PRENDIMI L’ANIMA

PRENDIMI L’ANIMA

è un film del 2002 diretto da Roberto Faenza.

Pellicola biografica ispirata alla figura della psicoanalista russa Sabina Spielrein e al suo rapporto sia terapeutico che amoroso con Jung. Gli interpreti principali sono Emilia Fox e Iain Glen.

Trama
Marie e Fraser, due giovani studiosi, l’una francese e l’altro scozzese, fanno reciproca conoscenza mentre si trovano entrambi a Mosca per svolgere ricerche sulla vita della psicoanalista russa Sabina Spielrein. I due ricostruiscono insieme la vita di Sabina, a partire dal suo ricovero a Zurigo nel 1904 per una grave forma di isteria.

Qui la paziente conosce il giovane medico Carl Gustav Jung, che, mettendo in pratica i nuovi metodi di psicoanalisi sviluppati da Freud, riuscirà a guarirla.

Sabina comincia ad interessarsi di psicoanalisi lei stessa, e nasce così un’intensa relazione amorosa tra lei e Jung. Ma, constatato che il suo amato Carl, sposato e con due figli, pur innamorato è preda di dubbi morali, Sabina fa scoppiare uno scandalo. I due, infine, si separano.

Tematiche
Nel film è presente il quadro di Klimt Giuditta II (1909), che la Spielrein usa come esempio della propria idea di connubio fra Eros e Thanatos.

Distribuzione
Presentato in anteprima il 27 settembre 2002 al Siena Film Festival, è uscito nelle sale a cominciare dal 17 gennaio 2003.

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Dott. Donato Saulle

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Psicologo Milano – Psicoterapeuta – Via San Vito, 6 (angolo Via Torino) – MILANO  – Cell. 3477966388

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Il presente post ha il solo scopo di divulgare il libro e il film da cui è stato tratto senza scopo di lucro.

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PRENDIMI L’ANIMA

“L’amore è quanto c’è di più prossimo alla psicosi”.
S. Freud

PRENDIMI L’ANIMA

è un film del 2002 diretto da Roberto Faenza.Pellicola biografica ispirata alla figura della psicoanalista russa Sabina Spielrein e al suo rapporto sia terapeutico che amoroso con Jung.
Gli interpreti principali sono Emilia Fox e Iain Glen.

Trama

Marie e Fraser, due giovani studiosi, l’una francese e l’altro scozzese, fanno reciproca conoscenza mentre si trovano entrambi a Mosca per svolgere ricerche sulla vita della psicoanalista russa Sabina Spielrein.
I due ricostruiscono insieme la vita di Sabina, a partire dal suo ricovero a Zurigo nel 1904 per una grave forma di isteria.

Qui la paziente conosce il giovane medico Carl Gustav Jung, che, mettendo in pratica i nuovi metodi di psicoanalisi sviluppati da Freud, riuscirà a guarirla. Sabina comincia ad interessarsi di psicoanalisi lei stessa, e nasce così un’intensa relazione amorosa tra lei e Jung.

Ma, constatato che il suo amato Carl, sposato e con due figli, pur innamorato è preda di dubbi morali, Sabina fa scoppiare uno scandalo. I due, infine, si separano.

Nel film è presente il quadro di Klimt Giuditta II (1909), che la Spielrein usa come esempio della propria idea di connubio fra Eros e Thanatos.

Distribuzione

Presentato in anteprima il 27 settembre 2002 al Siena Film Festival, è uscito nelle sale a cominciare dal 17 gennaio 2003.[2]

Riconoscimenti

2003 – David di Donatello
Nomination Migliore produttore a Elda Ferri
Nomination Migliore fotografia a Maurizio Calvesi
Nomination Migliore scenografia a Giantito Burchiellaro
Nomination Migliori costumi a Francesca Livia Sartori

2003 – Nastro d’argento
Nomination Migliore sceneggiatura a Roberto Faenza
Nomination Migliore scenografia a Giantito Burchiellaro
Nomination Migliori costumi a Francesca Livia Sartori

2003 – Globi d’oro
Nomination Migliore film a Roberto Faenza
Nomination Migliore regista a Roberto Faenza

2003 – Premio Flaiano[3]
Premio del pubblico per il miglior film a Roberto Faenza
Miglior interprete femminile a Emilia Fox
Miglior fotografia a Maurizio Calvesi

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LA SOLITUDINE DI JUNG

LA SOLITUDINE DI JUNG

Scrive Jung nella sua autobiografia “Ricordi, sogni, riflessioni”:

“Quando mi si dice che sono un sapiente, o un saggio, mi rifiuto di crederlo. Un uomo una volta immerse un cappello in un fiume e lo ritrasse colmo d’acqua. Che cosa vuol dire? Non sono quel fiume. Sono in riva al fiume, ma non faccio nulla. Altri si trovano sulla riva dello stesso fiume, ma molti di loro pensano di doverlo fare essi stessi. Io non faccio nulla. Non penso mai di essere colui che si debba preoccupare che le ciliegie abbiano gambi. Sto lì a guardare e ammiro ciò che la natura sa fare.

C’è una bella antica leggenda di un rabbino. Uno studente andò da lui e disse: “Nei tempi passati vi furono uomini che videro Dio in faccia. Perché questo non succede più?” Il rabbino rispose: “Perché oggi nessuno sa chinarsi tanto.” Bisogna chinarsi un poco, per attingere l’acqua dal fiume.

I muri divisori

La differenza tra me e la maggior parte degli altri uomini è che per me i “muri divisori” sono trasparenti. È questa la mia caratteristica. Altri ritengono i muri così spessi, che al di là di quelli non vedono nulla, e perciò credono che non vi sia nulla. In un certo qual modo io percepisco i processi che si verificano nel profondo, e da ciò deriva la mia certezza interiore. Chi non vede nulla non ha nessuna certezza, e non può pervenire a nessuna conclusione, o non può fidarsi delle sue conclusioni.

Non so che cosa mi abbia consentito di percepire la corrente della vita. Probabilmente l’inconscio stesso, o forse i miei primi sogni. Essi hanno deciso il mio cammino fin dall’inizio. La conoscenza dei processi del profondo ha ben presto plasmato la mia relazione col mondo.

Fondamentalmente fu già nella mia infanzia quella che è oggi.

Da bambino sentivo di essere solo, e lo sono ancora oggi, perché conosco cose e debbo riferirmi a cose delle quali gli altri apparentemente non conoscono nulla, e per lo più nemmeno vogliono conoscer nulla.

La solitudine non deriva dal fatto di non avere nessuno intorno, ma dalla incapacità di comunicare le cose che ci sembrano importanti, o dal dare valore a certi pensieri che gli altri giudicano inammissibili.

La solitudine

La solitudine cominciò con le esperienze dei miei primi sogni, e raggiunse il suo culmine al tempo in cui mi occupavo dell’inconscio. Quando un uomo sa più degli altri diventa solitario.

Ma la solitudine non è necessariamente nemica dell’amicizia, perché nessuno è più sensibile alle relazioni che il solitario, e l’amicizia fiorisce soltanto quando ogni individuo è memore della propria individualità e non si identifica con gli altri.

È importante avere un segreto, una premonizione di cose sconosciute. Riempie la vita di qualcosa di impersonale, di un numinosum. Chi non ha mai fatto questa esperienza ha perduto qualcosa d’importante.

L’uomo deve sentire che vive in un mondo che, per certi aspetti, è misterioso; che in esso avvengono e si sperimentano cose che restano inesplicabili, e non solo quelle che accadono nell’ambito di ciò che ci si attende.

L’inatteso

L’inatteso e l’inaudito appartengono a questo mondo. Solo allora la vita è completa. Per me, fin dal principio, il mondo è stato infinito e inafferrabile.

Ho penato molto a tener dietro ai miei pensieri. C’era in me un demone, e alla fine la sua presenza si è dimostrata decisiva. Mi dominava, e se a volte sono stato spietato, ciò è dipeso dal fatto che ero nelle sue mani. Non ho mai potuto posarmi, una volta raggiunta una meta. Ero costretto a proseguire per raggiungere la mia visione. E i miei contemporanei, non potendo naturalmente percepire la mia visione, hanno solo visto uno che correva all’impazzata.

Ho offeso molta gente, perché non appena mi accorgevo che non mi capivano, per me era finita. Dovevo procedere per la mia strada.

Non avevo pazienza con gli uomini, ad eccezione dei miei pazienti.

Dovevo obbedire a una legge interna che mi si imponeva senza lasciarmi libertà di scelta. Naturalmente non sempre le ho obbedito. Chi potrebbe vivere senza essere mai incoerente?

Fui sempre presente e vicino per molti uomini, fino a che avevano qualche rapporto con il mio mondo interiore; poi poteva accadere che non fossi più vicino a loro, perché non vi era più nulla che ci legasse. Appresi a fatica che gli uomini continuavano ad esistere anche quando non avevano più nulla da dirmi.

Molti suscitarono in me un sentimento di viva umanità, ma solo quando apparivano nel cerchio, magico della psicologia; subito dopo, non appena i raggi del riflettore si rivolgevano altrove, non vi era più nulla da vedere. Fui capace di interessarmi intensamente di molti uomini; ma non appena ero penetrato in loro, l’incantesimo finiva.

In tal modo mi feci molti nemici.

Un uomo dotato di spirito creativo

Ma un uomo dotato di spirito creativo ha poco potere sulla sua vita. Non è libero. È incatenato e spinto dal suo demone. Questa mancanza di libertà è stata per me un gran tormento.

Spesso mi è sembrato d’essere su un campo di battaglia, dicendo: “Sei caduto, mio buon camerata, ma io devo andare avanti! Non posso, non posso restare. “Ché terribilmente ci strappa il cuore.” Ti voglio bene, anzi ti amo, ma non posso restare.” È una cosa straziante. E sono io l’offerta sacrificale; non posso restare. Ma il demone fa in modo che ne usciamo felicemente e la benedetta incoerenza fa sì che, in flagrante contrasto con la mia “infedeltà”, possa ugualmente mantenere la fede in misura insospettata.

Forse potrei dire: ho bisogno degli uomini molto più degli altri, e al tempo stesso molto meno.

Quando il demone è all’opera, si è sempre troppo vicini e troppo lontani. Solo quando tace si può tenere il giusto mezzo. Il demone della creatività è stato con me spietato. Le imprese comuni che ho progettato di solito hanno avuto cattiva sorte, sebbene non dovunque e non sempre.

Per una forma di compensazione, credo, sono conservatore al massimo grado. Ancora riempio la pipa servendomi del recipiente per il tabacco che usava mio nonno, e ancora conservo il suo Alpenstock, con in cima un corno di camoscio, che egli portò da Pontresina, dove era stato uno dei primi ospiti di quella stazione climatica. Sono soddisfatto del corso preso dalla mia vita. È stata ricca, e mi ha dato molto. Come avrei potuto attendermi tanto? Non mi sono accadute che cose inaspettate.

Molto avrebbe potuto essere diverso se io stesso fossi stato diverso. Ma tutto è stato come doveva essere; perché tutto è avvenuto in quanto io sono come sono. Molte cose si sono realizzate secondo i miei progetti, ma non sempre a mio vantaggio ma quasi tutto si è svolto naturalmente e per opera del destino.

Devo pentirmi di molte stupidaggini provocate dalla mia ostinazione; ma se non fossi stato ostinato non avrei raggiunto la mia meta.

E così sono deluso e non lo sono. Sono deluso degli uomini e di me stesso. Dei primi ho appreso tante cose sorprendenti, e di me ho fatto più di quel che mi aspettassi. Non posso pronunciare un giudizio definitivo perché il fenomeno della vita e il fenomeno dell’uomo sono troppo grandi. Quanto più sono divenuto vecchio, tanto meno ho capito, o penetrato o saputo di me stesso.

Sono stupito, deluso, compiaciuto di me; sono afflitto, depresso, entusiasta.

Sono tutte queste cose insieme, e non so tirare le somme.

Sono incapace di stabilire un valore o un non-valore definitivo; non ho un giudizio da dare su me stesso e la mia vita. Non vi è nulla di cui mi senta veramente sicuro. Non ho convinzioni definitive, proprio di nulla.

So solo che sono venuto al mondo e che esisto, e mi sembra di esservi stato trasportato. Esisto sul fondamento di qualche cosa che non conosco. Ma, nonostante tutte le incertezze, sento una solidità alla base dell’esistenza e una continuità nel mio modo di essere. Il mondo nel quale siamo nati è brutale e crudele, e al tempo stesso di una divina bellezza. Dipende dai nostro temperamento credere che cosa prevalga: il significato, o l’assenza di significato.

Se la mancanza di significato fosse assolutamente prevalente, a uno stadio superiore di sviluppo la vita dovrebbe perdere sempre di più il suo significato; ma non è questo – almeno così mi sembra il caso. Probabilmente, come in tutti i problemi metafisici, tutte e due, le cose sono vere: la vita è – o ha – significato, e assenza di significato. Io nutro l’ardente speranza che il significato possa prevalere e vincere la battaglia.

Lao Tse

Quando Lao Tse dice: “Tutti sono chiari, io solo sono offuscato”, esprime ciò che io provo ora, nella mia vecchiaia avanzata.

Lao Tse è l’esempio di un uomo di una superiore intelligenza, che ha visto e provato il valore e la mancanza di valore, e che alla fine della sua vita desidera tornare nel suo proprio essere, nell’eterno inconoscibile significato.

L’archetipo dell’uomo vecchio che ha visto abbastanza è sempre vero. Questo tipo appare a qualsiasi livello di intelligenza, e i suoi tratti sono sempre gli stessi, sia egli un vecchio contadino o un grande filosofo come Lao Tse. Così è la vecchiaia, dunque limitazione.

Eppure vi sono tante cose che riempiono la mia vita: le piante, gli animali, le nuvole, il giorno e la notte, e l’eterno nell’uomo. Quanto più mi sono sentito incerto di me stesso, tanto più si è sviluppato in me un senso di affinità con tutte le cose.

Mi sembra, infatti, che quell’alienazione che per tanto tempo mi ha diviso dal mondo si sia trasferita nel mio mondo interiore, e mi abbia rivelato una insospettata estraneità con me stesso”.

C.G. Jung

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Immagine di copertina: disegno di C.G. Jung

Fonti: Jung C. G., (1992), Ricordi, sogni, riflessioni, Rizzoli

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ATTACCO DI PANICO

“Utilizzo una modalità di intervento orientata a sviluppare le potenzialità umane e la riduzione del disagio nel rispetto delle inclinazioni e delle caratteristiche personali”

Attacco di Panico

Il Disturbo di Panico è caratterizzato dalla presenza di attacchi di panico ricorrenti, inaspettati, seguiti per un periodo di almeno un mese da:

preoccupazione persistente di avere altri attacchi anticipati da sensazioni di ansia,

preoccupazioni relative a possibili implicazioni o conseguenze degli attacchi di panico come perdere il controllo, avere un infarto o impazzire, con sensazioni di depersonalizzazione,

cambiamenti significativi del proprio comportamento in conseguenza degli attacchi, con evitamento attivo delle situazioni in cui teme che essi possano verificarsi.

Generalmente si instaura un circolo vizioso in quanto i sintomi mentali e cognitivi peggiorano i sintomi fisici e viceversa.

La frequenza e la gravità degli attacchi di panico sono ampiamente variabili.

L’Attacco di Panico

in particole il primo episodio viene vissuto come un’ esperienza terribile, improvvisa ed inaspettata, e non è infrequente che il soggetto, terrorizzato, si rechi al pronto soccorso.

Immediatamente la paura di un nuovo attacco di panico diventa dominante e tale  “paura della paura” è responsabile della tendenza all’evitamento di tutte le situazioni ritenute pericolose ed il paziente diviene schiavo del suo disturbo, costringendo spesso tutti i familiari ad adattarsi di conseguenza, a non lasciarlo mai solo e ad accompagnarlo ovunque, con l’inevitabile senso di frustrazione che può sfociare, a sua volta, ad una depressione secondaria.

Le limitizioni

Talvolta, diventa praticamente impossibile uscire di casa da soli, viaggiare in treno, autobus, aereo, metropolitana o guidare l’auto, guidare nei tunnel, sui ponti stare in mezzo alla folla o in coda, in banche, ascensori, supermercati.

Simili modalità di comportamento risultano, quindi, molto limitanti per la vita del soggetto e responsabili, in alcuni casi, anche di serie difficoltà nei rapporti interpersonali.

Gli attacchi di panico, come alcune forme di ansia e di depressione, sono la formula più comune è più diffusa per esprimere una difficoltà di adattamento alla realtà.

Un rifiuto all’adesione omologata, una ribellione del vero sè all’appiattimento.

Il farmaco svolge un ruolo accessorio e di supporto nella fase più grave, tuttavia è il solo vero ascolto attraverso l’analisi e l’esperienza della vita stessa, che riattiva le risorse individuali, quando la situazione non è ancora cronicizzata.

La terapia

quindi, si propone di individuare gli eventi che scatenato gli attacchi di panico nell’individuo, coglierne i vissuti correlati e il significato che questi eventi assumono nella narrazione di vita dello stesso.

La persona che comprende di avere un problema, ad esempio espresso negli attacchi di panico, che  impedisce la spontanea espressione di tutte le sue potenzialità è una persona che soffre e ha sofferto, la sua storia di vita lo ha portato a trovare forme di adattamento che si rivelano poi essere la fonte del sintomo.

“Utilizzo una modalità di intervento orientata a sviluppare le potenzialità umane e la riduzione del disagio nel rispetto delle inclinazioni e delle caratteristiche personali”

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RIAPERTURA STUDIO VIA SAN VITO, 6 – MILANO

RIAPERTURA STUDIO VIA SAN VITO, 6 – MILANO

Vi informo che da lunedi 8 giugno sarà possibile riprendere le sedute in studio.
Per la sicurezza e la tranquillità di tutti sono previsti i seguenti cambiamenti:

gli eventuali dispositivi di sicurezza, come le mascherine e il gel disinfettante, si potranno trovare in studio qualora ne siate sprovvisti.

Le poltrone saranno distanziate di più 2 metri e le finestre saranno socchiuse per garantire il ricircolo dell’aria pur garantendo la privacy.

Non sarà misurata la temperatura ma vi chiedo di comunicarmi anticipatamente eventuali sintomi, in questo caso la seduta potrà essere effettuata on-line e per nessun motivo sarà sospeso il sostegno psicologico.

E’ possibile (anzi preferibile) nei mesi di giugno e luglio, fissare appuntamenti il sabato pomeriggio, oltre al lunedi il martedi e il giovedi in orari da concordare.

Sempre da lunedi 8 giugno e fino a fine luglio, chi decide di proseguire le sedute on-line avrà una riduzione della parcella del 20% (non cumulabile con riduzioni già in essere).

La prima seduta è consigliabile effettuarla di persona in studio e poi decidere di comune accordo se è il caso di proseguire il percorso on-line ma è comunque possibile, con accordi comuni, effettuare, in modalita video, anche la prima seduta.

Sarà fatto tutto il possibile per soddisfare tutte le richieste.

Donato Saulle
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“Utilizzo una modalità di intervento orientata a sviluppare le potenzialità umane e la riduzione del disagio nel rispetto delle inclinazioni e delle caratteristiche personali”

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IL PASSATO

IL PASSATO

«Modificare il passato  non è modificare un fatto isolato;
è annullare le sue conseguenze,
che tendono ad essere infinite.
In altre parole:
è creare due storie nuove e universali.»

Jorge Luis Borges

“Utilizzo una modalità di intervento orientata a sviluppare le potenzialità umane e la riduzione del disagio nel rispetto delle inclinazioni e delle caratteristiche personali”   

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Jorge Francisco Isidoro Luis Borges Acevedo  (Buenos Aires, 24 agosto 1899 – Ginevra, 14 giugno 1986) è stato uno scrittore, poeta, saggista, traduttore, filosofo e accademico argentino.

Le opere di Borges hanno contribuito alla letteratura filosofica e al genere fantastico.

È ritenuto uno dei più importanti e influenti scrittori del XX secolo, ispirato tra gli altri da Macedonio Fernández, Rafael Cansinos Assens, dalla letteratura inglese (Chesterton, Kipling, Stevenson, Wells, De Quincey, Shaw), da quella tedesca (Schopenhauer, Heine, Kafka) e dal taoismo.

Narratore, poeta e saggista, è famoso sia per i suoi racconti fantastici, in cui ha saputo coniugare idee filosofiche e metafisiche con i classici temi del fantastico (quali: il doppio, le realtà parallele del sogno, i libri misteriosi, gli slittamenti temporali), sia per la sua più ampia produzione poetica, dove, come afferma Claudio Magris, si manifesta “l’incanto di un attimo in cui le cose sembra stiano per dirci il loro segreto”.

PER UN ISTANTE

PER UN ISTANTE

Si sono incrociati come estranei,
senza un gesto o una parola,
lei diretta al negozio,
lui alla sua auto.

Forse smarriti
O distratti
O immemori
Di essersi, per un breve attimo,
amati per sempre.

D’altronde nessuna garanzia
Che fossero loro.
Sì, forse, da lontano,
ma da vicino niente affatto.

Li ho visti dalla finestra
E chi guarda dall’alto
Sbaglia più facilmente.

Lei è sparita dietro la porta a vetri,
lui si è messo al volante
ed è partito in fretta.
Cioè, come se nulla fosse accaduto,
anche se è accaduto.

E io, solo per un istante
Certa di quel che ho visto,
cerco di persuadere voi, lettori,
con brevi versi occasionali
quanto triste è stato.

WISLAWA SZYMBORSKA, Prospettiva (“Due punti/Qui”, Milano, Scheiwiller 2010).

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Maria Wisława Anna Szymborska

(Kórnik, 2 luglio 1923 – Cracovia, 1º febbraio 2012) è stata una poetessa polacca.

Premiata con il Nobel nel 1996 e con numerosi altri riconoscimenti, è generalmente considerata la più importante poetessa polacca degli ultimi anni, e una delle poetesse più amate dal pubblico della poesia e non solo di tutto il mondo d’oggi. In Polonia, i suoi volumi raggiungono cifre di vendita (500.000 copie vendute – come un bestseller) che rivaleggiano con quelle dei più notevoli autori di prosa, nonostante Szymborska abbia ironicamente osservato, nella poesia intitolata Ad alcuni piace la poesia (Niektorzy lubią poezje), che la poesia piace a non più di due persone su mille.

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LIBRI DA ASCOLTARE

LIBRI DA ASCOLTARE

In questo periodo di particolare inattività per molti può non essere utile passare troppo tempo seguendo in tv o alla radio aggiornamenti costanti che procurano ansia e stati di confusione che non aiutano a mantenere la necessaria calma e razionalità per fronteggiare il momento che stiamo vivendo in modo adeguato.

E’ utile aggiornarsi magari una sola volta al giorno tramite i canali ufficiali per conoscere l’evolversi della situazione e le misure da adottare senza necessariamente seguire in modo ansiogeno informazioni minuto per minuto.

Per questo motivo voglio condividere questa iniziativa del sito della Rai dove si possono ascoltare libri letti da attori molto bravi.

Potrebbe essere molto utile e piacevole concedersi momenti di distrazione non banale.

Il sito è questo:

www.raiplayradio.it

Si possono trovare molti libri di autori diversi; a me sono piaciuti questi:

Il gelo di Romano Bilenchi letto da Sandro Lombardi

Il barone rampante di Italo Calvino letto da Manuela Mandracchia

Metello di Vasco Pratolini letto da Alessandro Benvenuti

Doppio sogno di Arthur Schnitzler letto da Marco Foschi

Memorie del sottosuolo di Fëdor Dostoevskij letto da Chiara Guidi

Le notti bianche di Fëdor Dostoevskij letto da Alessandro Benvenuti

Buon ascolto.

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Immagine di copertina: Jacek Yerka, 1952 ~ Sogno Surrealista

PRIMO COLLOQUIO GRATUITO SOLO PER SABATO 25 GENNAIO 2020

PRIMO COLLOQUIO GRATUITO SOLO PER SABATO 25 GENNAIO 2020

Attualmente il primo colloquio ha una durata e un costo uguale ad ogni altro colloquio anche se, in alcuni casi può essere molto più impegnativo  per il professionista e trasformativo per il paziente.

Tuttavia a volte viene data la possibilità di usufruire di un colloquio e un incontro conoscitivo non retribuito. Solo per sabato 25 gennaio 2020 dalle ore 17:00 alle ore 19:00 viene messa a disposizione la possibilità di poter ususfruire di un primo colloquio psicologico gratuito presso lo Studio di Via San Vito, 6 di Milano.

La durata è di 50 minuti.

E’ necessaria la prenotazione che si può effettuare in una delle seguenti modalità:

– inviare una mail all’indirizzo: info@donatosaulle.it
– inviare un SMS al numero: 3477966388
– telefonare direttamente al numero: 3477966388

in tutti i casi verrà richiesto di specificare:

nome
cognome
anni
numero di telefono

Lo studio effettua solo colloqui di psicologia o di psicoterapia individuali con pazienti maggiorenni.

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Primo colloquio

Durante il primo colloquio si tratterà di presentarsi, verificare e ri-conoscere chi è l’altro che abbiamo di fronte, di comprendere il suo modo di entrare in relazione, le sue dinamiche, la modalità con cui poter lavorare insieme.

Compito del terapeuta sarà quello di aiutare la persona a circoscrivere le aree problematiche che l’hanno portata a chiedere aiuto, fornirle la forza per iniziare questo nuovo percorso e cominciare a trasmetterle un’idea iniziale di intervento sul problema.

Dall’altra parte, l’utente potrà usufruire di questo incontro per accertarsi che il professionista gli trasmetta un senso di accoglienza, preparazione e fiducia, componenti basilari per la costruzione di un buon rapporto terapeutico e quindi di una buona terapia.

Ogni psicoterapeuta elabora un modello di interazione adatto a sé e alla persona che ha di fronte, modello che tuttavia varia al variare dello stile comunicativo dei partecipanti, influenzato inevitabilmente dalla comunicazione bilaterale e dall’imprescindibile risultato scaturito dalle due personalità che si incontrano.

Chiedere, anche con un solo colloquio, il parere di uno psicoterapeuta, significa avere la totale riservatezza garantita dal segreto professionale e l’opinione di un professionista per tutti quei problemi che non si riescono a risolvere da soli.

ACCANTO A TE

ACCANTO A TE

Accanto a te non ho nulla di cui scusarmi,
nulla da cui difendermi,
nulla da dimostrare: trovo la pace…
Al di la’ delle mie parole maldestre
tu riesci a vedere in me semplicemente l’uomo.”

Antoine de Saint-Exupéry – Il Piccolo Principe 

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Antoine de Saint-Exupéry 

Antoine de Saint-Exupéry

Antoine Jean Baptiste Marie Roger de Saint-Exupéry, (Lione, 29 giugno 1900 – Isola di Riou, 31 luglio 1944), è stato uno scrittore, aviatore e militare francese.

È conosciuto nel mondo per essere stato l’autore del famoso romanzo Il piccolo principe, che è il testo più tradotto di narrativa più tradotto al mondo.

La sua scomparsa nel corso di un volo di ricognizione, avvenuta sul finire della guerra, restò per molti anni misteriosa, finché nel 2004 venne localizzato e recuperato il relitto del suo aereo, nel mare antistante la costa marsigliese.