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UNA DONNA FORTE

UNA DONNA FORTE

“Tante volte mi son chiesta se avrei sofferto di meno se solo fossi stata più superficiale.
E‘ strano ma più la vita mi ha bastonato e più la mia sensibilità si è fatta esigente.
E‘ proprio il mio destino che ha perfezionato questo mio strano talento.
Eppure tutto ciò si è trasformato in un paradosso insopportabile.
Da un lato tendo a non ripararmi più, a non difendermi;
inglobo tutto il male, anche quello degli altri, senza apparente paura.
Anzi, mi sembra di non poter starne lontano.
E l’accoglimento del male continua ad acuire la mia disponibilità a sentire e a capire.
D’altro lato, è proprio questa capacità che mi ha fatto crescere fino a rendermi temibile per gli altri, fino a costringermi a vivere incompresa.
Credo che mi evitino proprio in quanto percepiscono che pretendo di più.
Io invece vorrei solo trovare una complicità meno superficiale:
ma più la cerco e più sono scartata.
Sapesse quante volte la gente che mi conosce o che ha conosciuto la mia storia mi dice:
ma tu sei più forte degli altri, tu sei più coraggiosa.
Invece  no, non è vero, non voglio che sia così.
Io sono esattamente come le altre donne, le altre mogli, le altre mamme.
Ho diritto alla mia fragilità.
Perchè devo essere condannata a questo ruolo di donna forte,
senza poter mai scendere da un piedistallo innaturale e ingiusto?”

Paolo Crepet
Solitudini – Memorie di assenze
Immagine di Tamara de Lempicka

ARGOMENTI ARGOMENTI DI PSICOLOGIA E PSICOTERAPIA

Dott. Donato Saulle

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Psicologo Milano – Psicoterapeuta – Via San Vito, 6 (angolo Via Torino) – MILANO  – Cell. 3477966388blu psicologo milano

Il presente post ha il solo scopo di divulgare il libro da cui è stato tratto senza scopo di lucro.blu psicologo milano

∂-m-ψ-0 – L’EQUAZIONE DI DIRAC

(∂ + m) ψ = 0 – L’EQUAZIONE DI DIRAC

“Se due sistemi interagiscono tra loro per un certo periodo di tempo e poi vengono separati, non possono più essere descritti come due sistemi distinti, ma in qualche modo, diventano un unico sistema. In altri termini, quello che accade a uno di loro continua ad influenzare l’altro, anche se distanti chilometri o anni luce».

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IL PRESENTE POST DEVE ESSERE CONSIDERATO SOLO COME OPERA DELLA CREATIVITA’ LETTERARIA DELL’AUTOREblu psicologo milano

CIO’ CHE NON SIAMO

NON CHIEDERCI LA PAROLA

Eugenio Montale, Ossi di seppia (Torino, Piero Gobetti Editore 1925).
Recitata  nel video da Vittorio Gassman

Non chiederci la parola

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
Perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah l’uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l’ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

Eugenio Montale, Ossi di seppia (Torino, Piero Gobetti Editore 1925).
Recitata  nel video da Vittorio Gassman

COMMENTO ALLA POESIA

Nella prima strofa il poeta si rivolge al lettore abituato ad ascoltare formule sicure e valori assoluti e lo invita a non domandargli parole che diano certezze, come aveva potuto fare il poeta tradizionale, e versi che svelino la complessità del suo animo.

Nella seconda strofa constata che ci sono uomini fiduciosi nella vita, che non si soffermano a riflettere, non si curano dei dubbi e delle incertezze esistenziali, di quanto di oscuro c’è dentro di loro (rappresentato dall’ombra proiettata su un muro scalcinato): costoro non sono consapevoli della precarietà del vivere (di cui l’ombra nella sua inconsistenza è metafora) e ostentano una sicurezza che è solo indizio di superficialità.

Nella terza strofa il poeta ribadisce di non possedere formule magiche capaci di infondere fiducia al lettore, svelandogli i misteri della vita e dell’universo.
Può solo esprimere il sussurro di una forma poetica scarna ed essenziale (qualche storta sillaba e secca come un ramo): oggi possiamo sapere solo «ciò che non siamo, ciò che non vogliamo».
La conclusione esprime la crisi degli ideali e delle certezze.

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Eugenio Montale (Genova, 12 ottobre 1896 – Milano, 12 settembre 1981) è stato un poeta, traduttore, scrittore, filosofo, giornalista, critico letterario, critico musicale e politico italiano.

Nel 1975 ricevette il Premio Nobel per la letteratura «per la sua poetica distinta che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva di illusioni».

IL GIOCO

IL GIOCO

“Stanno giocando un gioco.
Stanno giocando
a non giocare un gioco.
Se mostro loro che li vedo giocare
infrangerò le regole e mi puniranno.
Devo giocare al loro gioco,
di non vedere che vedo il gioco”
R. D. Laing

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Nodi. Paradigmi di rapporti intrapsichici e interpersonali

Maestro riconosciuto dell’antipsichiatria, Laing ha sorpreso tutti con il volume di poesie Nodi. Paradigmi di rapporti intrapsichici e interpersonali che, apparso nel 1970, rappresenta in realtà, e con coerenza, una delle facce della sua ricerca.

Il libro illustra infatti le concezioni di Laing sui modi di relazione fra gli individui , cioè “sull’esperienza e il comportamento interpersonali”.
Ognuno di noi si fa del comportamento altrui un’idea soggettiva, che rappresenta la sua “esperienza” dell’altro.
L’intersecarsi di queste “esperienze”, il loro urtarsi e modificarsi senza sosta creano una serie praticamente infinita di “nodi”, di legami d’amore, di dipendenza, d’inquietudine.

Ronald Laing

Ronald David Laing (Glasgow, 7 ottobre 1927 – Saint-Tropez, 23 agosto 1989) è stato uno psichiatra scozzese che scrisse estesamente sulla malattia mentale, in particolare sulla psicosi.
Le opinioni di Laing sulle cause e il trattamento di importanti disfunzioni mentali furono influenzate dalla filosofia esistenzialista.
In controtendenza all’ortodossia psichiatrica del tempo, Laing considerava l’emozionalità espressa dal paziente una descrizione valida di esperienza vissuta più che semplicisticamente una sintomatologia di un qualche disordine separato o soggiacente.
Veniva associato al movimento anti-psichiatrico, sebbene ne rifiutasse l’etichetta.

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L’ANELLO MANCANTE

L’ANELLO MANCANTE

Spiegami cosa ho tralasciato
è quell’anello mancante
la fonte
di ogni incertezza.
C. Consoli

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I CATTIVI MAESTRI

I CATTIVI MAESTRI

Se ti hanno insegnato
che gli elfi
provocano la pioggia,
ogni volta che pioverà
tu vedrai la prova
dell’esistenza degli elfi.

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IL VOLTO CHE AMO

IL VOLTO CHE AMO

Ma io amavo il suo viso.
Aveva il volto che io amo.
Chi vive abbastanza a lungo e ha un cuore attento può amare per più di una volta.
Ma un solo volto è quello che si ama.
E’ sempre lo stesso.
Lo si riconosce tra mille.
Klaus Mann

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Klaus Mann (Monaco di Baviera, 18 novembre 1906 – Cannes, 21 maggio 1949) è stato uno scrittore tedesco naturalizzato statunitense.
Era il figlio secondogenito di Thomas Mann (1875-1955) e quindi fratello di Erika Mann.
Iniziò a scrivere racconti nel 1924 e nell’anno successivo divenne critico teatrale per un quotidiano di Berlino
Conosciuto anche come autore di romanzi, novelle, drammi e saggi.

LA STRANA ABITUDINE

Aveva la strana abitudine
di non raccontare nulla.
Aveva la tempesta dentro
e nessuno lo notava.
Cesare Pavese

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Cesare Pavese (Santo Stefano Belbo, 9 settembre 1908 – Torino, 27 agosto 1950) è stato uno scrittore, poeta, traduttore e critico letterario italiano.

È considerato uno dei maggiori intellettuali italiani del XX secolo.

PRENDIMI L’ANIMA

PRENDIMI L’ANIMA

è un film del 2002 diretto da Roberto Faenza.

Pellicola biografica ispirata alla figura della psicoanalista russa Sabina Spielrein e al suo rapporto sia terapeutico che amoroso con Jung. Gli interpreti principali sono Emilia Fox e Iain Glen.

Trama
Marie e Fraser, due giovani studiosi, l’una francese e l’altro scozzese, fanno reciproca conoscenza mentre si trovano entrambi a Mosca per svolgere ricerche sulla vita della psicoanalista russa Sabina Spielrein. I due ricostruiscono insieme la vita di Sabina, a partire dal suo ricovero a Zurigo nel 1904 per una grave forma di isteria.

Qui la paziente conosce il giovane medico Carl Gustav Jung, che, mettendo in pratica i nuovi metodi di psicoanalisi sviluppati da Freud, riuscirà a guarirla.

Sabina comincia ad interessarsi di psicoanalisi lei stessa, e nasce così un’intensa relazione amorosa tra lei e Jung. Ma, constatato che il suo amato Carl, sposato e con due figli, pur innamorato è preda di dubbi morali, Sabina fa scoppiare uno scandalo. I due, infine, si separano.

Tematiche
Nel film è presente il quadro di Klimt Giuditta II (1909), che la Spielrein usa come esempio della propria idea di connubio fra Eros e Thanatos.

Distribuzione
Presentato in anteprima il 27 settembre 2002 al Siena Film Festival, è uscito nelle sale a cominciare dal 17 gennaio 2003.

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Il presente post ha il solo scopo di divulgare il libro e il film da cui è stato tratto senza scopo di lucro.

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LA PSICOTERAPIA

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“Ricostruendo, attraverso la psicoterapia, la sua storia al di fuori delle lusinghe narcisistiche dell’autobiografia, il soggetto riordina le contingenze passate attribuendo loro il senso di necessità future.
Connettendo passato e futuro la storia si fa progetto senza scadere nel delirio onnipotente.
Il tempo del soggetto è dunque il futuro anteriore, quel “sarà stato” che scandisce la terapia.
Solo attraverso l’esaustione di tutte le impossibilità il soggetto accede a quei pochi gradi di libertà con i quali può esercitare il suo residuo potere”.
Silvia Vegetti Finzi

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