https://www.donatosaulle.it/wp-content/uploads/2020/11/NUOVA-VISIONE-TITOLO-2.jpg4951030Donato Saullehttps://www.donatosaulle.it/wp-content/uploads/2022/01/psicologo-milano-Donato-Saulle.pngDonato Saulle2020-11-14 20:41:102020-11-14 21:07:25UNA NUOVA VISIONE DEL MONDO
“Io non ho mai provato altro che amore e odio, rabbia e gioia, terrore e stordimento, tutti spazi senza centro, con solo un polo nord e un polo sud, estremi tra cui oscillo come un pendolo che esiste soltanto ai suoi due punti massimi.
Nulla di ciò che conosco mi dice che la vita può essere diversa da così, nulla tranne l’esperienza di questi pochi ultimi mesi, in cui non ci sono stati punti massimi, non ci sono stati poli contrapposti, estremi di emozioni, ed è come se avessi cessato di esistere.
Tutto mi dice che se voglio sopravvivere devo trovare una via di mezzo, un luogo in cui posso stare senza sentirmi come se da un lato ci fosse un mare che infuria per consumarmi, e dall’altro una vasta prateria aperta che aspetta ingannevole di inghiottirmi in un vuoto immenso.
Non so quale sia il luogo che cerco, so solo quello che non è, e non è questo, non è tutto o niente.
https://www.donatosaulle.it/wp-content/uploads/2020/11/SPAZIO-SENZA-CENTRO-TITOLOp.jpg4951030Donato Saullehttps://www.donatosaulle.it/wp-content/uploads/2022/01/psicologo-milano-Donato-Saulle.pngDonato Saulle2020-11-14 20:20:412020-11-14 20:52:17UNO SPAZIO SENZA CENTRO
Gli psicoterapeuti di indirizzo cognitivo-comportamentale adottano un punto di vista fondato su una lunga tradizione di ricerca scientifica, che inizia con i primi studi di Pavlov sui riflessi condizionati e prosegue tutt’oggi con migliaia di studi sperimentali.
I terapeuti che adottano la prospettiva Psicoterapia cognitivo-comportamentale presumono che il “sintomo” sia l’espressione di un precedente apprendimento di schemi comportamentali, emotivi e di pensiero errati o disadattivi, derivanti da peculiari esperienze di vita del paziente, eventualmente mantenuti da un contesto interpersonale patogeno nel presente.
Il soggetto che li mostra viene pertanto considerato portatore di strutture cognitive non adeguate o di processi cognitivi inadatti a selezionare e ad elaborare in modo funzionale gli stimoli ambientali.
Lo psicoteraputa
Lo psicoterapeuta in questo caso può attuare, con l’aiuto del paziente, tecniche di condizionamento o decondizionamento sperimentalmente, al fine di modificare in modo diretto le risposte emozionali e gli schemi che si sono rivelati disadattivi, o sostituirli con nuovi schemi più funzionali, tramite esperienze, come l’esposizione a stimoli prima evitati o a comportamenti di tipo nuovo che possono essere attuati con prescrizioni comportamentali.
Le nuove abilità
Un esempio è l’acquisizione di nuove abilità, come più efficaci competenze comunicative, tramite il “role playing” o pratica recitativa.
Il terapeuta cognitivo comportamentale può anche usare procedure di vario tipo che spaziano dal “dialogo socratico” alla ristrutturazione cognitiva per permettere al paziente di identificare, ed esaminare criticamente, e quindi modificare, sia i propri processi cognitivi sia i comportamenti non funzionali ai suoi scopi.
Infine, il terapeuta può adottare specifici atteggiamenti interpersonali all’interno della relazione terapeutica, per consentire al paziente una correzione dei suoi schemi interpersonali di base. Il trattamento pertanto è costituito da procedure di tipo maieutico e psicoeducativo, mentre il cambiamento nel paziente si assume sia legato a processi di apprendimento e ristrutturazione.
I sintomi
Una volta eliminati tutti i “sintomi” ed acquisiti comportamenti alternativi, comprese le consonanti strutture cognitive, spesso viene eliminato il disturbo.
Nuovi atteggiamenti del soggetto nonché i vantaggi dei nuovi comportamenti in genere stabilizzano i cambiamenti ottenuti.
Maestro riconosciuto dell’antipsichiatria, Laing ha sorpreso tutti con il volume di poesie Nodi. Paradigmi di rapporti intrapsichici e interpersonali che, apparso nel 1970, rappresenta in realtà, e con coerenza, una delle facce della sua ricerca.
Il libro illustra infatti le concezioni di Laing sui modi di relazione fra gli individui , cioè “sull’esperienza e il comportamento interpersonali”.
Ognuno di noi si fa del comportamento altrui un’idea soggettiva, che rappresenta la sua “esperienza” dell’altro.
L’intersecarsi di queste “esperienze”, il loro urtarsi e modificarsi senza sosta creano una serie praticamente infinita di “nodi”, di legami d’amore, di dipendenza, d’inquietudine.
“Tante volte mi son chiesta se avrei sofferto di meno se solo fossi stata più superficiale.
E‘ strano ma più la vita mi ha bastonato e più la mia sensibilità si è fatta esigente.
E‘ proprio il mio destino che ha perfezionato questo mio strano talento.
Eppure tutto ciò si è trasformato in un paradosso insopportabile.
Da un lato tendo a non ripararmi più, a non difendermi;
inglobo tutto il male, anche quello degli altri, senza apparente paura.
Anzi, mi sembra di non poter starne lontano.
E l’accoglimento del male continua ad acuire la mia disponibilità a sentire e a capire.
D’altro lato, è proprio questa capacità che mi ha fatto crescere fino a rendermi temibile per gli altri, fino a costringermi a vivere incompresa.
Credo che mi evitino proprio in quanto percepiscono che pretendo di più.
Io invece vorrei solo trovare una complicità meno superficiale:
ma più la cerco e più sono scartata.
Sapesse quante volte la gente che mi conosce o che ha conosciuto la mia storia mi dice:
ma tu sei più forte degli altri, tu sei più coraggiosa.
Invece no, non è vero, non voglio che sia così.
Io sono esattamente come le altre donne, le altre mogli, le altre mamme.
Ho diritto alla mia fragilità.
Perchè devo essere condannata a questo ruolo di donna forte,
senza poter mai scendere da un piedistallo innaturale e ingiusto?”
Paolo Crepet
Solitudini – Memorie di assenze
Immagine di Tamara de Lempicka
Il presente post ha il solo scopo di divulgare il libro da cui è stato tratto senza scopo di lucro.
https://www.donatosaulle.it/wp-content/uploads/2020/10/DONNA-FORTE-TITOLO.jpg4951030Donato Saullehttps://www.donatosaulle.it/wp-content/uploads/2022/01/psicologo-milano-Donato-Saulle.pngDonato Saulle2020-10-10 09:44:032020-10-10 10:41:07UNA DONNA FORTE
Eugenio Montale, Ossi di seppia (Torino, Piero Gobetti Editore 1925).
Recitata nel video da Vittorio Gassman
Non chiederci la parola
Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
Perduto in mezzo a un polveroso prato.
Ah l’uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l’ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!
Non domandarci la formula che mondi possa aprirti
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.
Eugenio Montale, Ossi di seppia (Torino, Piero Gobetti Editore 1925).
Recitata nel video da Vittorio Gassman
COMMENTO ALLA POESIA
Nella prima strofa il poeta si rivolge al lettore abituato ad ascoltare formule sicure e valori assoluti e lo invita a non domandargli parole che diano certezze, come aveva potuto fare il poeta tradizionale, e versi che svelino la complessità del suo animo.
Nella seconda strofa constata che ci sono uomini fiduciosi nella vita, che non si soffermano a riflettere, non si curano dei dubbi e delle incertezze esistenziali, di quanto di oscuro c’è dentro di loro (rappresentato dall’ombra proiettata su un muro scalcinato): costoro non sono consapevoli della precarietà del vivere (di cui l’ombra nella sua inconsistenza è metafora) e ostentano una sicurezza che è solo indizio di superficialità.
Nella terza strofa il poeta ribadisce di non possedere formule magiche capaci di infondere fiducia al lettore, svelandogli i misteri della vita e dell’universo.
Può solo esprimere il sussurro di una forma poetica scarna ed essenziale (qualche storta sillaba e secca come un ramo): oggi possiamo sapere solo «ciò che non siamo, ciò che non vogliamo».
La conclusione esprime la crisi degli ideali e delle certezze.
Eugenio Montale (Genova, 12 ottobre 1896 – Milano, 12 settembre 1981) è stato un poeta, traduttore, scrittore, filosofo, giornalista, critico letterario, critico musicale e politico italiano.
Nel 1975 ricevette il Premio Nobel per la letteratura «per la sua poetica distinta che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva di illusioni».
https://www.donatosaulle.it/wp-content/uploads/2020/10/CIO-CHE-NON-SIAMO-SCR.jpg4951030Donato Saullehttps://www.donatosaulle.it/wp-content/uploads/2022/01/psicologo-milano-Donato-Saulle.pngDonato Saulle2020-10-07 08:23:582020-10-07 08:27:19CIO’ CHE NON SIAMO
“Stanno giocando un gioco.
Stanno giocando
a non giocare un gioco.
Se mostro loro che li vedo giocare
infrangerò le regole e mi puniranno.
Devo giocare al loro gioco,
di non vedere che vedo il gioco”
R. D. Laing
Maestro riconosciuto dell’antipsichiatria, Laing ha sorpreso tutti con il volume di poesie Nodi. Paradigmi di rapporti intrapsichici e interpersonali che, apparso nel 1970, rappresenta in realtà, e con coerenza, una delle facce della sua ricerca.
Il libro illustra infatti le concezioni di Laing sui modi di relazione fra gli individui , cioè “sull’esperienza e il comportamento interpersonali”.
Ognuno di noi si fa del comportamento altrui un’idea soggettiva, che rappresenta la sua “esperienza” dell’altro.
L’intersecarsi di queste “esperienze”, il loro urtarsi e modificarsi senza sosta creano una serie praticamente infinita di “nodi”, di legami d’amore, di dipendenza, d’inquietudine.
Ronald Laing
Ronald David Laing (Glasgow, 7 ottobre 1927 – Saint-Tropez, 23 agosto 1989) è stato uno psichiatra scozzese che scrisse estesamente sulla malattia mentale, in particolare sulla psicosi.
Le opinioni di Laing sulle cause e il trattamento di importanti disfunzioni mentali furono influenzate dalla filosofia esistenzialista.
In controtendenza all’ortodossia psichiatrica del tempo, Laing considerava l’emozionalità espressa dal paziente una descrizione valida di esperienza vissuta più che semplicisticamente una sintomatologia di un qualche disordine separato o soggiacente.
Veniva associato al movimento anti-psichiatrico, sebbene ne rifiutasse l’etichetta.
Ma io amavo il suo viso.
Aveva il volto che io amo.
Chi vive abbastanza a lungo e ha un cuore attento può amare per più di una volta.
Ma un solo volto è quello che si ama.
E’ sempre lo stesso.
Lo si riconosce tra mille.
Klaus Mann
Klaus Mann (Monaco di Baviera, 18 novembre 1906 – Cannes, 21 maggio 1949) è stato uno scrittore tedesco naturalizzato statunitense.
Era il figlio secondogenito di Thomas Mann (1875-1955) e quindi fratello di Erika Mann.
Iniziò a scrivere racconti nel 1924 e nell’anno successivo divenne critico teatrale per un quotidiano di Berlino
Conosciuto anche come autore di romanzi, novelle, drammi e saggi.
https://www.donatosaulle.it/wp-content/uploads/2020/10/IL-VOLTO-CHE-AMO.jpg4951030Donato Saullehttps://www.donatosaulle.it/wp-content/uploads/2022/01/psicologo-milano-Donato-Saulle.pngDonato Saulle2020-10-03 20:39:002020-10-03 20:52:39IL VOLTO CHE AMO
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