La linguistica di Saussurre (1)

LA LINGUISTICA DI SAUSSURE

LA LINGUISTICA DI SAUSSURE

L’inizio di uno sguardo

Ferdinand de Saussure (1857–1913), linguista e semiologo svizzero, è considerato uno dei fondatori della linguistica moderna.

Con lui prende forma un modo nuovo di pensare il linguaggio: non più come semplice strumento per nominare il mondo, ma come sistema.

Un sistema che ha una sua logica interna.
E che non coincide con le cose.


Che cos’è la linguistica

La linguistica, in senso ampio, è lo studio delle lingue.

Della loro storia, delle loro trasformazioni, delle loro strutture.
Ma anche del loro rapporto con la cultura.

Per Saussure, però, questo non basta.

Non si tratta solo di osservare come le lingue cambiano nel tempo.
Si tratta di capire come funzionano.


Il segno linguistico

Il punto di partenza è il segno.

Ogni parola, ogni espressione, non è qualcosa di semplice.
È un’unità doppia.

Da una parte c’è il significante: il suono, la forma, ciò che si sente o si legge.
Dall’altra il significato: il contenuto, il concetto.

Queste due dimensioni non esistono separatamente.
Si tengono insieme.

Ma il loro legame non è naturale.

È arbitrario.
Convenzionale.

Non c’è nulla, nella parola, che la leghi necessariamente alla cosa che indica.


La lingua come sistema

Se il segno è arbitrario, allora il suo valore non dipende dalla realtà esterna.

Dipende dal sistema in cui si trova.

Per Saussure, la lingua non va studiata nel rapporto diretto con le cose del mondo,
ma nei rapporti tra i segni stessi.

È lì che prende forma.


Relazioni e differenze

Ogni parola vale per ciò che è, ma anche — e soprattutto — per ciò che non è.

Esiste perché è diversa dalle altre.

Il significato non è qualcosa di fisso.
È una posizione dentro un sistema di differenze.

Per questo la linguistica si occupa:

  • della sintassi, cioè dei rapporti tra i segni nella catena del discorso
  • della morfologia, cioè dei legami tra le parole nel sistema del lessico

Il senso dentro la lingua

Anche il significato non è isolato.

Fa parte di una organizzazione più ampia: il lessico di una lingua.

È qui che il concetto di struttura diventa centrale.

Ogni parola acquista senso solo all’interno di un sistema.
Non esiste da sola.


Lingua e mondo

Ogni comunità linguistica organizza il mondo in modo diverso.

Non perché la realtà cambi,
ma perché cambiano le categorie con cui viene pensata e nominata.

Da qui nascono due modi di intendere lo studio del significato:

  • da un lato, l’idea che siano le lingue a strutturare il mondo
  • dall’altro, l’ipotesi che esistano elementi comuni, condivisi da tutti gli esseri umani

Due prospettive che non si escludono, ma che aprono interrogativi diversi.


Scomporre il significato

Uno dei tentativi più diffusi per analizzare il significato è stato quello di scomporlo.

Di ridurlo ai suoi elementi minimi.

Questa prospettiva prende il nome di analisi componenziale.

L’idea è che ogni parola possa essere analizzata attraverso tratti elementari di significato,
una sorta di unità minime — i cosiddetti tratti semantici.

Un modo per rendere visibile ciò che, nel linguaggio, resta implicito.


Un pensiero ancora aperto

Il lavoro di Saussure non chiude il discorso sul linguaggio.

Lo apre.

Mostra che parlare non significa semplicemente dire qualcosa sul mondo,
ma muoversi dentro un sistema che lo organizza.

E, in questo senso, ogni parola è sempre anche una posizione.
Un modo di stare dentro una struttura che ci precede.

Donato Saulle

Panico Psicologo Milano

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Via San Vito, 6 (angolo Via Torino) – MILANO – Cell. 3477966388depressione psicologo milano

 

Dott. Donato Saulle

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