Character in the Present.” Gestalt Review, 3(1), 78-88.
Gunzenhauser, N. (1987). Infant stimulation: For whom, what kind, when, and how much? Johnson & Johnson Baby Products Company Round Table Series, 13, 52-53.
Hayne, H., & Findlay, N. (1995). Contextual control of memory retrieval in infancy: Evidence for associative priming. Infant Behavior and Development, 18, 195-207.
Jones, C., Griffiths, R. D., Humphris, G., & Skirrow, P. M. (2001). Memory, delusions, and the development of posttraumatic stress disorder-related symptoms after intensive care. Critical Care Medicine, 29, 573-580.
Kahneman, D. (2002). Maps of bounded rationality: A perspective on intuitive judgment and choice [Nobel prize lecture]. Retrieved February 2, 2004, from
Larson, C. (1998). Cultural premises in persuasion. In Persuasion: Perception and responsibility. New York: Wadsworth.
McDonough, L., & Mandler, J. (1994). Very long-term recall in infants: Infantile amnesia reconsidered. Memory, 2(4), 339-352.
Nelson, K. (1994). Long-term retention of memory for preverbal experience: Evidence and implications. Memory, 2(4), 467-475.
Paley, J., & Alpert, J. (2003). Memory of infant trauma.. Psychoanalytic Psychology, 20(4), 329-347.
Perls, F., Hefferline, R., & Goodman, P. (1951). Gestalt therapy: Excitement and growth in the human personality. Highland, NY: Gestalt Journal Press.
Piaget, J. (1952). The origins of intelligence in children. New York: International Universities Press.
Rescorla, R. A., & Wagner, A. R. (1972). A theory of Pavlovian conditioning: Variations in the effectiveness of reinforcement and nonreinforcement. In A. H. Black & W. F. Prokasy (Eds.), Classical conditioning. II: Current research and theory. New York: Appleton-Century-Crofts.
Rochat, P., & Hesbos, S. (1997). Differential rooting response by neonates: Evidence for an early sense of self. Early Development and Parenting, 6(2), 105-112.
Rovee-Collier, C. (1996). Shifting the focus from what to why.. Infant Behavior and Development, 19, 385-400.
Rovee-Collier, C. (1997). Dissociations in infant memory: Rethinking the development of implicit and explicit memory. Psychological Review, 104, 467-498.
Rovee-Collier, C., Evancio, S., & Earley, L. (1995). The time window hypothesis: Spacing effects.. Infant Behavior and Development, 18, 69-78.
Schacter, D. (1995). Implicit memory: A new frontier for cognitive neuroscience. In M. Gazzaniga (Ed.), The cognitive neurosciences (pp. 815-824). Cambridge, MA: MIT Press.
Sheffield, E., & Hudson, J. (1994). Reactivation of toddlers’ event memory.. Memory, 2(4), 447-465.
Shub, N. (1999). Character in the present: Why Gestalt therapy is particularly helpful for treating character-disordered clients. Gestalt Review, 3(1), 64-78.
Squire, L. (1986). Mechanisms of memory.. Science, 232, 1612-1619.
Szasz, T. (1981). The myth of mental illness. In O. Grusky & M. Pollner (Eds.), The sociology of mental illness (pp. 45-54). Austin, TX: Holt, Rinehart & Winston.
Tedstone, J. E., & Tarrier, N. (2003). Posttraumatic stress disorder following medical illness and treatment. Clinical Psychology Review, 23, 409-448.
Tulving, E. (1985). How many memory systems are there?. American Psychologist, 40, 385-398.
Underwood, B. (1969). Attributes of memory.. Psychological

LA COMUNICAZIONE INCONSCIA NELLA VITA QUOTIDIANA

LA COMUNICAZIONE INCONSCIA NELLA VITA QUOTIDIANA

Questa opera di Robert Langs è fonte di nuove intuizioni sulla natura della comuncazione umana, in particolare su quella forma di comunicazione che opera al di fuori della consapevolezza di coloro che inviano e ricevono il messaggio.

Concepito per chiarire sia al professionista che al lettore comune il modo di operare della comunicazione inconscia, questo libro ci fornisce una chiave per individuare e quindi decodificare il messaggio inconscio.

Seguendo le concezioni esposte inizialmente da Freud, Langs ha messo a punto una procedura per decifrare i messaggi in codice ricorrendo allo stimolo che li ha provocati.

Decodificazione in base allo stimolo

Tale approccio è detto decodificazione in base allo stimolo, perchè il messaggio viene interpretato alla luce dell’esperienza che ne è all’origine.

Basata sul principio che la comunicazione umana è sia motivata soggettivamente sia determinata dai rapporti con gli altri, tale decodificazione elimina il carattere arbitrario che contraddistingue gli altri mezzi a nostra disposizione per individuare la presenza di un messaggio nascosto.

Ne risulta un metodo di decodificazione relativamente semplice, immediatamente dinamico e ricco di significato: un metodo prezioso che ci dà accesso a quei messaggi tanto disturbanti a livello emotivo da essere accuratamente nascosti.

L’autore inizia con uno studio di messaggi di superficie ed esamina l’uso conscio e deliberato della comunicazione indiretta e in codice.

Ci dimostra come mettiamo in codice i nostri messaggi crudi inconsci, e come sia possibile decodificarli accertandone gli stimoli.

L’applicazione della decodificazione in base allo stimolo a un’ampia gamma di messaggi fornisce un metodo per identificare una varietà di stili di comunicazione fondamentali e, se necessario, per modificarli costruttivamente.

Questo libro arricchisce la nostra comprensione della folla di messaggi in codice nascosti nella comunicazione quotidiana e ci dimostra come sia possibile comprenderci e reagire di conseguenza in modo migliore.

blu psicologo milano

Dott. Donato Saulle

Psicologo Milano Donato Saulle

blu psicologo milano

Psicologo Milano – Psicoterapeuta – Via San Vito, 6 (angolo Via Torino) – MILANO– Cell. 3477966388BLU

Fonte: La comunicazione inconscia nella vita quotidiana di Robert Langs 

Immagine: Bauhaus (part.)

Nuova sede in VIA SAN VITO, 6 – MILANO –

VIA SAN VITO, 6 – MILANO

Lo studio di Psicologia e Psicoterapia si è traferito in Via San Vito, 6 a Milano.
La Via San Vito è facilmente raggiungibile con le fermate MM di Duomo e di Missori e si trova in zona Carrobbio – Colonne di San Lorenzo verso la fine di Via Torino.
Nelle vicinanze si trova un parcheggio custodito.

Chiedere, anche con un solo colloquio, il parere di uno psicoterapeuta, significa avere la totale riservatezza garantita dal segreto professionale e l’opinione di un professionista per tutti quei problemi che non si riescono a risolvere da soli.

Chiedi informazioni in qualsiasi momento e senza impegno chiamando il numero 3477966388 o inviando una mail a info@donatosaulle.it

“Utilizzo una modalità di intervento orientata a sviluppare le potenzialità umane e la riduzione del disagio nel rispetto delle inclinazioni e delle caratteristiche personali”

blu psicologo milano

Dott. Donato Saulle

Panico Psicologo Milano

blu psicologo milano

Donato Saulle – Psicologo Psicoterapeuta – Cell. 3477966388depressione psicologo milano