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PSICOLOGIA DELLA PERCEZIONE – Le illusioni ottiche

La percezione

è il processo psichico che opera la sintesi dei dati sensoriali in forme dotate di significato.

Gli assunti relativi allo studio della percezione variano a seconda delle teorie e dei momenti storici. Da sempre l’uomo si è fatto delle domande circa la “realtà” che lo circonda. Abbiamo visto come per noi la realtà è sempre soggettiva e sempre ha necessità di essere condivisa almeno con un altro significativo al fine di evitare il deragliamento del pensiero e di realtà chiuse agli eventi, all’accadere della propria storia e agli altri. In questo scritto, tuttavia, vogliamo limitarci a esporre gli aspetti “meccanici” della percezione, questo pur all’interno della radice filosofica di F. Brentano (1874) che per primo gettava le basi per una psicologia fondata sull’atto, sulla consapevolezza, sull’intenzionalità, quest’ultima intesa come l’atto che rapporta il soggetto all’oggetto.

L’oggetto ha realtà sua propria, ma diviene esistente, in sede psichica, solo quando un atto rapporta ad esso l’essere umano, la psicologia dell’atto convoglia quindi l’attenzione verso il soggetto, verso il suo mondo e verso i dati immediati, qui ed ora, della sua esperienza.

La psicologia della percezione, anche chiamata psicologia della Gestalt che in tedesco significa “forma o configurazione” è una scuola teorica tedesca che nasce nel 1912, anno in cui Werthmeier pubblicò un articolo con i risultati di due anni di ricerche sul movimento apparente, condotte nell’Istituto di Psicologia di Francoforte.

Il motivo di questi studi era comprendere i meccanismi psichici che ci portano a interpretare la realtà, in questo scritto si prenderanno in considerazione solamente gli aspetti inerenti la percezione visiva degli oggetti e i motivi che portano a creare le “illusioni ottiche”.

Dunque è possibile operare una prima distinzione tra la sensazione legata agli effetti immediati ed elementari del contatto dei recettori sensoriali con i segnali provenienti dall’esterno e in grado di suscitare una risposta. La percezione corrisponde quindi all’organizzazione dei dati sensoriali in un’esperienza complessa ovvero al prodotto finale di un processo di elaborazione dell’informazione sensoriale da parte dell’intero organismo.

Con lo sviluppo degli studi sulla psicologia della percezione, il centro dell’indagine sui processi percettivi passa dalla precedente concezione elementaristica alla percezione come risultato di un’interazione e organizzazione globale di varie componenti. Prima di esporre le varie teorie che si sono occupate della percezione, è opportuno comprendere i processi che ne stanno alla base. Tali processi sono di due tipi: la categorizzazione e l’identificazione.

La categorizzazione è il processo mediante il quale si assegna un oggetto a una categoria. Ad esempio, un oggetto di forma sferica, liscio e con un picciolo in mezzo fa parte della categoria frutta. Dopo aver fatto questo dobbiamo “identificare l’oggetto”, ovvero dargli un nome. L’oggetto liscio e sferico col picciolo in mezzo si chiama mela (processo di identificazione). Sia la categorizzazione che l’identificazione richiedono processi cognitivi elevati, come ad esempio tutto ciò che sappiamo sull’oggetto, le impressioni che ci siamo fatti su di esso e così via.

Ci sono due tipi di stimoli che noi usiamo per crearci la nostra rappresentazione percettiva degli oggetti: lo stimolo distale e quello prossimale. Lo stimolo distale è ciò che noi percepiamo, la presenza fisica dell’oggetto. Lo stimolo prossimale è quello stimolo da cui noi dobbiamo ricavare informazioni per arrivare allo stimolo distale. Il fatto che la mela è rotonda, che ha il picciolo in mezzo etc., fanno tutti parte dello stimolo prossimale, perché grazie a queste informazioni io arrivo a capire che quella è una mela, quindi allo stimolo distale. In sintesi, il processo della percezione richiede che il sistema percettivo ricopi le informazioni contenute nello stimolo prossimale per crearsi la rappresentazione percettiva dell’oggetto, o stimolo distale. Tuttavia questo passaggio non avviene sempre in modo corretto: ogni tanto il sistema percettivo fa degli errori, e quindi ci fa sperimentare quelle che si chiamano illusioni.

Una illusione è una rappresentazione sbagliata che noi ci siamo fatti di un oggetto.

L’idea portante dei fondatori della psicologia della percezione è che il tutto fosse qualcosa di diverso e più complesso del risultato delle singole parti. Una idea della psicologia naturalmente diversa dalla matematica dove 2+2 fa 4, per un essere umano la costruzione razionale lineare e razionale delle cose è più complessa e non scientificamente collocabile, allo stesso modo in cui le caratteristiche di una società non corrispondono a quelle degli individui che la costituiscono. Da questo ragionamento nasce la famosa massima: “Il tutto è più della somma delle singole parti”.

Le teorie della psicologia della percezione si rivelarono altamente innovative, in quanto rintracciarono le basi del comportamento nel modo in cui viene percepita la realtà percettiva, anziché per quella che è realmente; quindi il primo pilastro delle teorie della psicologia della percezione fu costruito sullo studio dei processi percettivi e in una percezione immediata del mondo fenomenico.

Quello che noi siamo e sentiamo, il nostro stesso comportamento, sono il risultato di una complessa organizzazione che guida anche i nostri processi di pensiero. La stessa percezione non è preceduta dalla sensazione ma è un processo immediato, influenzato dalle passate esperienze solo in quanto queste sono lo sfondo dell’esperienza attuale, come combinazione delle diverse componenti di un’esperienza reale-attuale. La capacità di percepire un oggetto quindi deve essere rintracciata in qualcosa di più e di diverso e non banalmente solo ad una immagine focalizzata dalla retina.

Per comprendere il mondo circostante si tende a identificarvi forme secondo schemi che ci sembrano adatti, scelti per imitazione, apprendimento e condivisione e attraverso simili processi si organizzano sia la percezione che il pensiero e la sensazione ad esso associata; ciò avviene di solito del tutto inconsapevolmente.

Con particolare riferimento alle percezioni visive, le regole principali di organizzazione dei dati percepiti sono:
1. buona forma (la struttura percepita è sempre la più semplice);
2. prossimità (gli elementi sono raggruppati in funzione delle distanze);
3. somiglianza (tendenza a raggruppare gli elementi simili);
4. buona continuità (tutti gli elementi sono percepiti come appartenenti ad un insieme coerente e continuo);
5. destino comune (se gli elementi sono in movimento, vengono raggruppati quelli con uno spostamento coerente);
5. figura-sfondo (tutte le parti di una zona si possono interpretare sia come oggetto sia come sfondo);
6. movimento indotto (uno schema di riferimento formato da alcune strutture che consente la percezione degli oggetti).

Fondamentalmente possiamo dire che ciò che prima era stato considerato un processo passivo, il percepire, veniva ad essere pensato come qualcosa di gran lunga più attivo; come un’attività subordinata a certi principi organizzativi generali, in particolare le figure che emergono rispetto allo sfondo, ovvero l’oggetto e il suo contesto di riferimento che può poi essere paragonato al rapporto tra individuo e ambiente o contesto sociale e culturale.

Gli studi della psicologia della percezione hanno approfondito anche gli aspetti relativi al comportamento e all’apprendimento, partendo dalla conoscenza strutturale di alcuni schemi di pensiero è nato un modello psicoterapeutico definito “terapia della Gestalt” che sarà sviluppato in un prossimo scritto.

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Dott. Donato Saulle

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Psicologo Milano – Psicoterapeuta – Via San Vito,6 (angolo Via Torino) – MILANO – Cell. 3477966388blu psicologo milanoFonti:
wikipedia.org
Daniel Levitin, “Foundations of cognitive psychology”.
Immagine: “Sailing Island” di Rob Goncalves

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LE PERLE AI PORCI

PARANOIA E SISTEMI RELAZIONALI

“Stanno giocando un gioco.
Stanno giocando a non giocare un gioco.
Se mostro loro che li vedo giocare infrangerò le regole e mi puniranno.
Devo giocare al loro gioco, di non vedere che vedo il gioco” 
R.D. Laing

PARANOIA E SISTEMI RELAZIONALI

Quando la mente è considerata in termini di “extracelebrale” e “intracelebrale”, localizzare la patologia di un individuo nella mente, non indica se è all’interno o all’esterno della persona stessa.

La patologia può essere nell’individuo, nel suo contesto sociale o nell’interazione tra i due. Il confine artificiale diviene sfumato, perciò l’approccio al sintomo può cambiare.

Da questo punto di vista il tipo di terapia che ci si propone di illustrare si rifà a tre assiomi. Ciascuno ha un’accentuazione completamente diversa rispetto all’assioma relativo alla terapia individuale

Il primo assioma

Primo, la vita psichica di un individuo non è un processo totalmente interno.

L’individuo influenza il suo contesto e ne è influenzato tramite costanti e ricorrenti sequenze interattive.

L’individuo che vive, per esempio, in una famiglia è membro di un sistema sociale a cui deve adattarsi.

Le sue azioni sono regolate dalle caratteristiche del sistema, e queste caratteristiche riguardano anche gli effetti delle sue azioni passate.

Il soggetto quindi risponde alle tensioni in altre parti del sistema a cui si adatta e può contribuire in modo significativo a provocare tensioni in altri membri del sistema.

L’individuo può essere visto come un sottosistema o una parte del sistema tenendo però conto del tutto.

Il secondo assioma

Il secondo assioma che sottende questo genere di terapia è che i cambiamenti nella struttura famigliare contribuiscono ai cambiamenti nel comportamento e nei processi psichici interiori dei componenti del sistema.

Il terzo assioma

Il terzo assioma è che quando uno psicoterapeuta lavora con un paziente o con una famiglia, il suo comportamento diventa parte del contesto.

Lo psicoterapeuta si unisce per formare un nuovo sistema terapeutico.

Quel sistema poi regola il comportamento dei suoi membri.

Questa teoria, e cioè che il contesto influenza i rapporti interiori; che i cambiamenti di contesto producono cambiamenti nell’individuo; che il comportamento del terapista è significativo nell’attuare un cambiamento, hanno sempre appartenuto al fondamento razionale della terapia.

Sono stati il retroterra della letteratura sulla psicoterapia.

Tuttavia non sono mai divenuti centrali nella prassi psicoterapeutica, dato che l’artificiosa dicotomia tra individuo e ambiente continua a esistere.

Un esempio

Un esempio si può ricavare da concetti di paranoia e dalle modalità di pensiero paranoico, perchè è proprio in questo campo che una comprensione del contesto del paziente è essenziale.

Eppure, in termini intrapsichici, la paranoia è vista come un disturbo formale del pensiero, in cui la percezione degli eventi è determinata dai processi interni.

Secondo quanto scrive Haron Beck:

“tra le persone, la sequenza percezione-cognizione-emozione è ampiamente dettata dal carattere di richiesta della situazione-stimolo… [tuttavia] la persona che soffre di paranoia e quindi di un disturbo paranoico può astrarre in maniera selettiva quegli aspetti della sua esperienza che sono coerenti con la sua idea preconcetta di persecuzione e può dare dei giudizi arbitrari che non hanno fondamento in un reale condiviso.

Questi di solito, si manifestano leggendo, negli eventi, contenuti e significati nascosti.

Inoltre nella paranoia il soggetto tende a generalizzare eccessivamente episodi isolati di intrusione, discriminazione e così via.

In questi termini, la paranoia è un fenomeno psichico interno che solo tangenzialmente si riferisce alla realtà.

Confrontiamo questo passo con una concezione che tenga in debito conto il contesto ambientale.

Erving Goffman

Erving Goffman che ha studiato la paranoia, in uno studio su pazienti sofferenti di sintomi paranoici ha rilevato che nei primi stadi di sviluppo del sintomo il contesto sociale è complementare al paziente che sostiene la propria malattia.

Gruppi sociali significativi, quali colleghi, compagni di lavoro, cercano di trattenere il paziente, giacchè i sintomi hanno un effetto distruttivo.

Generalmente lo evitano e lo escludono dalle decisioni.

Oppure si servono di uno stile d’interazione allegro, pacificante e non impegnato, che attenua il più possibile la partecipazione del paziente.

Lo possono perfino spiare, o possono formare una rete di complice intesa, in modo da indurlo e un pò a “forzarlo” a ricevere un trattamento psicoterapeutico.

Il loro comportamento per quanto ben intenzionato e il loro atteggiamento di segretezza tuttavia inducono il paziente a sviluppare ulteriori sintomi paranoici e lo privano di spontanee reazioni correttive e di auto-ricerca di un aiuto esterno, fino ad arrivare alla conseguenza ultima di costruire intorno al paranoico una vera e propria comunità paranoica che a questo punto si costituisce su elementi di realtà.

Il comportamento paranoico

Si è visto che il comportamento paranoico, la paranoia e il pensiero paranoico possono essere attivati in modo sperimentale anche in professionisti senza tratti paranoici e con un alto grado di istruzione (a dimostrazione del fatto che il grado di istruzione non protegge dai sintomi descritti), ad esempio mediante esperienze comunitarie come quelle attuate negli Istituti della Tavistock Clinic.

In una situazione sperimentale che coinvolge un gruppo ampio, dai trenta ai cinquanta partecipanti sono seduti in cerchi concentrici che vanno da tre a cinque.

I membri della facoltà sono sparsi nei cerchi vestiti con abiti di lavoro, con una espressione impassibile e silenziosi.

Al gruppo è stato dato un compito ambiguo: quello di studiare il proprio comportamento.

All’interno di questa struttura d’esercizio senza leader, i partecipanti fanno affermazioni che non sono dirette a nessuno in particolare. A causa della disposizione in cui sono seduti, metà di essi hanno le spalle voltate e non possono vedere colui che parla.

Non si sviluppa dialogo.

Una dichiarazione può essere seguita da altre in un posto diverso.

In tal modo le comunicazioni non sono convalidate da reazioni di conferma o di dissenso da parte di altri.

Ripetutamente si nota la rapida apparizione di comportamenti singoli di sospetto e confusione sulla natura della realtà sperimentata, segue, come sempre all’interno di un gruppo con una comunicazione non chiara, la ricerca di un bersaglio,  l’identificazione di “capri espiatori” e infine la definizione di alcuni membri del gruppo come “persecutori onnipotenti”.

In questo contesto sperimentale

In questo contesto sperimentale, la paranoia e il “pensiero paranoico” invariabilmente si sviluppa ed è espresso anche da quei partecipanti che hanno invece sempre avuto una vita e una storia di sviluppo assai diverse e con un adeguato adattamento alla realtà.

Non sono un amante degli esperimenti, che in psicologia, oltretutto, non garantiscono nulla di scientifico dal momento che ogni anima di ogni singola singola persona è preziosa, particolare e non standardizzabile, però può essere utile osservare come nascono alcuni comportamenti che confermano che l’esperienza individuale dipende dalle caratteristiche idiosincratiche dell’individuo nel contesto di vita in cui si trova ad operare in un dato periodo della sua vita.

In pratica, in determinate condizione e contesti, la paranoia si sviluppa anche in soggetti a basso rischio.

Quindi in questa struttura teorica, in particolare rispetto alla paranoia non si ignora l’individuo.

Il presente di un soggetto è formato dal suo passato e dalle condizioni in cui vive.

Parte del suo passato sarà presente, contenuto e modificato dalle attuali interazioni.

Sia il suo passato che le sue qualità distintive sono parte del contesto sociale, che influenzano nella stessa misura in cui il contesto influisce sull’individuo.

Ciò che emerge è il rispetto per l’individuo, per la persona nel suo contesto, il tenere in considerazione non solo le caratteristiche inerenti o acquisite del soggetto ma anche la sua interazione nel presente.

L’uomo è dotato di memoria; è il prodotto del suo passato. Allo stesso tempo, le sue interazioni con le situazioni in cui vive sostengono, qualificano o modificano la sua esperienza e il suo comportamento futuro.

La persona che ha sintomi paranoici

La persona che ha sintomi paranoici, come di qualsiasi altro sintomo che ne impedisce la spontanea espressione di tutte le sue potenzialità è una persona che soffre e ha sofferto, la sua storia di vita lo ha portato a trovare forme di adattamento che si rivelano poi essere la fonte del sintomo.

Mi trovo spesso a pensare, quando ascolto queste storie, che anche io probabilmente, nelle stesse condizioni avrei sviluppato quel sintomo.

Tuttavia non è utile una comprensione intellettuale del disturbo, solo quello non serve, e può essere, anzi, fonte di ulteriore frustrazione.

Quello che è utile in questi casi è cercare di uscire dal cerchio chiuso della coazione a ripetere inserendo un elemento umano, trovare una forma nuova e “sana” di comunicazione.

Una delle possibilità è quella di sperimentare una nuova modalità di relazione con un terapeuta, che si pone fuori dalla rete relazionale e sociale in cui la persona è inserita e che garantisca appunto il rispetto e la comprensione della propria esperienza e dei propri valori e orientamenti personali, che garantisca la riservatezza, il rispetto e la comprensione della propria storia.

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Dott. Donato Saulle

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Psicologo Milano – Psicoterapeuta – Via San Vito,6 (angolo Via Torino) – MILANO – Cell. 3477966388

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Tratto da:
Minuchin S. – Famiglie e terapia della famiglia – Casa Editrice Astrolabio-Ubaldini
Immagine: Michelangelo, Cappella Sistina

Tags: paranoia, paranoia e sistemi relazionali

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LA PSICOLOGIA COGNITIVA – Il trattamento cognitivo dei disturbi emozionali

La Psicologia Cognitiva

si basa su indagini sperimentali e ha influenzato profondamente, negli ultimi decenni, la psicoterapia e la psicologia clinica.

E’ necessario fornire una definizione di sistema cognitivo.

Con il termine cognizione ci si riferisce a quelle funzioni che permettono all’organismo di raccogliere informazioni dal proprio ambiente, di analizzarle, valutarle, trasformarle per poi utilizzarle per agire nel mondo circostante. In termini finalistici ed evoluzionistici, la cognizione permette di adattare il comportamento dell’organismo alle esigenze dell’ambiente o di modificare l’ambiente in funzione dei propri bisogni. L’analisi delle funzioni cognitive, che sono: percezione, intelligenza, ragionamento, giudizio, memoria a breve e a lungo termine, rappresentazioni interne, linguaggio, pensiero, può essere condotta a livello strutturale quando si vogliono spiegare le “modalità” del funzionamento, o a livello “dinamico” quando si vogliono spiegare le ragioni di un certo funzionamento.

Quindi per sistema cognitivo si intende sia l’intera gamma di funzioni e meccanismi che permettono di elaborare pensieri, sia il contenuto dei pensieri medesimi.

La premessa alla base delle teorie cognitive e della psicologia cognitivista inerenti i disturbi emozionali è che una disfunzione deriva dall’interpretazione personale dei singoli eventi. I comportamenti e l’emergere dei sintomi connessi a tali interpretazioni personali contribuiscono inoltre al mantenimento del problema emozionale stesso.

Uno degli approcci più importanti della psicologia cognitiva si fonda sul principio che i “pensieri irrazionali” siano la fonte del disturbo emozionale e delle sue conseguenze comportamentali. I pensieri irrazionali consistono essenzialmente in imperativi (“devo”), comandi e presupposti che conducono a elaborazioni illogiche dei disturbi emozionali. Tali credenze vengono spesso rinforzate dalla società o dal sistema relazionale in cui è inserito il soggetto che ne soffre. Tali convinzioni e assunzioni diventano poi rappresentazioni relativamente stabili della coscienza immagazinata nel sistema di memoria e vengono chiamate “schemi”. Con il termine “schema” si indica una struttura che una volta attivata influenza il processo di elaborazione dell’informazione modellando le interpretazioni delle esperienze e condizionando il comportamento. I difetti di elaborazione dell’informazione nei disturbi emozionali si evidenziano nelle credenze, nelle distorsioni cognitive e nei pensieri automatici negativi del paziente ed è quindi opportuno che vengano sistematicamente confutate nel corso delle sedute terapeutiche.

La terapia cognitiva ha come fulcro il problema sintomatologico del paziente; il sintomo che porta in seduta. Il trattamento si ispira a un approccio empirico di collaborazione in cui paziente e terapeuta lavorano insieme, mossi da mentalità scientifica, con lo scopo di risolvere gli aspetti concreti del problema. Si presuppone quindi che l’uomo sia un essere fondamentalmente razionale. In questo modello non è previsto il concetto di inconscio che viene considerato un costrutto teorico non scientifico e che quindi, semplicemente, non esiste. Il monitoraggio continuo dei sintomi del paziente è un modo per verificare le ipotesi riguardanti i fattori che favoriscono il mantenimento dei problemi del paziente e per valutare gli effetti degli interventi terapeutici. Semplici esperimenti, sotto forma di strategie comportamentali, sono impiegati come mezzo per far comprendere al paziente l’approccio cognitivo e per testare pensieri e convinzioni disfunzionali. Gli esercizi da realizzare a casa sono una parte essenziale del trattamento, i pazienti, infatti, vengono incoraggiati a svolgere specifici compiti tra una sessione terapeutica e l’altra.

Nella psicologia cognitiva, la terapia è un trattamento guidato concettualmente, in accordo con la valutazione che il terapeuta fa del caso. Una vasta gamma di tecniche cognitive, interpersonali, comportamentali viene utilizzata a tal fine; molte di queste tecniche sono comunemente usate in altri ambiti clinici ma qui sono impiegate solo se si giustificano, all’interno della concettualizzazione cognitiva dei casi, come strumenti adeguati e utili. Queste procedure sono spesso proposte per scopi precisi e modificate in modo da massimizzare i cambiamenti cognitivi a livello di convinzioni o giudizi.

E’ possibile considerare la terapia cognitiva come un processo educativo, dove le nuove informazioni vengono proposte in maniera didattica, anche se la modalità principale di presentazione resta quella del metodo socratico, vale a dire una serie di domande volte a sondare la comprensione e l’esperienza del paziente e a rimodellare le sue interpretazioni e le sue credenze. Il dialogo socratico ha il vantaggio di instaurare un clima di collaborazione e permette di raggiungere una conoscenza dettagliata della “realtà interna” del paziente, primo, fondamentale traguardo verso l’effettiva modificazione dei contenuti mentali. Il metodo socratico consente al paziente di raggiungere una maggiore consapevolezza degli aspetti distorti nella elaborazione cognitiva e permettere all’individuo di occupare un ruolo attivo nella modificazione del suo comportamento e dei suoi pensieri.

La terapia cognitiva classica consiste in 10-15 sedute a cadenza generalmente settimanale, le sedute iniziali di un trattamento di psicologia cognitiva devono essere dedicate alla valutazione e alla concettualizzazione del caso, alla formalizzazione del rapporto con il terapeuta e all’introduzione del modello cognitivo. Con il progredire del trattamento, l’enfasi si sposta sulla modificazione dei comportamenti e delle cognizioni coinvolte nel mantenimento del disturbo. Nella fase iniziale l’attenzione è focalizzata sui sintomi che la terapia si propone di alleviare. Una volta alleviati i sintomi il trattamento può concentrarsi sulle cause sottostanti, concettualizzate come fattori di rischio in quanto predispongono a eventuali ricadute. La conclusione del lavoro segue un andamento graduale, in quanto al completamento delle sedute settimanali seguono alcune sedute di mantenimento più diluite nel tempo. Si consigliano, inoltre, controlli longitudinali a 6-12 mesi dal termine del trattamento, per accertare il mantenimento nel tempo dei vantaggi terapeutici. Questo come impostazione puramente teorica dal momento che, ovviamente, la specificità dei fattori individuali, l’eventuale cronicità del disturbo, la forza di eventuali benefici secondari sul disturbo primario, può richiedere modifiche allo schema proposto che inoltre non può essere applicato su disagi di struttura complessa e di natura organica.

Dott. Donato Saulle

Psicologia Psicologo Milano Donato Saulleblu psicologo milano

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Tratto da:
A. Wells, Trattamento cognitivo dei disturbi d’ansia – Ed. McGraw-Hill, Coll. Psicologia
https://www.youtube.com/watch?v=n1HlSezYyzs” target=”_blank”>The ACT Therapist

www.youtube.com/watch?v=n1HlSezYyzs
Tag: psicologia, psicologia clinica, psicologia cognitiva

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HERBERT STACK SULLIVAN – IL CAMPO RELAZIONALE

Herbert Stack Sullivan 

Psichiatra e psicanalista statunitense (1892 – 1949) può essere considerato, insieme a K. Horney e a E. Fromm, il massimo esponente della tendenza culturalista neo-freudiana negli USA.
Ebbe una grande influenza nell’ambiente psicoanalitico specie per l’idea che egli aveva del disturbo mentale e per il suo modo di impostare il rapporto con il paziente

Il pensiero

Sullivan sosteneva che tutti i comportamenti umani sono la somma delle varie motivazioni che influiscono sulla persona in ogni momento specifico. Il senso della scelta è un riflesso nella coscienza della convergenza di vari motivi che si riconducono ai bisogni di soddisfacimento e di sicurezza.
Dunque il suo contributo sulle tecniche del colloquio clinico, in cui delineava un approccio meno nosografico e più interpersonale rispetto ai modelli classici, ha avuto molta influenza nella psichiatria statunitense degli anni tra il ’40 e ’50.

Il colloquio

Nel suo approccio, il colloquio diviene uno strumento non solo diagnostico, ma anche di analisi delle dinamiche relazionali usate dal soggetto, di cui questi non è sufficientemente consapevole.
Il superamento di tali “disattenzioni selettive” nei confronti dei propri stessi processi relazionali diviene quindi parte del processo terapeutico.
Nel 1954, come psicologo, psicologo clinico e psicoterapeuta, nel delineare lo sviluppo della psicologia individuale pose l’accento sui bisogni di sicurezza e sui vissuti di angoscia, interpretati come risposta alla frustrazione dei bisogni primari.

Il campo relazionale

Nell’analisi della personalità operò uno spostamento dai rapporti e conflitti intrapsichici alle dinamiche interpersonali, formulando una teoria basata sulla nozione di “campo relazionale”, secondo la quale la personalità individuale è un prodotto dell’interazione di campi di forza interpersonali, di contesti relazionali non solo reali ma anche immaginari, che agiscono come “personificazioni” interiori anche in situazioni di isolamento.

Quindi in quest’ottica il rapporto terapeuta-paziente non è più concepito secondo lo schema sano-malato, ma come un tentativo di reciproca comprensione nel quale, il terapeuta, sviluppa un maggiore atteggiamento empatico riconoscendo l’importanza delle determinanti ambientali e sociali e si propone di individuare insieme al paziente, con rispetto e ascolto, gli eventi scatenanti del malessere e le motivazioni dell’isolamento per comprendere i vissuti correlati e il significato che questi eventi assumono nella narrazione di vita dello stesso.

Dott. Donato Saulle

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Fonte:
U. Galimberti – Psicologia – Garzanti
it.wikipedia.org/wiki/Harry_Sullivan
Tag: Herbert Stack Sullivanblu psicologo milano

Studio di Psicologia Clinica e Psicoterapia – Dott. Donato Saulle

“Esperienza e professionalità”

Spesso si pensa che i problemi di tipo psicologico necessitino di un intervento lungo e costoso.
Con un percorso di psicoterapia integrata a volte si verificano condizioni particolarmente favorevoli e il problema si sblocca in poche sedute permettendo alla persona di recuperare la fiducia nelle proprie capacità personali.
Il Dott. Donato Saulle, opera come psicoterapeuta e psicologo clinico a Milano e propone colloqui di psicoterapia.
A tutti può capitare di attraversare periodi in cui il proprio senso di benessere sembra svanire, di non riuscire più a svolgere adeguatamente le varie attività quotidiane, di non sentirsi a proprio agio con gli altri, di vivere un momento di difficoltà emotiva o sentimentale.
A volte queste difficoltà si prolungano nel tempo, ci impediscono di vivere come vorremmo e nonostante tutti i nostri sforzi non riusciamo a superarle e sentiamo il bisogno di parlarne liberamente con qualcuno che sappia ascoltare.
In questo caso può essere utile un aiuto esterno per risolvere il problema che se affrontato e superato può contribuire alla propria crescita personale e al raggiungimento di un maggior grado di serenità e benessere.
Chiedere, anche con un solo colloquio, il parere di uno psicoterapeuta, significa avere la totale riservatezza garantita dal segreto professionale e l’opinione di un professionista per tutti quei problemi che non si riescono a risolvere da soli.
Chiedi informazioni in qualsiasi momento e senza impegno.

“Utilizzo una modalità di intervento orientata a sviluppare le potenzialità umane e la riduzione del disagio nel rispetto delle inclinazioni e delle caratteristiche personali”

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Formazione

  • Laureato in Psicologia presso l’Università degli Studi di Pavia
  • Psicologo
  • Psicologo Clinico iscritto all’Albo degli Psicologi della Lombardia n. 03/12876
  • Biennio di specializzazione in psicoterapia Cognitivo Comportamentale
  • Biennio di specializzazione in piscoterapia a indirizzo Psicodinamico
  • Psicoterapeuta
  • Iscrizione all’Albo degli Psicoterapeuti della Lombardia n. 03/12876

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Psicologo Milano -Psicoterapeuta – Via San Vito,6 (angolo Via Torino) – MILANO – Cell. 3477966388depressione psicologo milanoCollaborazioni

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Dott. Donato Saulle

depressione Psicologo Milano Donato Saulleblu psicologo milano

Tessera di iscrizione all’Albo degli Psicologi e Psicoterpeuti della Lombardia n. 03/12876 
La documentazione relativa al percorso formativo e professionale dichiarato è disponibile, su richiesta del paziente, presso lo studio del Professionista.blu psicologo milano

Convegni – Seminari – Workshop

Ho assistito ai seguenti incontri:

“Dialogo sulla cultura e il linguaggio”

Dott. Paolo Crepet
Festival della Filosofia, Mantova, Piazza Castello, 09.09.2000

“La psicoanalisi e l’adolescenza”

Prof.ssa Silvia Vegetti Finzi
Ciclo di Convegni promosso da Associazione Culturale Punto Rosso, Milano, 26.02.2001

 “Teoria dell’attaccamento e psicopatologia dell’adolescenza”

Dott. E. De Vito, Università degli Studi di Pavia, Pavia, 21.09.2001

 “La memoria umana: modelli ed esperimenti”

Prof. M.Shiffrin e Prof. E.Pessa
Ciclo di Convegni tenuti presso Università di Pavia, Pavia, 04.10.2001

 “Neuropsicologia e riabilitazione cognitiva”

Assessorato alla Sanità della Regione Lombardia
Azienda Ospedaliera Riguarda Cà Granda, Milano, 22.10.2001

 “L’alleanza terapeutica con il paziente Borderline”

Prof.ssa Lavinia Barone – Dott. E. Caverzasi
Dipartimento di Scienze Sanitarie Applicate e Psicocomportamentali
Pavia, 26.10.2001

“Attualità in psicopatologia e in clinica psichiatrica”

Prof. Carlo Maggini
Università degli Studi di Pavia, Pavia, 28.11.2001

 “La linea d’ombra dell’adolescenza”

a cura di Silvia Vegetti Finzi
Convegni – Casa della cultura, Milano, novembre/dicembre 2001

 “Vincere stress e depressione”

Prof. Silvio Scarone
Fondazione “Le Stelline”, Milano, 20.10.2002

“Prevenzione Psicologica per adolescenti”

Dott. R. Rocca e Dott. G. Stendono, Milano, 28.10.2002

 “Segnali di benessere. Segnali di malessere”

Proff.ssa Silvia Vegetti Finzi
Casa della Cultura, Milano, ottobre/novembre

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 “Affrontare le impassess – Strutturare gli interventi”

Modelli concettuali e strumenti metodologici in psicologia clinica e psichiatria
Prof.ssa Lavinia Barone e Prof. Edgardo Caverzasi
Università degli Studi di Pavia/Centro AfaR, Pavia, 25.10.2002

“Oltre ogni abuso: droghe e dipendenza in un mondo che cambia”

Dott. R. Gatti
Dipartimento di Salute Mentale, Azienda Ospedaliera San Paolo, Milano, 09.11.2002

“Il disagio invisibile”

a cura di Silvia Vegetti Finzi
Convegni – Casa della cultura, Milano, ottobre/novembre 2002

“Corpo naturale, corpo culturale”

Dott. Gustavo Pietropolli Charmet
Casa della cultura, Milano, 11.11.2004

“Adolescenti e droghe”

Proff. Alfio Maggiolini
Casa della cultura, Milano, 18.11.2004

“Emozioni e disagio in adolescenza”

Prof. A.Pagnin, S. Vegetti Finzi, L.Barone
Università degli studi di Pavia, Pavia, 18.01.2005

“Analisi dei vissuti psicologici delle vittime di maltrattamento”

Dott. C.Foti
Dipartimento di Psicologia dell’Università di Pavia
presso la Questura di Pavia, Pavia, 15.03.2005

“Ascolto necessario: un’esperienza di perizia minorile”

D.ssa Rostagno
Dipartimento di Psicologia dell’Università di Pavia
presso la Questura di Pavia, Pavia, 07.04.2005

“Trauma e memoria: distorsioni metacognitive”

Prof. T.Vecchi
Convegni c/o Dipartimento di Psicologia dell’Università di Pavia, 12.04.2005

“Trasformazioni. Segnali di disagio. Significati”

Collegio Ghislieri, Pavia, 28.03.2007

“L’utilizzo clinico del Rorscharch Comprehensive System”

Prof. Stephen E.Finn
Alta Scuola Agostino Gemelli, Milano, 07.11.2009

“Behavioural case formulation”

Prof. Peter Sturmey
IESCUM – Istituto Europeo per lo Studio del Comportamento Umano
Bressanone, 01-03.06.2010

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Dott. Donato Saulle
PSICOLOGO MILANO DONATO SAULLE

depressione psicologo milano

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ARGOMENTI DI PSICOLOGIA E PSICOTERAPIA

Sul sito LinkedIn potete trovare uno spazio dedicato alla discussione di post inerenti la psicologia clinica e la psicoterapia.

Il nome del gruppo è “Argomenti di psicologia e psicoterapia”

L’indirizzo web di LinkedIn è il seguente:

https://www.linkedin.com/groups/8306115

oppure sulla pagina Facebook:

https://www.facebook.com/groups/argomentidipsicologia/

Le informazioni e il regolamento del gruppo sono i seguenti:

“Argomenti di Psicologia e Psicoterapia” intende far conoscere le principali teorie psicologiche, approfondire e divulgare il pensiero degli esponenti più significativi nel campo della Psicologia e della Psicoterapia.

Il Gruppo ha finalità aggregative e informative.

Chiunque può proporre i propri post per la pubblicazione possibilmente attinenti all’impostazione del gruppo e rispettosi delle altrui sensibilità.

I post devono essere attinenti ai temi del gruppo, non offensivi; mossi da intento costruttivo, non provocatori o inutilmente polemici.

I post e le discussioni sono tuttavia pubblicati, o rimossi, con insindacabile giudizio degli amministratori.

Gli amministratori sono persone che regalano un po’ del proprio tempo agli utenti per permettere di mantenere nel gruppo un tono costruttivo.

Per poter amministrare il gruppo, alle volte saranno prese misure drastiche quali la cancellazione di post che violano il regolamento e l’espulsione degli autori degli essi.

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Psicologo Milano – Psicoterapeuta – Via San Vito,6 (angolo Via Torino) – MILANO – Cell. 3477966388

CONVENZIONI

CONVENZIONI

Lo Studio di Psicologia Clinica e Psicoterapia aderisce e promuove convenzioni con Enti, Aziende, Associazioni, Gruppi e Studi Professionali, con l’intento di erogare prestazioni a costi relativamente contenuti per proporre un’offerta organica e altamente qualificata di prestazioni psicoterapeutiche che promuovano la cultura del benessere, il miglioramento della qualità della vita e lo sviluppo personale, umano e sociale.

Il nostro obiettivo e quello di estendere al maggior numero di persone, nel limite del possibile, l’opportunità di affrontare e risolvere problematiche riguardanti la sfera psicologica per accrescere la qualità della vita delle persone.

Le convenzioni sono rivolte ai dipendenti degli Enti, Aziende, Associazioni, Gruppi e Studi Professionali che le sottoscrivono e ai loro familiari.

Il concetto di famiglia è da intendersi in forma estensiva e comprende compagni/e, conviventi, vedovi/e e altre forme di legame affettivo anche se non ancora ufficialmente certificato.

Le convenzione prevedono:

  • Primo colloquio gratuito
  • Riduzione del 20% sulle tariffe applicate

Al momento sono state attivate le seguenti convenzioni:

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blu psicologo milanoPsicologo Milano – Psicoterapeuta – Via San Vito,6 (angolo Via Torino) – MILANO – Cell. 3477966388blu psicologo milano

Tag: Psicologia, Psicoterapia, Polizia dello Stato, Altra metà della divisa, ENEL, Corpo Forestale, D.A.P., Assomedico, Convenzioni

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LA PSICOTERAPIA E’ UN COSTO DETRAIBILE

LA PSICOTERAPIA E’ UN COSTO DETRAIBILE

Si consiglia di chiedere maggiori informazioni al proprio commercialista o al CAF in sede di dichiarazione dei redditi per valutare eventuali cambiamenti o sviluppi recenti alla normativa.
In particolare i soggetti che usufruiscono del “regime forfettario” devono tenere conto del fatto che anche le spese mediche sono inserite nella percentuale del coeficente di redditività.  

La psicoterapia è una spesa sanitaria e così come tutte le altre spese di tipo medico, pertanto, è detraibile dalle imposte.

Di conseguenza le fatture relative alle prestazioni psicologiche esenti IVA sono fatture sanitarie a tutti gli effetti,  e inoltre detraibili al momento della dichiarazione dei redditi esattamente come le spese mediche ed odontoiatriche e con la stessa possibilità di recuperare parte di quanto si spende. Questo è valido per tutti gli interventi psicoterapici, le consulenze, i colloqui di sostegno, le diagnosi e ogni altra forma di intervento mirato al cambiamento dei singoli e dei gruppi. Quindi anche tutti gli interventi svolti presso studi privati sono esenti IVA e detraibili.

Con la circolare Circolare 13 maggio 2011 n. 20/E, l’Agenzia delle Entrate chiarisce che:

Il Ministero della Salute ritiene equiparabili le prestazioni professionali dello psicologo e dello psicoterapeuta alle prestazioni sanitarie rese da un medico, potendo i cittadini avvalersi di tali prestazioni anche senza prescrizione medica. È pertanto possibile ammettere alla detrazione di cui all’art. 15, comma ,1 lett. c), del TUIR le prestazioni sanitarie rese da psicologi e psicoterapeuti per finalità terapeutiche senza prescrizione medica.”

COME SI CALCOLA L’IMPORTO DELLA DETRAZIONE?

Per le spese sanitarie la detrazione del 19% spetta sulla parte che supera € 129,11 (per esempio, se la spesa ammonta ad € 413,17, l’importo su cui spetta la detrazione è di € 284,06).

E’ bene ricordare che su ogni fattura esente IVA che supera l’importo di € 77,47 ricevuta dallo psicologo è necessario verificare che sia apposta una marca da bollo da € 2.00.

È detraibile l’imposta di bollo presente sulle fatture e ricevute mediche?

Sulle fatture o sulle ricevute mediche di importo superiore ad € 77,47 si applica l’imposta di bollo di € 2,00.  Qualora l’imposta di bollo sia stata effettivamente pagata dal cliente/paziente contestualmente al pagamento della prestazione, è possibile detrarre la spesa in dichiarazione quale onere accessorio (Risoluzione Agenzia delle Entrate n. 444 del 18 novembre 2008).

 

QUALI PRESTAZIONI DETRARRE?

Le prestazioni psicologiche detraibili che possono riguardare l’attività svolta in studio con clienti e pazienti fanno parte di queste categorie:

Consulenza e sostegno psicologico

  • Seduta di consulenza psicologica individuale, alla coppia,alla famiglia, al gruppo
  • Seduta di sostegno psicologico individuale, alla coppia, alla famiglia, al gruppo
  • Colloquio con uno psicologo clinico di tipo, individuale, di coppia, familiare
  • Osservazione clinica e comportamentale diretta o indiretta (include visita psicologica)
  • Indagine psicologica per la valutazione dell’inserimento ambientale o per la verifica del trattamento
  • Certificazione e relazione breve di trattamento e analisi, definizione e stesura di relazione psicologico – clinica

Diagnosi psicologica

  • Colloquio anamnestico e psicodiagnostico individuale/ di coppia/ familiare
  • Esame psicodiagnostico
  • Certificazione e relazione breve psicodiagnostica
  • Valutazione neuropsicologica (include profilo psicofisiologico)
  • Colloquio di sintesi psicodiagnostica e restituzione
  • Somministrazione, scoring e interpretazione di test psicologici e neuropsicologici

Abilitazione e riabilitazione psicologica

  • Stesura della Diagnosi Funzionale all’inserimento scolastico di alunno disabile e del Profilo di Elaborazione del Piano Educativo Personalizzato, compresa la sua revisione periodica
  • Definizione, stesura e verifica di programmi riabilitativi e rieducativi e di training per disturbi dell’apprendimento
  • Rieducazione funzionale di specifici processi o abilità cognitive e psicomotorie
  • Tecniche espressive individuali o di gruppo con finalità terapeutico – riabilitative

Psicoterapia

  • Psicoterapia individuale, di coppia, familiare, di gruppo

Psicologia Giuridica

  • Indagine e refertazione psicodiagnostica a fini pensionistici
  • Indagine e refertazione psicodiagnostica d’idoneità alla guida
  • Indagine e refertazione psicodiagnostica d’idoneità al possesso del porto d’armi

Si consiglia di chiedere maggiori informazioni al proprio commercialista o al CAF in sede di dichiarazione dei redditi per valutare eventuali cambiamenti o sviluppi recenti alla normativa.
In particolare i soggetti che usufruiscono del “regime forfettario” devono tenere conto del fatto che anche le spese mediche sono inserite nella percentuale del coeficente di redditività.  

BLU

 Dott. Donato Saulle

Psicologo Milano Donato SaulleBLU

Fonti:

Legge 27 dicembre 2006, n. 296, art. 1, commi 28-29

Agenzia delle Entrate, Circolare 13 maggio 2011 n. 20/E

Corte Costituzionale Ordinanza n. 74 del 1-3-1995

Legge 18-2-1989, n. 56

http://www.antoniomallardi.it/psicoterapia-spese-deducibili-irpef/

Newsletter dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia n.2/2005

www.medicitalia.it/minforma/psicologia/1387-detraibilita-fiscale-spese-psicologiche-psicoterapeutiche.html

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Psicologo Milano – Psicoterapeuta – Via San Vito,6 (angolo Via Torino) – MILANO – Cell. 3477966388

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